×
Desideri ricevere notizie dal Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore?
di Giuseppe Pittau
1. Storia della presenza della Chiesa nel campo dell’educazione – 2. Magistero della Chiesa nel campo dell’educazione – 3. Principi educativi – 4. Specificità della pedagogia cattolica – Conclusione
Educazione è il processo di perfettibilità della persona umana nella sua interezza; è la promozione delle capacità personali fondamentali per vivere una vita armonica, inculturata, libera e responsabile, con Dio, nel mondo, con gli altri e con se stessi, nelle varie tappe della vita, nell’intreccio delle relazioni interpersonali e nella vita sociale. Chiaramente si parla qui di educazione cattolica, che presuppone le verità fondamentali della fede cristiana, la creazione, la redenzione, l’azione dello Spirito, la Chiesa, ecc.
1. Storia della presenza della Chiesa nel campo dell’educazione
Nel corso dei primi quattro secoli dell’era cristiana, la Chiesa non creò scuole proprie. Si considerava normale che i ragazzi acquisissero la cultura profana frequentando le scuole comuni del tempo. Anche gli scrittori più intransigenti nei confronti del paganesimo accettavano la cultura tradizionale e la consideravano come un insegnamento di base necessario per la comprensione della Bibbia. I cristiani vissuti nel mondo classico accettavano una categoria dell’umanesimo ellenico: l’esigenza dello sviluppo di tutte le potenzialità dell’uomo in quanto tale, prima di qualsiasi altra determinazione. La Chiesa accettò di fatto la scuola ufficiale, legata alla religione pagana, provvedendo all’istruzione e formazione cristiana nell’ambito della famiglia e della comunità liturgica.
Quando il Vangelo si diffonde nei popoli barbari, la Chiesa dà vita a scuole in cui l’insegnamento ha però un carattere religioso. Le prime scuole monastiche sorgono nel IV secolo e mirano all’istruzione elementare dei “giovani oblati” accolti nel monastero ancora ragazzi. Nel sec. VI sorgono le “scuole cattedrali” nelle città, e nelle campagne le “scuole presbiterali”, per assicurare la formazione dei futuri preti. Con le invasioni barbariche non scompaiono del tutto le scuole romane. Le scuole ecclesiastiche vengono organizzate “per reazione contro l’insegnamento dato dai maestri tradizionali”, indirizzato ai giovani desiderosi di acquisire un’erudizione profana e di ottenere un posto nell’amministrazione. I chierici, che risentono l’influenza monastica, volevano che la Bibbia fosse nota al più grande numero di persone.
In un secondo momento le scuole ecclesiastiche vengono frequentate anche da alunni chiamati alla vita laica. Il programma è modesto: leggere, scrivere, impara53 re alcuni salmi, canto religioso, nozioni dottrinali, canoniche e liturgiche. Sembra che le arti liberali siano state insegnate in scuole episcopali spagnole promosse da Isidoro di Siviglia. Nel sec. XII alcune scuole cattedrali, nelle città con maggior afflusso di studenti, si trasformano gradualmente in università. Tutte le grandi università europee (Bologna, Parigi, Oxford, Salamanca, Padova, Pavia, Praga, Lovanio, ecc.) nascono nella Chiesa e dalla Chiesa.
La centralità dell’uomo e la riscoperta dei classici greci e latini spiegano la rinnovata attenzione dell’umanesimo ai problemi della scuola. Mentre nel sec. XIV si nota un percettibile decadimento delle scuole ecclesiastiche, le autorità comunali dedicano maggiore cura all’organizzazione dell’istruzione e la nobiltà si mostra più sensibile alla cultura chiamando in famiglia, come precettori dei figli, preti e laici. La frattura verificatasi all’interno del cristianesimo occidentale nel sec. XVI lascia una profonda traccia nel rinnovato impegno della Chiesa nel campo dell’educazione.
Nel 1540, Girolamo Emiliani dà vita alla fondazione De’ servi dei Poveri, che diventa poi la Congregazione dei Chierici Regolari di Somasca. Scopo fondamentale di questa congregazione era la cura degli orfani, assai numerosi allora per l’infuriare delle guerre. Gli aspetti educativi degli orfani comprendono la «dottrina cristiana, leggere, scrivere, abaco, musica e concerto di sonare» e si aggiunge «a ciò che con la comodità di diverse arti e virtù possa ognuno seguire la propria inclinazione e procacciarsi il vitto honoratamente quando saranno fuori dall’hospitale». I Somaschi non solo costruirono scuole per gli orfani, ma svolsero anche notevole attività educativa fra le classi nobili.
