×
Desideri ricevere notizie dal Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore?
Fascicolo 2022, 2 – Aprile-Giugno 2022
Prima pubblicazione online: Giugno 2022
ISSN 2784-8884
DOI 10.26350/dizdott_000083
Abstract:
ENGLISH
La contemporanea DSC pone il tema dell’ambiente al suo centro, anche per la nuova rilevanza planetaria dei macroproblemi delle risorse energetiche e del cambiamento climatico. Il tema dell’ambiente naturale si intreccia con quello della tecnologia con la sua estensione a livello globale e con quello del mondo umano delle relazioni e della vita socio-culturale. È importante comprendere le giuste relazioni tra queste dimensioni, che concorrono a formare l’idea di “ecologia integrale”.
Parole chiave: Ambiente, Globo, Mondo, Tecnocrazia, Ecologia Integrale, Globalizzazione
ERC: SH4_12 (Ethics and morality, bioethics)
ITALIANO
The contemporary SDC places the theme of the environment at its centre, also because of the new planetary relevance of the macro-problems of energy resources and climate change. The theme of the natural environment is intertwined with that of technology and its global extension, and with that of the human world of relationships and socio-cultural life. It is important to understand the right relationships between these dimensions, which combine to form the idea of ‘integral ecology’.
Keywords: Environment, Globe, World, Technocracy, Integral Ecology, Globalization
ERC: SH4_12 (Ethics and morality, bioethics)
La problematica ambientale secondo la dottrina sociale della Chiesa
Il rapporto ambiente naturale e mondo umano è divenuto centrale nel recente insegnamento sociale della Chiesa, a partire da una più acuta consapevolezza che la relazione uomo - mondo è considerata «elemento costitutivo dell’identità umana» (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 2004, 452), sul fondamento della più profonda relazione di Dio con la persona umana creata come sua interlocutrice e resa protagonista della continuazione (naturale) e della trasformazione (tecnica) della creazione (cfr. 460) nella giustizia e nella santità (456).
Il legame Dio - uomo - mondo, però, è incrinato, a motivo del peccato e dell’acquisita innaturale propensione ad esso (“peccato originale”), e la relazione storica all’ambiente è divenuta problematica: l’ambiente è anche ostile all’uomo, che a sua volta tiene nei suoi confronti delle condotte irrazionali di sfruttamento “sconsiderato” che mettono a repentaglio i fondamentali equilibri ambientali e addirittura la sopravvivenza dello stesso genere umano: «l’ambiente come risorsa rischia di minacciare l’ambiente come casa» (Compendio, 461).
Ma l’ambiente è un «bene collettivo» (466) e come tale è dovere comune e universale custodirlo e migliorarlo, anche nei confronti di meccanismi del mercato che non siano in grado di difenderlo e di viverlo in modo adeguatamente razionale. La gestione ambientale non può essere lasciata al gioco degli interessi di parte, ma ha bisogno di saldi e operativi criteri di giustizia e di solidarietà, anche in considerazione dell’ampiezza delle sue implicazioni tecno-scientifiche (in particolare biotecnologiche), imprenditoriali, amministrative, legislative, politiche.
La “vocazione del custodire”
Questa complessa problematica trattata dal Magistero ecclesiale ha ricevuto una felice sintesi da papa Francesco nell’omelia di inizio pontificato (19 marzo 2013) con l’idea della «vocazione del custodire»: «Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!». Per rispondere a questa vocazione è necessaria sia una ecologia ambientale sia un’ecologia umana (Benedetto XVI, Caritas in veritate, 2009, 51) unificate nell’idea di «ecologia integrale», ampiamente utilizzata da papa Francesco (Laudato si’, 2015).
Tali formule si confrontano oggi con la problematica delle risorse energetiche la cui ampiezza e complessità ha raggiunto la portata di una questione di civiltà. «Un adeguato mix energetico è fondamentale per combattere l’inquinamento, sradicare la povertà e promuovere l’equità sociale», a cui sono connessi i diritti dei popoli e delle culture e, addirittura, degli «obiettivi di civiltà» (Francesco, Incontro per dirigenti delle principali imprese del settore petrolifero, del gas e di altre attività imprenditoriali collegate all’energia, 2018). Ma tra le questioni di fondo resta aperto il problema di fatto che «non disponiamo ancora della cultura necessaria» per affrontare la crisi indotta dalla questione energetica e più in generale per impostare in modo corretto ed efficace i rapporti tra strumenti (tecno-scientifici) e fini (antropologici e politici) (cfr. Laudato si’, 53).
Ambiente, globo…
La problematica ecologica, dunque, presenta una complessità derivata dalla natura eterogenea delle sue componenti: quella naturalista, quella tecnica e quella morale, che vengono a comporre un sintetico orizzonte antropologico. È alla luce di questa pluridimensionalità che va intesa l’idea di integralità ecologica. Per questo alla comprensione dell’impianto della dottrina sull’ambiente può contribuire una riflessione su tre idee distinte e inter-relate che vi concorrono, quelle di ambiente, globo, mondo.
