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Fascicolo 2023, 4 – Ottobre-Dicembre 2023
Prima pubblicazione online: Dicembre 2023
ISSN 2784-8884
DOI 10.26350/dizdott_000136
Abstract:
ENGLISH
Il testo presenta un modello, il FamILens, che fornisce un quadro di riferimento solido e gli strumenti adatti a supportare policymaker e operatori nella promozione del benessere delle famiglie e delle funzioni insostituibili che esse svolgono. Il FamILens risulta in sintonia con la dottrina sociale della Chiesa, che auspica una società a misura di famiglia. Il modello mostra, basandosi su evidenze scientifiche, che perseguire il bene della famiglia è la condizione per perseguire il bene comune.
Parole chiave: Famiglia, Politiche sociali, Servizi alla persona, Benessere familiare, Impatto familiare
ERC: SH3_7
ITALIANO
The text introduces a model, the FamILens, which offers a robust framework and appropriate tools to support policymakers and practitioners in promoting the well-being of families and their irreplaceable functions. The FamILens aligns with the social doctrine of the Church, advocating for a society that is attuned to the needs of families. The model, grounded in scientific evidence, demonstrates that pursuing the well-being of families is a prerequisite for pursuing the common good.
Keywords: Family, Social Policies, Personal Services, Family Well-being, Family Impact
ERC: SH3_7
La famiglia rappresenta un elemento cardine sia nella configurazione sociale che in quella religiosa, non solo cristiana. Nel contesto socio-culturale, le famiglie sono il primo luogo in cui gli individui imparano norme, valori e comportamenti, svolgendo un ruolo cruciale nell’educazione e nello sviluppo di una persona. Allo stesso modo, la Chiesa Cattolica vede la famiglia come una “chiesa domestica,” in cui gli individui possono crescere spiritualmente e moralmente.
Per quanto riguarda il contesto socio-culturale, possiamo annoverare tra i documenti in cui tale centralità della famiglia viene chiaramente richiamata la Costituzione italiana, che con l’art.29 riconosce i diritti propri della famiglia quale società naturale, fondata sul matrimonio. Nello stesso anno in cui veniva promulgata la Costituzione, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sottolinea il concetto della famiglia come nucleo naturale e fondamentale della società e stabilisce il diritto della famiglia a essere preservata tanto dalla società quanto dallo Stato. L’idea è stata ripresa dalla Carta Sociale Europea (Parte I, n. 16), adottata nel 1961, rivista nel 1996 e ratificata in Italia nel 1999, che stabilisce il diritto della famiglia, intesa come cellula basilare della società, a una tutela adeguata sia dal punto di vista sociale che giuridico ed economico, volta a garantire lo sviluppo completo della famiglia. Nella stessa direzione si muove la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia del 1989, ratificata in Italia nel 1991, che sostiene la necessità di offrire assistenza e protezione alla famiglia, affinché possa adempiere pienamente alle sue responsabilità all’interno della comunità.
Il bene della famiglia decisivo per il mondo e per la Chiesa
Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, sono numerosissimi i documenti in cui viene richiamata la centralità della famiglia nella vita sociale. Anche si può dire che il ruolo della famiglia occupa un posto centrale nella stessa dottrina sociale della Chiesa, al punto da affermare, all’inizio del secondo capitolo dell’Amoris laetitia (2016), che «il bene della famiglia è decisivo per il futuro del mondo della Chiesa» (31). Per comprendere meglio il significato e l’origine di queste parole, possiamo richiamare il Preambolo della Carta dei diritti della famiglia emanata dalla Santa Sede nel 1983, in cui si evidenzia che la famiglia non è solamente un nucleo giuridico, sociale ed economico, ma costituisce anche una comunità di amore e solidarietà. Essa si rivela un ambiente unico per trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, elementi cruciali per il benessere sia dei membri familiari che dell’intera società. La famiglia rappresenta l’ambiente in cui diverse generazioni si congiungono e si sostengono reciprocamente per il loro sviluppo nella saggezza umana e per il bilanciamento tra i diritti individuali e le altre esigenze della vita sociale. Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa (2004) nel capitolo dedicato alla famiglia afferma che «[la famiglia] possiede una sua specifica e originaria dimensione sociale, in quanto luogo primario di relazioni interpersonali, prima e vitale cellula della società: essa è un’istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale». Prosegue, poi, specificando il contributo unico e insostituibile della famiglia alla società, come «comunità naturale in cui si esperimenta la socialità umana». Queste premesse fanno sì che «una società a misura di famiglia è la migliore garanzia contro ogni deriva di tipo individualista o collettivista» e da qui derivi che vada «affermata la priorità della famiglia rispetto alla società e allo Stato», nel senso che non è la famiglia ad essere «per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia” (Compendio, 211-214).
