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Dizionario di dottrina
sociale della Chiesa

LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Fascicolo 2024, 4 ‒ Ottobre-Dicembre 2024

Prima pubblicazione online: Dicembre 2024

ISSN 2784-8884

DOI 10.26350/dizdott_000164

Educazione civica e dottrina sociale della Chiesa: un’alleanza feconda a scuola grazie all’insegnamento della religione cattolica Civic Education and the Social Doctrine of the Church: A Fruitful Covenant in school thanks to the Catholic religion teaching

di Andrea Avellino, Rocco Salemme

Abstract:

ENGLISH

Dal 2020 la scuola italiana annovera nella sua proposta formativa l’Educazione civica: una disciplina trasversale che si prefigge di tracciare un percorso per formare cittadini responsabili. Quest’obiettivo intercetta le finalità della Dottrina sociale che mira “alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo” e che gode, nelle istituzioni scolastiche, di un mediatore privilegiato: l’Insegnamento della religione cattolica. Ma quali sono, dal punto di vista normativo e metodologico, le potenzialità sottese dalla collaborazione sinergica dei tre àmbiti disciplinari?

Parole chiave: Educazione civica, Insegnamento della religione cattolica, Dottrina sociale della Chiesa, Scuola, Formazione
ERC:

ITALIANO

Since 2020, Italian schools have included Civic Education in its training proposal: a transversal discipline that aims to trace a path to train responsible citizens. This objective intercepts the aims of the Social Doctrine which aims “at the promotion of every man and of the whole man” and which enjoys, in educational institutions, a privileged mediator: the teaching of the Catholic religion. But what, from a regulatory and methodological point of view, are the potentials underlying the synergistic collaboration of the three disciplinary areas?

Keywords: Civic education, Teaching of the Catholic religion, Social doctrine of the Church, School, Formation
ERC:

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1. L’Educazione civica nel panorama della scuola italiana

Nel 2020, il Ministero dell’istruzione diramava una decreto contenente le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica (D.M. 35/2020), in attuazione della Legge n. 92 del 2019. L’insegnamento di questa disciplina non era sicuramente nuovo.

Già nel 1947 un gruppo di padri costituenti, tra cui giovanissimo Aldo Moro, in un applauditissimo ordine del giorno dell’Assemblea costituente, aveva proposto «che la nuova Carta costituzionale trovi senza indugio adeguato posto nel quadro didattico della scuola di ogni ordine e grado, al fine di rendere consapevole la giovane generazione delle raggiunte conquiste morali e sociali che costituiscono ormai sacro retaggio del popolo italiano» (Caligiuri, 2019). È presumibile che proprio Moro volesse un insegnamento civico ad hoc codificato nella Costituzione stessa, ma questo proposito non trovò attuazione e anzi bisognerà aspettare il 1958 perché Moro (allora ministro) vedesse attuato lo studio dell’Educazione civica (EC) nella scuola, con il DPR del 13 giugno 1958, intitolato Programmi di insegnamento dell’educazione civica negli istituti e scuole di ordine secondario e artistico.

C’è sempre stata, quindi, la consapevolezza della necessità di un “insegnamento civico” nelle scuole come strumento necessario per la formazione delle coscienze in vista di una più ampia partecipazione alla vita democratica del proprio Paese e per il soddisfacimento delle proprie aspirazioni morali e spirituali, nel senso non solo religioso (Corradini e Mari, 2019).

Spesso però questa consapevolezza non si è manifestata in azioni concrete che permettessero lo sviluppo dell’insegnamento dell’EC, che il più delle volte non si è tradotto in pratiche didattiche rimanendo confinato nell’ambito puramente cartaceo della legge istitutiva, come dimostra l’assorbimento dell’insegnamento istituito nel 1958 nel più ampio calderone dell’insegnamento della storia e affidato al docente di lettere.

La Legge 92 del 2019 ha tentato di rinverdire questo insegnamento fondamentale per la scuola svincolandolo da un solo docente o da una disciplina specifica, codificando le aree generali di approfondimento ma lasciando non pochi dubbi sulla sua attuazione. Per quanto riguarda i contenuti, essi sono ricavabili dalle Linee guida ministeriali dove sono individuati tre assi culturali/educativi: lo studio della Costituzione; lo sviluppo sostenibile; la cittadinanza digitale. I principi educativi ispiratori sono esplicitati nell’art. 1 della su citata legge 92/2019, dal titolo “Principi” (Cegolon, 2022).

