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Dizionario di dottrina
sociale della Chiesa

LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Fascicolo 2023, 3 – Luglio-Settembre 2023

Prima pubblicazione online: Settembre 2023

ISSN 2784-8884

DOI 10.26350/dizdott_000129

Formazione dei giovani e obiettivi di sviluppo sostenibile Education of the youth and sustainable development goals

di Simona Sandrini

Abstract:

ENGLISH

Partecipare, condividere e collaborare sono prospettive di coinvolgimento pedagogico delle nuove generazioni importanti per il futuro dell’educazione, tra sostenibilità e fraternità. Formare i giovani a pensare ai probabili cambiamenti dell’assetto ambientale e politico-economico-sociale in riferimento all’esperienza personale, significa educare a porre in stretta correlazione le variazioni auspicate o preventivate nel mondo esterno e quelle che essi possono realizzare nella propria sfera di vita.

Parole chiave: Agenda Onu 2030, Educazione, Giovani, Sostenibilità, Fraternità
ERC: SH3_11

ITALIANO

Participating, sharing and collaborating are inherent parts for the future of Education and must characterize the pedagogical engagement of the new generations, between sustainability and fraternity. With reference to personal experience, education shall enable them to think about probable changes in the political-economic-social environment in relation with those that they may realize in their own sphere of life.

Keywords: Agenda Onu 2030, Education, Youth, Sustainability, Fraternity
ERC: SH3_11

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1. L’Agenda ONU 2023, una roadmap formativa condivisa

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è una roadmap formativa per un cambiamento condiviso su larga scala, un programma d’azione ambizioso per porre fine ad ogni forma di povertà e fame; per combattere le diseguaglianze e costruire società pacifiche, giuste ed inclusive; per proteggere i diritti umani e promuovere l’uguaglianza di genere; per assicurare la salvaguardia del pianeta e le risorse naturali; per una crescita economica sostenibile, inclusiva e duratura; per una prosperità condivisa e un lavoro dignitoso per tutti.

L’Agenda è una sfida in chiave conciliativa tra plurimi obiettivi di sviluppo, tra prosperità economica, sociale e ambientale, tra nazioni e geografie, tra esigenze globali e locali di diversi stakeholder tra cui l’umanità e la natura, le generazioni, le imprese e le istituzioni, il pubblico e il privato, la società civile.

Grande è l’impegno di educatori, formatori, pedagogisti e insegnanti, nei diversi ambienti educativi dalla scuola alle imprese, dall’infanzia all’università, per alfabetizzare le giovani generazioni sui molteplici temi dell’Agenda, prepararle a comprendere anche dal punto di vista scientifico questioni complesse e controverse di sostenibilità come i cambiamenti climatici (vedi voce Cambiamento climatico e sviluppo umano), coinvolgendole con un approccio orientato alla soluzione dei problemi e a partecipare all’ideazione di culture e società più verdi e inclusive.

Si riconosce oggi come serva stimolare un apprendimento motivazionale profondo (Hermes & Rimanoczya 2018) sul tema degli obiettivi di sviluppo sostenibile, ancorato ad aspetti etici, emotivi, spirituali e valoriali ancorché tecnici, promuovibili attraverso metodologie educative attive in cui sperimentare la stretta correlazione che esiste tra il concetto di sostenibilità, i paradigmi di riferimento e i propri comportamenti, generando trasformazioni disruptive nella visione dello sviluppo. «Le sfide sono complesse e hanno molteplici cause; la risposta pertanto non può che essere a sua volta complessa e articolata, rispettosa delle diverse ricchezze culturali dei popoli. Se siamo veramente preoccupati di sviluppare un’ecologia capace di rimediare al danno che abbiamo fatto, nessuna branca delle scienze e nessuna forma di saggezza dovrebbero essere tralasciate, e ciò include le religioni e i linguaggi ad esse peculiari. Le religioni possono aiutarci a camminare sulla via di un reale sviluppo integrale, che è il nuovo nome della pace» (Ai partecipanti alla conferenza sul tema “religioni e gli obiettivi di sviluppo sostenibile”, 2019).