Un progetto di ricerca sull’analisi dell’impatto familiare di politiche e pratiche
Il contributo qui proposto ha la finalità di presentare un modello, il FamILens (Lente dell’Impatto Familiare), sviluppato da un gruppo di ricerca del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia e ora oggetto di un articolato progetto di ricerca sostenuto dall’Università cattolica e finanziato fra i progetti di particolare attualità e rilevanza scientifica e sociale (Linea D.3.2 – 2022). Tale modello è stato ideato per supportare il policymaking e anche le pratiche d’intervento nel compito di garantire lo sviluppo delle funzioni insostituibili che la famiglia svolge per la società, compito che spesso rimane un puro proclama, non sostenuto da reale volontà o adeguate capacità. È evidente che, nella misura in cui si pone tale obiettivo, diventa in modo indiretto, uno strumento idoneo a dare concretezza a quanto auspicato dalla dottrina sociale della Chiesa, ovvero rendere la società a misura di famiglia e affermare la priorità della famiglia sullo Stato (Compendio, 213). Nelle pagine che seguiranno si documenterà come – a partire da una solida base scientifica suffragata da un’ampia letteratura internazionale – ciascuno dei principi su cui si basa il FamILens possa essere con facilità ricondotto nell’alveo del pensiero cristiano e della dottrina sociale della Chiesa.
Ciò avvalora la tesi che il pensiero cristiano su come perseguire il bene della famiglia non è in contrasto quanto si può fare a livello sociale per perseguire il bene comune.
Dalla Family Impact Analysis al “FamILens”
La necessità di mettere in atto una vera e propria rivoluzione culturale nel policymaking e nella pratica d’intervento sociale, che consentisse di uscire dalla retorica e agire fattivamente per promuovere il benessere e le funzioni delle famiglie, ha portato a esplorare il panorama internazionale alla ricerca di modelli e prassi che avessero dato prova di raggiungere risultati concreti. In questo quadro, è apparso particolarmente interessante l’approccio della Family Impact Analysis, utilizzato negli USA, a partire dalla fine degli anni ’80, che, attraverso un continuo lavoro di ricerca, ha pubblicato nel 2012 il Manuale del Family Impact Lens (Bogenschneider et al. 2012), basato su 5 principi che dovrebbero costituire i criteri a cui policymaker e operatori dovrebbe attenersi nella redazione delle leggi e nella erogazione dei servizi. Si tratta di criteri che, proprio per il solido radicamento nella ricerca, ha un carattere fortemente evidence-based.
Il Family Impact Lens ha rilevante credito e diffusione in vari Paesi del mondo. Su di esso si sono basate la maggior parte delle ricerche internazionali in cui è stata condotta un’analisi dell’impatto familiare di programmi e interventi su problematiche relative a questioni anche molto diverse tra loro (Wong 2010). La forza e la tenuta del modello statunitense sta nel fatto che l’idea portante è, sì, che le politiche devono saper analizzare, prevedere e valutare le ricadute sulle famiglie dei provvedimenti che vengono adottati e, quindi, dotarsi di uno strumento per conseguire questo risultato, ma soprattutto che le politiche devono essere basate sui dati di ricerca, e il modello per l’assesment dell’impatto familiare deve essere continuamente aggiornato, a partire dalla situazione delle famiglie e dalle nuove ricerche che danno indicazioni congruenti con i cambiamenti intervenuti. Ciò implica un costante intreccio tra politica, servizi e attività accademica di ricerca.
La nascita e lo sviluppo del FamILens Team
È su questa strada che sta proseguendo l’impegno di un gruppo di ricerca del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, il FamILens Team, costituitosi nel 2018, con l’obiettivo di validare una versione aggiornata e coerente col contesto italiano.