Nel mese di settembre del 2024, dopo la prima sperimentazione dell’insegnamento EC, sono state pubblicate le nuove Linee guida (D.M. 183/2024) per l’insegnamento dell’EC. In esse vengono ripresi nella loro totalità i contenuti delle precedenti, in applicazione della legge 92/2019, con un rimando molto attento a tutte quelle evoluzioni del contesto sociale ed educativo – ad esempio, l’evoluzione delle tecnologie informatiche e il loro utilizzo sociale, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, l’acuirsi del problema ambientale, il tema del diritto degli immigrati – che assumono spesso caratteri emergenziali e che richiedono maggior considerazione da parte della scuola. Inoltre, nella declinazione dei nuclei tematici, le Linee guida sottolineano la necessità di sviluppare percorsi che si dedichino con particolare attenzione alla tutela dell’ambiente, alla educazione stradale e alla promozione dell’educazione finanziaria.

2. L’educazione religiosa nel panorama della scuola italiana

Alla pari dell’EC, anche l’insegnamento religioso ha avuto in Italia un percorso travagliato che prende le mosse sin dai primi istanti di vita del primo Regno d’Italia. Allo stato attuale l’insegnamento religioso nella scuola italiana è identificato con l’acronimo IRC – cioè Insegnamento della religione cattolica – e si definisce come insegnamento confessionale facoltativo di orientamento cristiano cattolico, presente nei curricula delle scuole italiane di ogni ordine e grado.

Tale disciplina si configura come insegnamento culturale e non catechetico – pertanto non è prevista l’adesione di fede degli studenti – che si esplica attraverso dei contenuti disciplinari codificati nelle Indicazioni nazionali (IN) per l’insegnamento dell’IRC (del 2010 e del 2012) a cui sono legate anche le abilità e le competenze da raggiungere in uscita. La valutazione di questo insegnamento è espressa in giudizi e non in decimi, come per le altre discipline, inoltre non è oggetto d’esame al termine del secondo grado dell’istruzione.

L’IRC è affidato a docenti in possesso di un titolo di studio rilasciato da un’università pontificia o da un istituto superiore di scienze religiose, riconosciuti idonei sia moralmente che pedagogicamente da un Ordinario diocesano e che siano assunti dall’Ufficio scolastico territorialmente componente in accordo con il suddetto vescovo. Costoro sono in linea generale incaricati annuali con contratti al 31 agosto; la trasformazione del rapporto di lavorativo da tempo determinato a tempo indeterminato è normata dall’indizione di specifici concorsi da parte dello Stato, in accordo con la Conferenza episcopale italiana.

L’IRC, in definitiva, si colloca nelle finalità della scuola e ha come fine quello di aiutare gli studenti a progredire nella loro ricerca di un senso. Attraverso l’insegnamento biblico, teologico e storico-religioso infatti, si cerca di fornire loro gli strumenti migliori per affinare la ricerca attraverso un costante dialogo, fecondo e critico, con le altre discipline tanto umanistiche quanto scientifiche. Per la sua peculiare struttura questo insegnamento si presta molto bene a percorsi interdisciplinari, fornendo esso raccordi contenutistici multipli e variegati (Avellino e Salemme, 2022) e, specialmente, presenta notevoli connessioni con l’etica sociale, in virtù non solo del proprio risvolto morale, ma anche dei non secondari richiami alla dottrina sociale della Chiesa (DSC). Viene, così, ad essere strutturato un solido legame con l’insegnamento dell’EC.

3. Insegnamento della religione cattolica ed Educazione civica: quale convergenza?

Alla luce delle considerazioni condotte s’intuisce che tanto l’IRC, quanto l’EC si configurano come discipline che hanno particolarmente a cuore lo sviluppo integrale dell’alunno, inteso secondo la DSC e riguardante quindi tanto gli aspetti immateriali, quanto quelli materiali della vita dell’uomo. Se la prima materia si muove marcatamente in riferimento al riconoscimento del valore della cultura religiosa, la seconda procede verso la formazione di una cultura della cittadinanza attiva e responsabile (si veda anche la voce: Educazione).