I Barnabiti, o Chierici Regolari di S. Paolo, furono fondati da S. Antonio Maria Zaccaria. Benché all’inizio non avessero tra i loro apostolati quello dell’educazione, hanno poi eretto scuole e collegi da cui sono uscite schiere di alunni insigni nei vari campi della ricerca scientifica e delle professioni.
I Gesuiti, fondati da Ignazio di Loyola nel 1540, ebbero un grande influsso nel periodo dell’umanesimo rinascimentale e nel periodo della controriforma. Oggi è normale trovare sacerdoti, religiosi e religiose che insegnano lettere e scienze al pari di filosofia e teologia. Nel secolo XVI non era così. L’ammonimento di S. Bernardo è ben noto: «Monachi non est docere sed lugere» (il monaco non deve insegnare, ma piangere, cioè far penitenza). I Gesuiti fondarono i loro metodi educativi su una duplice tradizione: quella degli scolastici che esaltavano l’analisi intellettuale e l’apprendimento fine a se stesso e quella degli umanisti, che attribuivano all’educazione un ruolo importante per la società intera. L’educazione doveva formare uomini di carattere che potessero lavorare per la riforma dello Stato e della Chiesa. I Gesuiti crearono una sintesi delle due tradizioni. Sia la competenza intellettuale sia la dedizione al servizio costituiscono lo scopo dell’educazione. Nella Ratio studiorum del 1599 troviamo gli elementi delle tradizioni scolastica e umanistica. I Gesuiti devono prepararsi nei metodi di istruzione e nell’arte di educare. Bisogna formare uomini istruiti per lavorare al miglioramento degli altri. Perché l’educa- zione sia completa e fruttuosa, l’educatore deve aiutare lo studente a diventare insieme buono e istruito. Se non è istruito non sarà in grado di aiutare il prossimo come potrebbe; se non è buono, non vorrà farlo o almeno non potrà farlo in modo efficace.
Gli Scolopi furono fondati da Giuseppe Calasanzio nel 1595. I destinatari delle “scuole pie”, in un primo tempo, furono quasi esclusivamente i fanciulli delle classi popolari. Nel 1597 fu fondata, a Trastevere, la prima scuola popolare dell’Europa. Non si escludevano studenti delle classi ricche, ma gli Scolopi non potevano dedicarsi a tali studenti a detrimento dell’opera dei poveri. Gli Scolopi attribuirono anche grande valore all’insegnamento dell’aritmetica (“cosa grata al mondo”), geometria, disegno, architettura, ecc. L’idea era che i giovani dovevano prepararsi a impadronirsi degli strumenti necessari per svolgere un’attività con cui guadagnarsi onestamente la vita. Bisogna anche ricordare che nel caso Galilei parecchi Scolopi difesero il grande scienziato. Fu fondato anche l’Istituto delle Figlie di Maria delle Scuole Pie per venire incontro alle fanciulle delle classi popolari.
I Fratelli delle Scuole Cristiane sono stati fondati da Giovanni Battista de La Salle, che volle una congregazione religiosa dedita esclusivamente all’educazione e composta unicamente di insegnanti laici consacrati. Si dedicarono all’educazione dei fanciulli delle classi media e infima, cioè dei figli di operai, di artigiani e di poveri che non ricevono in famiglia nessuna istruzione e non possono andare a scuola perché non esistono scuole se non a pagamento. Svolsero la loro attività anche in scuole d’arti e mestieri, con il divieto assoluto dello studio del latino. Si deve usare solo la lingua materna. È interessante notare anche che per La Salle è fondamentale la formazione dei maestri-educatori.
I Marianisti, o Religiosi della Compagnia di Maria, fondati nel 1817 da Guillaume de Chaminade, volevano essere una risposta alla scristianizzazione della rivoluzione francese. Il loro obiettivo era difendere la fede e propagare i principi cristiani. La loro finalità consiste nell’educazione della gioventù, nella formazione dei più piccoli e nell’opera missionaria. Non escludono nessun genere di opere: scuole normali e di agricoltura, parrocchie, missioni, collegi, orfanotrofi e ospedali. Il dialogo e il contatto tra insegnanti e alunni è una caratteristica del loro sistema educativo.