2. La centralità della questione umana, per uno sviluppo umano solidale

Un accostamento di ricerca agli obiettivi di sviluppo sostenibile che sia emancipativo è auspicato, poiché l’essere civiltà non è in via esclusiva la realizzazione di traguardi socio-economici e funzionali. Se non si può ambire allo sviluppo sostenibile senza tener conto della complessità ecosistemica della realtà, ciò si rende impossibile considerando un “uomo semplificato” nella sua valenza ontologica. L’umano non può essere relativizzato a coordinate come l’utilità: la sua dignità immateriale è la capacità dell’oltre e del meglio da cui dipende una comunità di destino.

«Se il perseguimento dello sviluppo richiede un numero sempre più grande di tecnici, esige ancor di più uomini di pensiero capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca d’un umanesimo nuovo, che permetta all’uomo moderno di ritrovare se stesso, assumendo i valori superiori d’amore, di amicizia, di preghiera e di contemplazione. In tal modo potrà compiersi in pienezza il vero sviluppo, che è il passaggio, per ciascuno e per tutti, da condizioni meno umane a condizioni più umane» (Populorum progressio, 1967, 20). Il divenire “persona” è l’orizzonte di senso pedagogico dell’Agenda. I diciassette obiettivi ONU sono sì goal, ma anche traiettorie di crescita spirituale verso un fine più elevato: l’adesione al bene comune, nel rispetto dell’altro come se stesso in istituzioni giuste. La speranza progettuale è la fiducia nella proiezione concreta dell’umano, così inteso, sulla realtà.

La multiforme domanda di sostenibilità che sta emergendo nel dibattito pubblico necessita allora di essere ricondotta nella riflessione critica all’aurorale nucleo identitario del problema, che è la questione umana. È la persona nella sua integrità, come singolo e come collettività, il primo e l’ultimo testo unitario dell’educazione e della formazione: «bisogna insegnare il civile come il primato delle persone sulle cose, persuadendo della rilevanza assoluta dell’umano, esposto, nella sua fragilità, al disprezzo e alla sopraffazione, alla crudeltà e all’annientamento» (Malavasi 2020, p. 76).

In questo quadro interpretativo, ruolo della pedagogia è declinare gli obiettivi di sviluppo sostenibile in chiave di sviluppo umano solidale (vedi voce Sviluppo umano). Occorre spronare le nuove generazioni a pensare ai probabili cambiamenti dell’assetto ambientale e politico-economico-sociale anche e soprattutto in riferimento all’esperienza personale: ossia, educare a porre in stretta correlazione le variazioni auspicate o preventivate nel mondo esterno e quelle che essi possono realizzare nella propria sfera di vita (cfr. Pati, Pedagogia della comunicazione educativa, La Scuola, 1984, 132). La vita è un compito solidale e gioioso, da ravvivare nel dono di un amore pieno di verità, trasformando i «cuori di pietra» in «cuori di carne», «così da rendere “divina” e perciò più degna dell’uomo la vita sulla terra» (Caritas in veritate, 2009, 79).

3. Con le nuove generazioni, stili di vita orientati al bene comune

Muovere verso una società equa, solidale e duratura significa fare affidamento su nuove generazioni giuste, generose e rispettose, che adottino per ciascun obiettivo di sviluppo sostenibile stili di pensiero e azione, di vita e professione, di comunicazione, produzione e consumo orientati al benessere come fraternità e al bene comune come garanzia di dignità personale. Dal punto di vista pedagogico occorre non solo formare giovani aggiornati o “iper-skillati” per competenze specialistiche in grado di realizzare traguardi di progresso funzionale sulla scia dell’Agenda, ma anche dar vita a percorsi di formazione permanenti capaci di generare nelle persone il desiderio di avverare famiglie solidali, reti territoriali, comunità scolastiche, economie di comunione, imprese sociali, progetti di rispetto, fraternità e pace (vedi voce Cittadinanza).

Le giovani generazioni sono portatrici di un potenziale di sviluppo che coincide con il bene di tutti e di ciascuno (Margiotta 2017): chi meglio della gioventù, per le caratteristiche di vivacità, creatività e apertura al nuovo, potrebbe accompagnare con motivazione il processo trasformativo della transizione ecologica? Ai giovani spetta un compito immaginativo, al limite tra volere e dovere, in cui, all’appiattimento sul dato di realtà e sulle fatiche della comunità di vita nel pianeta, si sostituisca un anelito di speranza creativa, un tocco di libertà immaginativa, che lasci intravedere scenari futuri di bellezza proprio a partire dalle fragilità del progresso per come è stato concepito fino ad ora.