Quest’acquisizione, tutt’altro che astratta, trova riscontro nella mediazione didattica di 16.890 docenti (rilevamento della dotazione d’organico per l’anno scolastico 2023/24) che nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado sono chiamati a declinare le rispettive IN mediante contenuti didattici significativi. L’importante e delicata operazione di dover selezionare concetti, argomenti e personaggi tramite i quali dare sostanza a ciascun curriculum scolastico, infatti, è costantemente tesa a promuovere la formazione globale della persona, muovendo dalla valorizzazione della dimensione religiosa del bambino, nella scuola di primaria, per giungere ad un approccio quanto più consapevole al patrimonio storico, culturale e civile del popolo italiano, specialmente nella scuola secondaria. L’IRC, nel far ciò, ha sempre costituito un percorso di formazione sui generis, specialmente in riferimento agli aspetti spirituali ed etici dell’esistenza e in vista di un inserimento responsabile nella vita civile e sociale, nel mondo universitario e del lavoro. In maniera trasversale, come per tutte le discipline scolastiche, anche nell’alveo di questa proposta formativa si viene a innestare l’EC che, con i suoi tre nuclei tematici principali, intende promuovere il pieno sviluppo della persona e la partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Infatti, volendo prendere a riferimento la scuola secondaria di secondo grado, le convergenze tra IRC ed EC, implicitamente presenti nelle IN della prima e nelle Linee guida della seconda disciplina, possono essere messe in evidenza e valorizzate dalla DSC: un rilevante termine medio tra i due ambiti disciplinari. La ricerca dello sviluppo integrale della persona, da un lato, la promozione del suo pieno sviluppo, dall’altro, trovano un’efficace sintesi nella volontà di sostenere la promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo (Populorum progressio, 1967, 14) per la quale il Legislatore individua essenzialmente tre aree d’applicazione: la Costituzione; lo sviluppo sostenibile; la cittadinanza digitale. Esse, grazie alla mediazione didattica dell’IRC in prospettiva della DSC, possono essere dipanate come segue.

4. Costituzione, diritto (nazionale e internazionale), legalità e solidarietà (D.M. 183/2024)

L’IRC, in riferimento a tale obiettivo, può contribuire illustrando la conoscenza della concezione cristiano-cattolica del mondo e, in particolar modo, gli sviluppi delle relazioni tra Chiesa cattolica e Stato italiano nell’intreccio testimoniato non soltanto dalle vicende storiche del Novecento, ma anche nelle configurazioni storiche più remote nelle quali affonda le proprie radici il binomio potere civile - potere religioso. Sempre a questo scopo, l’IRC è un canale privilegiato per cogliere la presenza e l’incidenza del cristianesimo nella storia e nella cultura contemporanee favorendo, in un contesto pienamente multiculturale, la partecipazione ad un dialogo autentico e costruttivo, educando all’esercizio della libertà in una prospettiva autentica di giustizia e di pace. D’altra parte «Caritas in veritate è principio intorno a cui ruota la dottrina sociale della Chiesa, un principio che prende forma operativa in criteri orientativi dell’azione morale. […] Due in particolare sostengono l’impegno per lo sviluppo in una società in via di globalizzazione: la giustizia e il bene comune» (Caritas in veritate, 2009, 6). La costruzione di un’identità libera e responsabile, fine ultimo di ogni azione autenticamente educativa, potrà così giovare del confronto con i contenuti del messaggio evangelico secondo la tradizione della Chiesa in riferimento alla strutturazione della società italiana – e, più in generale, allo sviluppo della civiltà umana, riconoscendo il valore e la dignità della persona – al sostegno della cultura della legalità – mediante la promozione della libertà di coscienza – alla promozione della responsabilità verso sé stessi, gli altri e il mondo. Tale prospettiva, naturalmente, non intende precludere un’autentica comprensione e sviluppo della cultura, della fraternità e dei valori civili che animano la stessa Carta costituzionale e i documenti strategici delle Nazioni Unite (si veda anche la voce: Educare ad una cittadinanza sostenibile). Dopotutto è un monito imprescindibile e sempre nuovo «che la società si incammini verso il perseguimento del bene comune e, a partire da questa finalità, ricostruisca sempre nuovamente il suo ordine politico e sociale, il suo tessuto di relazioni, il suo progetto umano» (Fratelli tutti, 2020, 66).