I Maristi, detti anche Piccoli Fratelli di Maria o Fratelli Maristi, furono fondati nel 1817 da Marcellin-Joseph-Benoit Champagnat. La pedagogia marista cerca di contrastare il laicismo del secolo XVIII. La finalità è l’educazione della gioventù senza alcuna limitazione nei gradi e nei tipi di insegnamento, dall’asilo alle università o alle scuole tecniche superiori e abbracciano tutte le classi sociali, con speciale considerazione per i Paesi in via di sviluppo o Paesi di missione.
Alcune caratteristiche del loro metodo pedagogico sono: prevenzione e presenza del maestro tra gli allievi, centralità dell’insegnamento religioso e della devozione mariana; canto non soltanto come fattore educativo, ma anche come partecipazione attiva alla vita liturgica parrocchiale; introduzione di nuove materie come la contabilità e l’educazione fisica; l’impegno per il rinnovamento didattico e metodologico.
I Salesiani (Società di San Francesco di Sales) e l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice sono due congregazioni religiose fondate da don Bosco (i salesiani nel 1859-1869, e le Figlie di Maria Ausiliatrice nel 1872) per garantire continuità e stabilità agli oratori e alle varie scuole incominciate dal Santo per l’educazione e la formazione dei fanciulli e dei giovani. Attività religiose e ricreative, classi di alfabetizzazione domenicali e serali, scuole professionali e preparazione al lavoro (arte e mestiere). don Bosco è un educatore “nuovo” della “gioventù povera e abbandonata”, “pericolante” per sé e “pericolosa” per l’ordine morale e sociale. Si confronta con il problema sociale dei giovani operai. È un insegnamento pratico e teorico. L’apostolato di don Bosco e della Società dei Salesiani di don Bosco e delle Figlie di Maria Ausiliatrice è una consacrazione all’educazione giovanile e popolare con il particolare stile assistenziale e pastorale “preventivo”. Per “prevenire” deviazioni si cerca di venire incontro alle molteplici necessità dei giovani: prevenzione assistenziale (vitto, vestiti, alloggio, istruzione), prevenzione educativa, per cui non si reprimono e puniscono mancanze, deviazioni avvenute, ma si impedisce che accadano e, insieme, si promuove tutto ciò che contribuisce alla crescita in umanità dei giovani.
Abbiamo finora parlato quasi solo delle congregazioni religiose maschili, ma anche le congregazioni religiose femminili hanno contribuito moltissimo all’istruzione e all’educazione della gioventù femminile e ora anche maschile. Fin dal medioevo l’educazione extrafamiliare della donna era strettamente legata all’azione educativa esercitata dai monasteri femminili a cui spesso le famiglie, specialmente nobili, affidavano le loro figlie in tenera età, perché potessero ricevere la loro formazione cristiana.
Nell’età del Concilio di Trento, quando si intensificava l’impegno della Chiesa nel campo dell’educazione, si affermò il desiderio di molte donne di una vita religiosa sciolta dalla clausura. Angela Merici fondò la Compagnia di S. Orsola (Orsoline) che si è poi sviluppata in varie forme di vita consacrata: comunità di vergini associate, viventi nel loro ambiente familiare e di lavoro, collegi di vergini legate a Dio con uno o più voti privati, monasteri religiosi tradizionali e gruppi di vita comune. Tutte queste esperienze erano basate sulla dottrina spirituale di Angela Merici, con tre dimensioni essenziali: la totale consacrazione a Dio, la dedizione completa alle opere di carità, tra cui l’insegnamento della dottrina cristiana, l’attuazione di un vincolo di sacra carità nei rapporti interpersonali, ispirati allo stile familiare. Da questa ispirazione di base, nel corso del tempo ha preso avvio un impegno che si è espresso in varie esperienze istituzionali, frequentemente nel campo dell’educazione. Molte associazioni e molti istituti religiosi, legati alla dottrina di Angela Merici, sono sparsi nel mondo dedicandosi spesso all’apostolato educativo.