«Facendo riferimento al Vangelo, si può dire che la giovinezza sia il tempo del discernimento dei talenti. Ed insieme essa è il tempo in cui si entra nei molteplici itinerari, lungo i quali si sono sviluppate e ancora continuano a svilupparsi tutta l’attività umana, il lavoro e la creatività» (Dilecti amici, 1985, 12). I giovani, afferma Papa Francesco, sono «l’adesso di Dio»: «essere giovani, più che un’età, è uno stato del cuore» (Christus vivit, 2019, 34). Ancora: «abbiamo bisogno, piuttosto, di progetti che li rafforzino, li accompagnino e li proiettino verso l’incontro con gli altri, il servizio generoso, la missione» (Christus vivit, 30).

4. Laudato si’ e Fratelli tutti, giovani tra sostenibilità e fraternità

Itinerari pedagogici che aiutino i giovani ad alzarsi (Messaggio per la XXXV Giornata Mondiale della Gioventù 2020), a crescere nella solidarietà, nella responsabilità e nella cura basata sulla compassione, afferma Papa Francesco, assumono una visione ampia dell’educazione ambientale (vedi voce Educare all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente); quest’ultima «se all’inizio era molto centrata sull’informazione scientifica e sulla presa di coscienza e prevenzione dei rischi ambientali, ora tende a includere una critica dei “miti” della modernità basati sulla ragione strumentale (individualismo, progresso indefinito, concorrenza, consumismo, mercato senza regole) e anche a recuperare i diversi livelli dell’equilibrio ecologico: quello interiore con sé stessi, quello solidale con gli altri, quello naturale con tutti gli esseri viventi, quello spirituale con Dio» (Laudato si’, 2015, 210).

La fraternità come cultura dell’incontro diviene un orizzonte formativo di riferimento. «Se qualcuno pensa che si trattasse solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà» (Fratelli tutti, 2020, 7) perché «riappare la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare i muri, muri nel cuore, muri nella terra per impedire questo incontro con altre culture, con altra gente. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti. Perché gli manca questa alterità» (Fratelli tutti, 27).

Fraternità è costruire orizzonti di senso in grado di far convergere in unità, costruire un noi che abita la casa comune, integrare creativamente dentro di sé l’apertura agli altri e fare propria la fragilità della realtà umana, assumere atteggiamenti di prossimità ed agire insieme per risolvere le questioni che toccano tutti. «Il problema è che una via di fraternità, locale e universale, la possono percorrere soltanto spiriti liberi e disposti a incontri reali» (Fratelli tutti, 50): non “soci” (nn. 101-102) associati per determinati interessi, ma fratelli e sorelle nella prossimità.

5. La cultura dell’incontro, un progetto di terza missione dell’Università Cattolica

Coordinare esperienze coinvolgenti i giovani, che sostengano una transizione al contempo verde e umana, necessita della predisposizione di ambienti formativi fraterni, in cui si possa sperimentare la cultura dell’incontro e della prossimità anche nello studio dei sustainable development goals (SDGs).

In questa particolare chiave interpretativa, è avvenuta la partecipazione al Villaggio per la Terra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dal 2018 al 2022 sotto la guida dell’Alta Scuola per l’Ambiente (Vischi 2018; vedi voce Formazione per lo sviluppo umano integrale). Si è trattato di un’inedita attività di terza missione volta a valorizzare la sensibilità ecologica e le competenze del mondo giovanile universitario, proveniente da diverse facoltà, corsi e livelli di studio (lauree triennali, lauree magistrali, master e Ph.D): studenti che hanno potuto incontrarsi, conoscere e approfondire insieme i 17 SDGs, problematizzarli in gruppi laboratoriali costruiti a partire da loro interessi specifici, accompagnati da tutor di riferimento quali professori, ricercatori e dottorandi.