Il modello originale, applicato in alcune ricerche a livello regionale e locale, con significativi risultati, è ora oggetto di studio e di aggiornamento, affinché risponda in modo più specifico alla situazione delle famiglie nel nostro contesto e, nello specifico, al welfare italiano, che ha delle caratteristiche particolari, come il suo atavico “familismo”, che ben poco ha a che fare con la centralità della famiglia, auspicata dalla dottrina sociale della Chiesa. In Italia, infatti, per compensare e occultare le carenze del welfare pubblico, per decenni si è fatto leva sulla naturale tendenza delle famiglie, fortemente orientate alla solidarietà, a prodigarsi con forme gratuite di caregiving e di supporto economico, finendo per sovraccaricarle, erodendone poco per volte le risorse, come mostrano palesemente i ripetuti segnali di difficoltà, di cui il calo delle nascite è forse l’espressione più drammatica, che nell’Amoris laetitia (42) viene definito come segno di una «perdita di speranza nell’avvenire».
Il FamILens e la dottrina sociale della Chiesa
La versione più recente del FamILens si compone di sei principi (Carrà 2023): 1) responsabilità delle famiglie; 2) stabilità delle famiglie; 3) relazioni familiari; 4) diversità delle famiglie; 5) coinvolgimento delle famiglie; 6) promozione delle reti familiari.
1. Responsabilità delle famiglie – Il primo principio mette in rilievo la necessità di dare responsabilità alle famiglie e richiama in modo molto esplicito il principio di sussidiarietà: le politiche e i servizi, infatti, dovrebbero avere l’obiettivo di sostenere e restituire titolarità alle famiglie rispetto alle funzioni che svolgono per la società e per il bene comune – procreazione, cura ed educazione dei figli, cura e assistenza reciproca, in particolare per i membri fragili, sostegno economico. Va assolutamente evitato, tuttavia, di intendere il sostegno come delega alla famiglia, ma piuttosto – in linea col principio di sussidiarietà, dal 2001 presente nella stessa Costituzione italiana, al Titolo V – come attribuzione alle famiglie delle risorse necessarie a portare adeguatamente a termine le funzioni che svolgono a vantaggio del bene comune. Ritroviamo in questa formulazione sia l’accezione più antica del principio di sussidiarietà (Quadragesimo anno, 1931), sia quella che ne ha dato Benedetto XVI nella Caritas in veritate (2009), secondo cui «il principio di sussidiarietà va mantenuto strettamente connesso con il principio di solidarietà e viceversa, perché […] la solidarietà senza la sussidiarietà scade nell’assistenzialismo che umilia il portatore di bisogno»(58), solidarietà precedentemente definita come «sentirsi tutti responsabili di tutti» (38).
2. Stabilità delle famiglie – Il secondo principio richiama al dovere di sostenere le famiglie nelle fasi di crisi che possono destabilizzarle: le politiche e i servizi dovrebbero incoraggiare e rafforzare in ogni modo l’impegno e la stabilità di coppia, coniugale, genitoriale e familiare, soprattutto quando sono implicati i figli. Tale principio ben si coniuga con l’auspicio di papa Francesco nella Amoris laetitia a «rischiarare crisi, angosce e difficoltà», dando indicazioni innovative per un più manifesto e concreto sostegno e accompagnamento delle coppie in difficoltà o già segnate dalla rottura (cfr. 231-252).
3. Relazioni familiari – Il terzo principio sottolinea l’opportunità che le politiche e i servizi riconoscano il valore insostituibile dei legami familiari, cercando di promuovere e sostenere solide relazioni di coppia, coniugali, genitoriali e intergenerazionali, attraverso il rafforzamento delle competenze comunicative, di risoluzione dei conflitti, e di problem solving. Esse, infatti, sono il luogo, come recita anche la Carta dei diritti della famiglia della Santa Sede, sopra richiamata, in cui generi e generazioni si incontrano e operano costantemente per bilanciare diritti individuali e diritti derivanti dalla partecipazione alla vita sociale. La stessa Amoris laetitia sottolinea ampiamente la necessità che la Chiesa accompagni i fidanzati e gli sposi, osservando che «la maturazione dell’amore implica anche imparare a ‘negoziare’» (220).