Nell’Ottocento si vede una riorganizzazione del sistema scolastico con la forte partecipazione dello Stato nella scuola pubblica e popolare. Nel sec. XIX nascono numerose congregazioni religiose maschili e femminili, che hanno come fine primario l’insegnamento e l’educazione soprattutto nella scuola popolare e secondaria. La forte presenza delle congregazioni religiose, maschili e femminili, nel campo dell’educazione cattolica continua fino ad oggi, all’inizio del XXI secolo. La mancanza di vocazioni e le difficoltà economiche hanno forzato alcune congregazioni religiose a chiudere le loro scuole. Ma è anche vero che ancora oggi molte scuole cattoliche dirette da persone consacrate e molte scuole cattoliche parrocchiali e diocesane continuano a formare milioni di ragazzi e ragazze. In Europa, soprattutto nelle nazioni dove lo Stato aiuta ugualmente le scuole statali e non statali, le scuole cattoliche fioriscono e contribuiscono in modo vitale alla formazione dei giovani. Nei Paesi di missione spesso le scuole cattoliche sono uno dei mezzi più adatti per proporre il messaggio cristiano e rendere presente l’azione della Chiesa.
Alcune statistiche possono dare una visione d’insieme della presenza della Chiesa nel campo dell’educazione universitaria, secondaria e primaria. Le università cattoliche sono 945; le università e facoltà ecclesiastiche 170; i seminari 3.350; le scuole materne, elementari e secondarie sono circa 200.000 con un totale di circa 50 milioni di studenti e alunni.
2. Magistero della Chiesa nel campo dell’educazione
Benché la Chiesa sia stata fortemente presente nell’educazione fino all’era contemporanea, pochi sono gli interventi del Magistero. Solo a partire da Benedetto XV con la lettera apostolica Communes litteras del 1919 e poi da Pio XI, con l’enciclica Divini illius magistri (1929), la Chiesa ha affrontato in modo organico e autorevole il problema dell’educazione cristiana. La dichiarazione sull’educazione cristiana Gravissimum educationis del Concilio Vaticano II è il documento della Chiesa fondamentale sui problemi dell’educazione e il Codice di diritto canonico del 1983 stabilisce un’ampia e aggiornata legislazione sui problemi dell’educazione (cfr. CIC, 793-821).
La dichiarazione del Vaticano II esprime in modo conciso e chiaro i principi fondamentali. Il proemio descrive «l’estrema importanza dell’educazione nella vita dell’uomo e la sua incidenza sempre più grande nel progresso sociale contemporaneo » (GE, proemio). Poi spiega la ragione per cui la Chiesa deve occuparsi dell’educazione delle giovani generazioni. La Chiesa ha come missione specifica l’annunciare il mistero della salvezza a tutti gli uomini e di instaurare tutto in Cristo. Nell’adempimento di questa missione, la Chiesa ha «il dovere di occuparsi dell’intera vita dell’uomo, anche di quella terrena, in quanto connessa con la vocazione soprannaturale; essa perciò ha un suo compito specifico in ordine al progresso e allo sviluppo dell’educazione» (ibid.). La Gravissimum educationis esprime la forte convinzione che «tutti gli uomini di qualunque razza, condizione ed età, in forza della loro dignità di persona, hanno il diritto inalienabile ad una educazione, che risponda alla loro vocazione propria e sia conforme al loro temperamento, alla differenza di sesso, alla cultura e alle tradizioni del loro Paese, e insieme aperta a una fraterna convivenza con gli altri popoli, al fine di garantire la vera unità e la vera pace sulla terra» (ibid., 1). I genitori sono i primi responsabili dell’educazione dei figli. Hanno il diritto e il dovere di promuovere lo sviluppo dei figli nei vari aspetti: fisico, intellettuale, sociale, morale e religioso, in modo da favorire «l’educazione completa dei figli in senso personale e sociale» (ibid., 3).
Anche la Chiesa ha il dovere e il diritto all’educazione dei suoi figli. Dando loro un’educazione tale «che tutta la loro vita sia penetrata dello spirito di Cristo» (ibid.). La Chiesa offre anche la sua opera a tutti i popoli per promuovere la perfezione integrale della persona umana. Tra gli strumenti educativi, la scuola ha una importanza particolare. Ha la missione di aiutare a far sviluppare le facoltà intellettuali, la capacità di giudizio; mette a contatto del patrimonio culturale, promuove il senso dei valori, prepara la vita professionale, genera un rapporto di amicizia, dialogo, comprensione e collaborazione tra alunni di indole e condizione diversa. In questa istituzione educativa, che è la scuola, gli educatori hanno una vocazione e una missione speciale, che esige speciali doti di mente e di cuore, una preparazione molto accurata, una capacità pronta e costante di rinnovamento e di adattamento » (ibid., 5).