Nel progetto, i giovani hanno messo a servizio solidale delle comunità territoriali il proprio tempo e quanto approfondito, partecipando a un evento di una settimana volto a sensibilizzare il mondo civile, bambini, famiglie, imprese, associazioni e cittadini, alla sostenibilità.

La proposta progettuale di partecipazione al Villaggio per la Terra si è configurata come un ecosistema formativo capacitante, nella sua dinamica di osmosi tra l’interno e l’esterno dell’università, per apprendimenti, problem solving, creatività e reciprocità, mescolando i campi di indagine e prospettive disciplinari, connettendo tra loro la rete di studenti sensibili al tema, conoscendo e collaborando con le parti terze della società per stimolare uno sforzo creativo comune attorno all’Agenda. Si è rivelata un’occasione di crescita umana e relazionale, personale e sociale, attraverso la co-costruzione di un ambiente “fraterno” dove i talenti si sono adoperati insieme.

6. I futuri educativi: partecipare, condividere, collaborare

Per re-immaginare insieme i futuri con l’educazione (cfr. International Commission on the Futures of Education, Re-immaginare i nostri futuri insieme: un nuovo contratto sociale per l’educazione; sintesi, 2022), la proposta pedagogica della formazione alla sostenibilità richiede il coinvolgimento dei giovani, ponendo attenzione ad azioni come partecipazione, condivisione e collaborazione (Triani 2018). Le nuove generazioni devono potersi sentire ed essere “parte attiva” nelle sfide ambientali, nei diversi contesti e nei processi decisionali. Anche la “condivisione” appare cruciale, essendo l’ecosistema un bene comune: così sono il clima, l’acqua, l’aria, il suolo, la libertà, la democrazia, la diversità. “Il collaborare”, nella sua forza umanizzante, può in aggiunta disporre all’aiuto reciproco, ben oltre la negoziazione distributiva o integrativa di un accordo o di un’attività in comune.

Il tema della sostenibilità ha rivestito, fin dagli esordi del progetto universitario, il nucleo formativo principale con l’approfondimento dell’Agenda ONU 2030. Nel 2021 post pandemico lo staff di progetto si è chiesto come portare all’attenzione esplicita dei giovani la prospettiva della costruzione di cammini fraterni per realizzare un futuro più sostenibile. Ciò ha significato progettare alcuni momenti laboratoriali tra studenti e tutor con domande stimolo, per aprire al dialogo sulla fraternità. Quest’ultima non è solamente un’emozione, un sentimento o un’idea, per quanto nobile, ma un dato di fatto che implica un cammino educativo (Global compact on education, 2019), richiede tempo per generarsi tra conflitti e riconciliazioni, ambendo a riconoscersi e sentirsi fratelli e sorelle tutti, non militanti e martiri nella guerra climatica e ambientale, termini quest’ultimi facilmente rintracciabili nei discorsi giovanili.

La fraternità fa emergere il desiderio degli studenti di essere protagonisti di percorsi formativi in cui, con parole loro: domandare, per togliere il velo dell’ipocrisia; ricercare la circolarità del bene, quello genuino; imparare l’empatia, per contagio; porre pilastri, che rispettino un orizzonte positivo; nutrire fiducia reciproca, per generare nuove narrative; lasciar attecchire alleanze, aggiungendo vita alla vita.

Voce correlata: Giovani (Dizionario 2004, voci di particolare rilevanza)


Bibliografia
• Hermes J., Rimanoczya I. (2018), Deep learning for a sustainability mindset, «The International Journal of Management Education», 16, 460-467.
• Malavasi P. (2020), Human Resources Education, in Id., Insegnare l’umano, Vita e Pensiero, XI-XIII.
• Margiotta U. (2017), Per valorizzare il talento, in G. Alessandrini (ed.), Atlante di pedagogia del lavoro, Franco Angeli, 129-152.
• Triani P. (2018), La collaborazione educativa, Morcelliana.
• Vischi A. (2018), Agenda 2030, giovani e Alta Formazione. Tra responsabilità pedagogica e ricerca educativa, «Formazione & Insegnamento», XVI, 1, 161-174.


Autore
Simona Sandrini, Università Cattolica del Sacro Cuore (simona.sandrini@unicatt.it)