L’Asse costituzionale, inoltre, viene accresciuto e incrementato dal portato relazionale che l’IRC enfatizza in modo precipuo mettendo in luce il valore delle relazioni interpersonali e dell’affettività: autenticità, onestà, amicizia, fraternità, accoglienza, amore, perdono, aiuto, specialmente nel contesto delle istanze della società contemporanea (si veda anche la voce: Educare all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente).

5. Sviluppo sostenibile, educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio (D.M. 183/2024)

È di facile intuizione quanto possa essere rilevante l’apporto dell’IRC a questo secondo asse dell’EC: basti considerare anche il magistero sociale del solo pontificato di papa Francesco (si veda anche la voce: Formazione dei giovani e obiettivi di sviluppo sostenibile). D’altra parte, sin dalla presentazione dello stile di vita di Gesù Cristo, della sua relazione con Dio e con le persone, dell’opzione preferenziale per i piccoli e i poveri, potrà trasparire il valore della sobrietà sulla quale, la migliore tradizione cristiana, ha costantemente educato alla responsabilità verso sé stessi, verso gli altri e verso il mondo. Nel fare un uso responsabile delle cose, si è infatti chiamati a riconoscere che gli altri esseri viventi hanno un valore proprio di fronte a Dio e con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria, perché il Signore gioisce nelle sue opere (cfr. Sal 104,31). Proprio per la sua dignità unica e per essere dotato di intelligenza, l’essere umano è chiamato a rispettare il creato con le sue leggi interne. «Oggi la Chiesa non dice in maniera semplicistica che le altre creature sono completamente subordinate al bene dell’essere umano, come se non avessero un valore in sé stesse e noi potessimo disporne a piacimento» (Laudato si’, 2015, 69). Mediante una ponderata presentazione dei criteri per accostare correttamente la Bibbia, infatti, l’IRC può agevolmente denotare i termini di rapporto armonico e sinergico tra l’uomo e l’ambiente circostante, costituendo un paradigma proficuo per la salvaguardia delle risorse naturali (cfr. Laudato si’, 13). La riflessione sulle categorie della solitudine, dell’incontro e della condivisione, poi, ha la capacità di stimolare negli alunni un’interpretazione della realtà caratterizzata da scelte morali solidali e condivisa in un clima di rispetto, confronto e arricchimento reciproco.

Grazie anche all’approccio sistematico del piano etico-religioso, infine, sarà proficuo valutare le potenzialità e i rischi legati allo sviluppo economico, sociale e ambientale assieme alle sfide poste dalla globalizzazione e dalla multiculturalità.

6. Cittadinanza digitale (D.M. 183/2024)

Il saper valutare e comprendere l’esistenza dell’uomo nel tempo, probabilmente, costituisce l’apporto più rilevante che l’IRC possa dare a questo terzo e ultimo asse dell’EC. Una valutazione onesta ed eticamente informata circa i progressi del sapere scientifico-tecnologico, infatti, non può prescindere né dall’informazione circa gli sviluppi di quest’ultimo, né dall’approfondimento, multidisciplinare e quanto più sistematico, degli interrogativi di senso più rilevanti.

«Fa venire i brividi rendersi conto che le capacità ampliate dalla tecnologia danno a coloro che detengono la conoscenza e soprattutto il potere economico per sfruttarla un dominio impressionante sull’insieme del genere umano e del mondo intero. Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo. [...] In quali mani sta e in quali può giungere tanto potere?» (Laudate Deum, 2023, 23).