Il Vaticano II ha avuto anche un decreto sulla formazione sacerdotale, Optatam totius, 1965. Negli ultimi 25 anni del XX secolo, molti altri documenti ecclesiali sono stati promulgati, attraverso i quali viene esplicitata la dottrina della Chiesa sull’educazione cattolica in generale e sulle differenti specie di scuole cattoliche: Sapientia christiana, costituzione apostolica sulle università e facoltà ecclesiastiche, 1979; Ex corde Ecclesiae, costituzione apostolica sulle università cattoliche, 1990; Pastores dabo vobis, esortazione apostolica post-sinodale sulla formazione nei seminari, 1992. Giovanni Paolo II in numerosi discorsi a Roma e nei suoi viaggi apostolici in Italia e attraverso il mondo ha spesso parlato dell’educazione, dando chiari e concreti orientamenti ai professori e agli alunni e definendo qual è lo scopo e quali sono i mezzi dell’educazione in genere e dell’educazione cattolica in particolare.
Ci sono anche molteplici documenti emanati dalla Congregazione per l’educazione cattolica su La scuola cattolica (1977), su Il laico cattolico: testimone della fede nella scuola (1982), su La scuola cattolica alle soglie del terzo millennio (1998). Ma sono soprattutto le Conferenze episcopali nazionali o i vescovi delle singole diocesi che si sforzano di applicare i principi generali alle varie e differenti situazioni dei Paesi concreti. Ogni documento del magistero petrino deve confrontarsi con le realtà culturali, sociali, religiose dei diversi Paesi ed affrontare i problemi che emergono dall’impatto della fede con la cultura e con le leggi, inventando soluzioni che da una parte siano coerenti con le esigenze irrinunciabili della fede, dall’altra siano adatte al contesto socio-culturale nel quale la fede cristiana e i principi di educazione cristiana devono incarnarsi. È chiaro quindi che le istituzioni educative cattoliche, pur basandosi su principi generali validi per tutti, hanno allo stesso tempo caratteristiche peculiari secondo il tessuto storico e culturale.
3. Principi educativi
Lo scopo dell’educazione è aiutare la crescita della persona umana nella sua interezza, negli aspetti intellettuali, sociali, fisici, artistici, morali e religiosi. Al punto di partenza di questo processo di aiuto per la crescita e la realizzazione c’è un incontro: la persona che vuol crescere (o in sua vece, i suoi genitori) si presenta ad un altro, al maestro o all’educatore chiedendogli di accompagnarlo in questo cammino di crescita integrale.
Originalità di ciascun alunno. Quale deve essere l’atteggiamento fondamentale dell’educatore? Innanzitutto la profonda coscienza dell’originalità, dell’irripetibilità di ogni studente. Questo esige il rispetto rigoroso dell’originalità di ogni persona e la totale fiducia nelle possibilità di progresso che ogni essere umano porta in sé. È necessario quindi conoscere lo studente. Ci si chiede: è più importante conoscere bene la matematica o conoscere bene lo studente? È importante conoscere bene entrambe le cose. Il professore deve creare un clima di fiducia in cui lo studente si senta accolto come una persona importante e si senta ben voluto. Nell’educatore ci dovrebbe essere una grande libertà di adattamento ai singoli casi. L’educatore dovrebbe dare prova di immaginazione e creatività. La pedagogia cristiana si fonda dunque sul principio della individualizzazione dell’itinerario da percorrere, che postula nel maestro il conoscere a fondo e amare fortemente l’alunno.
Speranza di crescita. Con il rispetto, l’amore e la conoscenza dello studente l’educatore deve avere anche una viva speranza. Deve credere nella possibilità di miglioramento, di crescita e di progresso nell’alunno. È stato detto che Dio ha creato l’uomo “il meno possibile”, come una sorta di abbozzo della sua immagine, affidando all’uomo la cura di rifinire la sua opera. Dio ha creato l’uomo “incompiuto”, perfettibile, e lo ha chiamato all’esistenza perché possa partecipare assieme ai genitori, ai maestri e professori a questo sforzo creativo nel processo di fare di se stesso e del mondo che lo circonda qualcosa di più perfetto, più compiuto, più libero e responsabile. Gli studenti, che il maestro aiuta a formare e a educare, non sono “prodotti finiti” che noi possiamo mandare nel mercato del mondo. Si tratta di esseri umani in crescita continua, chiamati a essere i protagonisti, gli agenti più importanti del proprio sviluppo. L’uomo è un essere perfettibile; è sempre capace di crescita, può fare sempre di più ed essere sempre di più. L’uomo è chiamato a vivere al comparativo, non accontentandosi della situazione attuale, ma desiderando di progredire sempre.