4. Diversità delle famiglie – Il quarto principio mette l’accento sulla forte eterogeneità delle situazioni familiari, che deve essere ben compresa per agire in modo da ridurre le disuguaglianze sociali e predisporre soluzioni personalizzate, coerenti con l’appartenenza culturale, etnica, religiosa, la situazione economica, la struttura familiare, il contesto geografico, la presenza di bisogni speciali, la fase della vita. Ancora l’Amoris laetitia, nel secondo capitolo “La realtà e le sfide delle famiglie” è molto attenta a segnalare le molteplici forme di fragilità che pongono nuove sfide alle famiglie e alla pastorale che deve prendersene cura. D’altra parte, la costante sottolineatura nel pensiero della Chiesa dell’unicità della persona e della dignità di ogni persona umana è un baluardo inespugnabile contro il livellamento e la standardizzazione, che il quarto principio chiede di superare.
5. Coinvolgimento delle famiglie – Il quinto principio richiama le politiche e le pratiche d’intervento ad un coinvolgimento attivo delle famiglie, trasformandole in protagoniste della progettazione e della realizzazione dei servizi. In questa direzione, si è mosso molto recentemente il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, con il progetto del Family Global Compact (2023), in cui una parte rilevante è dedicata al «protagonismo delle famiglie», che può essere garantito laddove le politiche si attivino e promuovano «il ruolo delle famiglie come contributori attivi al benessere sociale e comunitario» (p. 41).
6. Promozione delle reti familiari – Il sesto principio, che invita alla promozione delle reti di famiglie e dell’associazionismo familiare, riconosce la funzione positiva delle reti di supporto sociale, nel contrasto all’isolamento, nella promozione del senso di appartenenza, nell’aumento della resilienza e della capacità di agency. Nel processo che ha portato alla redazione del Family Global Compact è emersa una diffusa «consapevolezza dell’importanza dell’associazionismo familiare, nella duplice funzione da un lato di sostegno diretto alla vita delle famiglie (in una dimensione micro-sociale), dall’altro di strumento di rappresentanza e tutela degli interessi delle famiglie nelle scelte di politica familiare e di welfare (in una dimensione macro-sociale)» (Cisf 2023).
Conclusione
Nel contributo è stato presentato un modello, il FamILens (Lente dell’Impatto Familiare) che è stato ideato per supportare il policymaking e la pratica d’intervento sociale nel compito di garantire lo sviluppo delle funzioni insostituibili che la famiglia svolge per la società, fornendo un quadro di riferimento solido e gli strumenti adatti a tradurre la volontà politica in reale capacità di promuovere il benessere delle famiglie. Tale modello è in forte sintonia con la dottrina sociale della Chiesa riguardo la relazione tra famiglia e società.
Adottare la lente dell’impatto familiare, infatti, e nello specifico il FamILens, attualmente oggetto di un progetto di ricerca sostenuto dall’Università cattolica, può consentire di dare solide fondamenta scientifiche all’auspicio di rendere la società a misura di famiglia e affermare la priorità della famiglia sullo Stato. La presentazione del modello ha documentato come – a partire da fondate argomentazioni scientifiche – ciascuno dei principi su cui si basa il FamILens possa essere con facilità ricondotto nell’alveo del pensiero cristiano e della dottrina sociale della Chiesa. Ciò può rappresentare un valido sostegno alla tesi che il pensiero cristiano su come perseguire il bene della famiglia non sia affatto in contrasto con quanto si deve fare a livello sociale per perseguire il bene comune. Al contrario, percorrendo la via che la dottrina sociale della Chiesa ha tracciato e continua a tracciare non si può che promuovere il bene comune.
Si vedano anche le voci: Sostegno alla famiglia e intervento dello Stato; Solidarietà e diritto internazionale; Famiglia e solidarietà tra le generazioni.
Bibliografia
• Bogenschneider K., Little, O., Ooms T., Benning S., & Cadigan K. (2012), The family impact handbook, The Family Impact Institute Madison.
• Carrà E. (2023), Family impact lens e community welfare: Una relazione virtuosa rappresentata nel FamILens.COM, «Consultori Familiari Oggi», 3, 2.
• Cisf (2023), Uno sguardo sulla famiglia e sul mondo. Appunti di ricerca in preparazione del Family Global Compact, Quaderni Cisf.
• Wong D. (2010), Family proofing policy: A review of international experience of family impact assessment, The Relational Foundation.
Autore
Elisabetta Carrà, Università Cattolica del Sacro Cuore (Elisabetta.Carra@unicatt.it)