Alla suddetta e virtuosa sinergia, infatti, sono subordinati tanto la valorizzazione delle potenzialità di beni artistici e ambientali, quanto la corretta fruizione e valorizzazione delle scoperte scientifiche e delle innovazioni tecnologiche, in una dimensione storico-culturale e, soprattutto, etica. Inoltre, nella consapevolezza della storicità dei saperi e dell’avvento di sempre più complesse e performanti prestazioni comunicative digitali, è un compito educativo non procrastinabile il sottolineare l’importanza dell’orientamento personale al risultato, assieme alla necessità di assumere responsabilità nel rispetto dell’etica e della rispettiva deontologia anche nell’ambiente virtuale (si veda anche la voce: Aspetti etici e antropologici dell’Intelligenza Artificiale).

In tal modo, oltre a saper riflettere sulle trasformazioni storiche prodotte dalla cultura scientifica e tecnologica, gli alunni possono essere condotti, con l’IRC, a maturare una riflessione consapevole sulla comunicazione e sui servizi digitali, valutandone in particolar modo la prospettiva produttiva, ancorché quella ludico-ricreativa, ancora una volta reclamando la parte attiva che loro spetta nella costruzione di un mondo migliore, più rispettoso dei diritti e della vocazione di ciascuno (cfr. Populorum progressio, 65).

7. IRC ed EC per formare cittadini dell’una e dell’altra città (Gaudium et spes, 43)

Pur nella consapevolezza che la DSC non costituisca l’unico deposito tematico dell’IRC, così come essa non esaurisca «la missione salvifica della Chiesa, che è certamente di ordine soprannaturale» (Compendio di dottrina sociale della Chiesa, 2004, 64), le potenzialità che la sua irreggimentazione didattica dispiegano in riferimento all’EC sembrano assodate almeno in teoria, nonostante persistano alcune criticità nella concreta e completa impartizione di quest’ultima da parte dei rispettivi insegnanti – correlate all’opzionalità dell’IRC e alla conseguente prassi valutativa. Le convergenze appena delineate sono da ricomprendere entro lo statuto epistemologico specifico dell’IRC, che è inserito nella scuola con finalità educative e non catechetico-proselitistiche; dunque, non opera una promozione attiva del cattolicesimo presso le coscienze degli studenti. L’EC, al contrario, intende esplicitamente e legittimamente formare cittadini responsabili mediante i tre suddetti nuclei concettuali (si veda anche la voce: Formazione per lo sviluppo umano integrale). Tra le due discipline, la DSC si struttura quale trait d’union storico, nato proprio allorquando nel Vecchio Continente e particolar modo in Italia, potere spirituale e potere temporale iniziavano a conoscere reciproca autonomia e più o meno aspre divergenze. Tuttavia, proprio quest’innegabile vincolo cronologico, grazie alla mediazione didattica dell’IRC nelle sue rispettive aree biblico-teologica, storico-fenomenologica e antropologico-esistenziale, può costituire un volano valoriale capace di ponderare, vagliare e attuare anche quel che essa:

«può comportare [in riferimento a] importanti cambiamenti negli stili di vita consolidati, al fine di limitare lo spreco delle risorse ambientali ed umane, permettendo così a tutti i popoli ed uomini della terra di averne in misura sufficiente. A ciò si deve aggiungere la valorizzazione dei nuovi beni materiali e spirituali, frutto del lavoro e della cultura dei popoli oggi emarginati, ottenendo così il complessivo arricchimento umano della famiglia delle Nazioni» (Centesimus annus, 1991, 52).


Bibliografia
Avellino A., Salemme R. (2022), Prof… che ne pensa il Papa?, Effatà, Cantalupa.
Caligiuri M. (2019), Aldo Moro e l’educazione civica. L’attualità di un’intuizione, Rubbettino, Soveria Mannelli.
Cegolon A. (2022), L’educazione civica riparte dalla Costituzione, «Civitas educationis», XI, 2, 229-247.
Corradini L. - Mari G. (cur.) (2019), Educazione alla cittadinanza e insegnamento della Costituzione, Vita e Pensiero, Milano.
Pittau G. (2004), Educazione, in Dizionario di dottrina sociale della Chiesa. Scienze sociali e Magistero, Vita e Pensiero, Milano.


Autori
Andrea Avellino, Università degli studi di Roma “La Sapienza” (andrea.avellino@uniroma1.it)
Rocco Salemme (salemmerocco@gmail.com)