Uguaglianza e preferenza per i più poveri. Il maestro mostra rispetto per l’individuo e le sue caratteristiche, ma allo stesso tempo mostra interesse per tutti e riconosce il principio fondamentale dell’uguaglianza. È una verità fondamentale del cristianesimo. Tutti sono stati creati figli di Dio e tutti devono essere trattati ugualmente con lo stesso rispetto e la stessa cura personale. Sarebbe disastroso mostrare un trattamento speciale, discriminando gli alunni per motivi razziali, locali, economici, politici, religiosi o per motivi di genere o di bellezza o capacità. L’educatore deve mostrarsi attento e giusto verso tutti. Se c’è una preferenza è solo per i più deboli, per i più poveri, per i più abbandonati, come abbiamo visto nell’esempio dei fondatori di congregazioni religiose maschili e femminili. Anche in scuole eccellenti ci sarà sempre uno “più debole” degli altri, uno “più piccolo” che avrà bisogno di una cura speciale.
Educazione integrale. Si parla della distinzione tra istruzione e educazione. In Italia c’è il ministero di Pubblica istruzione, mentre in altri Paesi si parla di ministero dell’Educazione. Spesso si tratta di mero gioco di parole, perché anche l’istruzione è parte essenziale dell’educazione. Senza istruzione, e conseguentemente senza sforzo per acquisire i dati necessari delle varie discipline, non ci può essere vera educazione, ma è anche vero che senza la crescita degli altri aspetti non ci può essere formazione della persona nella sua interezza. L’uomo non è solo una banca dati, anche se i dati sono necessari. Il compito dell’educazione cattolica è quello di integrare tutti gli aspetti della formazione per mettere gli studenti in condizione di scoprire il mondo dei valori della vita, perché possano essere guidati nel comprendere importanti quesiti, come “chi siamo”, “da dove veniamo”, “perché siamo qui”. Gli alunni devono anche ricevere i giusti consigli per la scelta delle priorità e delle decisioni in occasione dei momenti cruciali della propria vita. Si prediligono, allora, metodi di insegnamento che esaltino sia la ricerca rigorosa sia la conoscenza e la riflessione.
Libertà e discernimento. In questa ricerca di senso, che è anche ricerca di Dio, si deve rispettare la libertà dell’alunno, escludendo ogni parvenza di indottrinamento e di manipolazione. Non si possono imporre ma, rispettando la libertà, si possono e si devono proporre in modo convincente e attraente anche i problemi della vita individuale e sociale. L’alunno deve essere gradualmente educato a giudicare, discernere e scegliere. La fede cristiana ci insegna che solo Dio è assoluto e tutto il resto è relativo. Saper discernere quali sono i veri valori e secondo questi valori saper fare le scelte giuste è parte essenziale dell’educazione cristiana. Solo Dio è assoluto, tutto il resto è relativo: denaro, ricchezze, successo, onore, salute, malattia, ideologia, teorie, mode, partiti, gruppi, nazioni, razze, leader politici, economici e mediatici. L’educazione al discernimento ci mette in guardia contro il pericolo di mutare ciò che è relativo ed effimero in idolo. Niente può essere assolutizzato, perché solo Dio è assoluto. Il discernimento ci impone di prendere atto dei fatti e poi di riflettere, individuandone gli obiettivi che ci stimolano, soppesando i valori e le priorità, valutando in che modo determinate decisioni importanti potranno avere un impatto sociale.
L’educazione cattolica sprona lo studente a conoscere e ad amare la verità. Il suo scopo è quello di formare un atteggiamento critico, cioè che tutto verrà vagliato e valutato criticamente, sia positivamente sia negativamente, abbracciando quindi sani principi e un modo di agire morale e ricusando valori e pratiche speciose. Nel processo educativo deve essere incorporato un rigoroso e attento esame dei problemi e delle preoccupazioni cruciali dell’uomo. Questo richiede un forte impegno per raggiungere un alto livello di preparazione, evitando il facile e superficiale mondo degli slogan o delle ideologie, delle risposte puramente emotive ed egoiste, delle soluzioni semplicistiche e immediate. L’insegnamento, la ricerca, la biblioteca e altri mezzi, tutto ciò che è insito nel processo educativo devono essere ritenuti elementi della massima importanza.
Formazione artistica e attività extracurricolari. L’educazione integrale della persona nella sua interezza ci insegna che l’amore alla ricerca, alla riflessione e alla verità va congiunta con l’amore alla bellezza. Il mondo è stato creato non solo per essere esaminato e sezionato razionalmente, ma anche per essere ammirato e goduto e per essere reso più bello. Dio, creatore, fa l’uomo creatura “creatrice”. Il profeta Isaia descrive Dio come un vasaio: «Noi siamo argilla, tu sei il nostro vasaio, noi siamo tutti opera delle tue mani» (Is 64, 7). Dio ci ha plasmato uno per uno come tanti pezzi unici, ciascuno recante la sua firma autentica. Noi siamo creati a immagine e somiglianza di Dio. Se Dio è un artista, un vasaio, anche noi siamo creati ad essere artisti. Fin dagli inizi i collegi dei gesuiti formavano gli studenti al dramma, al teatro, alla danza, alla poesia e altre materie artistiche. Don Bosco voleva che nei suoi oratori e nelle sue scuole l’aspetto ricreazionale e sportivo avesse un posto importante. Le attività extracurricolari possono essere, sotto la guida di maestri che sono veri educatori, un elemento essenziale dell’educazione integrale, alla responsabilità sociale, alla formazione di vere comunità, in cui ogni individuo per raggiungere il comune ideale deve contribuire la sua parte.
4. Specificità della pedagogia cattolica
Molti degli elementi fin qui esposti possono essere applicati anche a scuole non cattoliche, ma c’è qualcosa che è specifico dell’educazione cattolica. La missione educativa della Chiesa non deve essere separata dal mandato del Signore di predicare il Vangelo a tutte le nazioni. Come tutte le altre istituzioni educative, la scuola cattolica persegue le finalità culturali e promuove lo sviluppo umano degli studenti. Ma la scuola cattolica fa qualcosa di più: «Suo elemento caratteristico è di dar vita ad un ambiente comunitario scolastico permeato dello spirito evangelico di libertà e carità, di aiutare gli adolescenti perché nello sviluppo della propria personalità crescano insieme secondo quella nuova creatura che essi sono diventati mediante il battesimo, e di coordinare infine l’insieme della cultura umana con il messaggio della salvezza, sicché la conoscenza del mondo, della vita, dell’uomo, che gli alunni via via acquistano, sia illuminata dalla fede» (GE, 8). La scuola cattolica ha il dovere di aprirsi alle esigenze scolastiche determinate dall’attuale progresso e deve educare i suoi alunni a promuovere efficacemente il bene della città terrena. Ma allo stesso tempo prepara gli alunni al servizio per la diffusione del regno di Dio. La scuola cattolica deve preparare gli studenti a diventare il fermento di salvezza della comunità umana.
In questa missione della scuola cattolica i professori hanno una responsabilità del tutto speciale. Dipende essenzialmente da essi, se la scuola cattolica riesce a realizzare i suoi scopi e le sue iniziative. Scrupolosamente preparati nel campo accademico, con i necessari titoli, devono essere esperti nell’arte pedagogica; devono anche aggiornarsi continuamente nelle loro discipline e nel modo di presentarle. E insieme si chiede loro di dare testimonianza sia con la vita sia con la dottrina all’unico Maestro che è Cristo. Non basta essere buoni insegnanti, devono essere modelli di vita e devono essere apostoli. La scuola cattolica deve partecipare attivamente alla formazione degli alunni cattolici non solo alla loro formazione umana, intellettuale, sociale, ma anche alla loro formazione spirituale-cristiana. Per gli alunni non-cattolici che hanno scelto la scuola cattolica saranno offerte delle occasioni perché anche essi possano in tutta libertà venire a contatto con il messaggio di Cristo.
Vorrei esprimere con l’immagine della croce due elementi specifici dell’educazione cattolica. L’immagine della croce è il simbolo del cristianesimo, il segno dell’amore totale e gratuito. Il segno dell’amore del Padre che ha tanto amato il mondo da offrirgli il suo figlio; è il segno dell’amore del Figlio che si abbandona nelle nostre mani e lascia che sia crocifisso. La forma stessa della croce ci invita a delle considerazioni profonde. La linea verticale, dall’altezza alla profondità, e la linea orizzontale che si allarga ad abbracciare tutti, offrono elementi importanti per la nostra riflessione sull’identità dell’educazione cattolica. La conseguenza della dimensione verticale è abbastanza chiara: è l’invito e l’impegno a nutrire e rafforzare i legami tra l’uomo e Dio, tra la terra e il cielo. È lo sforzo per cercare una comprensione sempre più profonda dell’elemento religioso della nostra vita e anche una comunione sempre più intima con Dio. L’esperienza della preghiera personale, della direzione spirituale, di attività ecclesiali entra in questa linea verticale. Questa dimensione verticale significa anche una formazione in profondità, nel porsi i problemi fondamentali della vita; e nel cercare la verità, anche la verità morale e religiosa. La presenza fisica di una cappella aiuterà a vivere questa dimensione.
Le conclusioni che derivano dalla dimensione orizzontale sono anche molto evidenti. L’asta orizzontale ci invita ad abbracciare tutto il mondo con il nostro amore, la nostra solidarietà e il nostro senso di responsabilità. Questo abbraccio d’amore incomincia nella famiglia e nasce dall’esperienza che il bambino fa al sentire e vedere che il papà e la mamma gli vogliono proprio bene, lo considerano una persona importante, gli danno non solo cose, ma soprattutto gli offrono se stessi. L’amore si estende alla comunità civile, al posto di lavoro, alla città. Queste due dimensioni, verticale e orizzontale, vengono espresse oggi con il binomio fede e giustizia, che è un nuovo modo di presentare il comandamento nuovo del Signore.
Come non si può ridurre il messaggio evangelico alla sola dimensione sociopolitica, così non si può vivere la fede se non si vive anche l’impegno e la responsabilità sociale. Si tratta di uno sforzo per rendere gli alunni sempre più capaci di comprendere la realtà umana nella sua complessità sociale, politica ed economica. Si tratta di stendere la mano all’emarginato e all’oppresso per rendere gli studenti sempre più esperti nel servire in autenticità e verità l’uomo. Si tratta anche di preparare i giovani a diventare cittadini onesti che conoscono e osservano le leggi, hanno un senso di responsabilità civica e non solo non accettano ma sono pronti a combattere apertamente contro la violenza e la corruzione nella vita pubblica. La scuola cattolica deve distinguersi nella preparazione di futuri leader che siano competenti, onesti ed efficienti. Ogni volta che vediamo le due aste della croce dovremmo ricordarci di questi elementi essenziali della vita del cristiano e dell’identità della scuola cattolica: la fede da cui emana la giustizia e la giustizia vivificata dall’amore. Ricordiamoci anche che l’asta orizzontale non può sussistere se l’asta verticale non ha radici profonde e non si eleva in alto.
Conclusione
La Chiesa ha una ricca tradizione nel campo dell’educazione. La storia del coinvolgimento educativo della Chiesa incomincia con l’invio degli apostoli e dei loro successori: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni […], insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28, 19). La Chiesa continuerà ad occuparsi dell’educazione delle giovani generazioni, perché vuole essere fedele al mandato del suo Fondatore. Cambiano i tempi e cambiano i metodi e i contenuti, ma il dovere di occuparsi dell’intera vita dell’uomo, anche di quella terrena, in quanto connessa con la vocazione al cielo non cambia, «e perciò [la Chiesa] ha un suo compito specifico in ordine al progresso e allo sviluppo dell’educazione» (GE, proemio).
Autore
Giuseppe Pittau
[Scheda autore ripresa da Dizionario di dottrina sociale della Chiesa. Scienze sociali e Magistero, 2004, e non aggiornata]
Laureato in Filosofia alla Pontificia Facoltà Filosofica di Barcellona e alla Facoltà Teologica dell’Università Sophia di Yokosuka. Ordinato sacerdote gesuita nel 1959, conseguì il dottorato di ricerca in Scienze politiche all’Università di Harvard. Rettore dal 1968 al 1981 dell’Università Sophia. Coadiutore del delegato pontificio presso la Compagnia di Gesù dal 1981 al 1983. Consigliere generale del preposito della Compagnia e assistente d’Italia e dell’Asia Orientale dal 1983 al 1992. Dal 1992 al 1998 rettore della Pontificia Università Gregoriana. Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali dal 1997 al 1998. Dal 1998 al 2003 è stato segretario della Congregazione per l’Educazione cattolica. Il 26 settembre 1998 è stato consacrato arcivescovo di Castro di Sardegna.