Ambiente è una nozione scientifica descrittiva. L’uomo, in quanto vivente è regolato dalla legge di rapporto metabolico, ha un contesto di riferimento e rientra sempre in un qualche sistema ecologico (ecosistema) secondo criteri di adattamento e di trasformazione; l’insieme degli ecosistemi esistenti compongono la biosfera. L‘uomo però, in modo già significativo del suo statuto eccezionale, è l’unico vivente potenzialmente in grado di adattarsi a tutti gli ecosistemi.
Globo è anch’essa una nozione descrittiva, ma di natura tecno-sociale, che si riferisce all’effetto storico della crescita esponenziale delle tecnologie che vengono a costituire un’infrastruttura a livello planetario (tecnostruttura). Alla base della contemporanea trasformazione e gestione del pianeta sta oggi il complesso delle tecnologie, che è alla base del fenomeno della globalizzazione ovvero dell’unificazione tecnologica del pianeta, che ispira anche l’idea che l’efficienza tecnologica debba costituire il modello dello stesso governo politico.
… e mondo
Mondo, invece, è nozione filosofica, che trova in Kant la sua prima formulazione critica, secondo cui l’idea di “mondo” costituisce un criterio regolatore della conoscenza umana. Infatti tutto ciò che conosciamo lo iscriviamo necessariamente nell’orizzonte della totale della conoscenza possibile; lo ordiniamo appunto secondo l’“idea” implicita del mondo del conosciuto e del conoscibile. Kant propone così il mondo come idea antropologica fondamentale. Anche per Husserl “mondo” è una categoria presupposta al far esperienza da parte dell’uomo. Nell’ultimo Husserl il mondo è ripensato come “mondo della vita” (Lebenswelt), contesto vitale dell’esperienza, delle relazioni, della convivenza, della cultura; inclusivo anche del nostro essere parte dell’ambiente fisico e del nostro utilizzare l’apparato scientifico-tecnologico. Heidegger, a sua volta, interpreta il “mondo” come sinonimo di “dimora” o modo umano dell’abitare la terra, modo di esistere e di usare la realtà nella memoria dell’essere. Culturalmente influente è stata la ripresa dell’idea di mondo fattane dalla cosiddetta “nuova antropologia tedesca” lungo la prima metà del sec. XX (Gehlen, Plessner, Scheler): il mondo è categoria metabiologica, che esprime l’eccedenza dell’uomo rispetto al suo ambiente fisico e quindi anche il “decentramento” in cui l’uomo sempre si trova rispetto ad esso. L’uomo, infatti, in forza della sua visione della realtà come “mondo” eccede l’ambiente in cui pure è radicato. Come osserva A. Gehlen, mentre l’animale è concentrato esclusivamente sulle condizioni fisiche che lo riguardano in funzione della sopravvivenza e della riproduzione, l’uomo si interessa anche “delle stelle e degli dèi”.
L’unità e la dialettica di ambiente, globo e mondo
In sintesi, la categoria “mondo” sta a significare l’apertura, tipicamente umana, alla realtà tutta e come tutto, in forza della quale l’uomo si vive al di là del solo rapporto all’ambiente e al di là della sua stessa prassi e dei suoi stessi prodotti (come quelli tecnologici), con un’eccedenza di sguardo, di desiderio, di conoscenza e di volontà, di azione e quindi di senso, che di principio non ha limiti; per questo l’uomo fuoriesce dalla ripetizione ed è capace di invenzione e di progresso.
Le tre categorie di ambiente, globo e mondo sono di fatto strettamente connesse e si contestualizzano reciprocamente, ma hanno anche aspetti conflittuali e richiedono un’opera difficile di conciliazione. Si richiamano perché sono tre dimensioni coesistenti e cointeressanti l’esistenza umana storica. Sono conflittuali, perché ambiente e globo si contendono la realtà secondo logiche diverse e anche opposte; ma sono anche complementari, perché il globo ha bisogno dell’ambiente (materie prime, risorse, contesti naturali, ecc.) e l’ambiente ha bisogno della tecnica per risolvere i suoi problemi e quelli che pone al suo abitante umano. A sua volta, il mondo, in quanto modo umano di abitare l’ambiente e di usare la tecnica, ha una superiore inclusività, dal momento che tutto accade per l’uomo nell’orizzonte del suo avere-mondo, cioè della sua capacità di vedere la realtà come “mondo”. In altri termini, l’avere-mondo è il principio della cultura, con cui l’uomo sopravanza dall’interno – per così dire – tutto ciò di cui fa esperienza. Come afferma Benedetto XVI, «l’uomo interpreta e modella l’ambiente naturale [e similmente la tecnica] mediante la cultura» (Caritas in veritate, 48), con la quale non può non gestire i suoi ambienti, la sua tecnica e i loro rapporti.
Limiti del globalismo tecnocratico
Queste categorie ci aiutano a capire le valutazioni etiche e socio-politiche della dottrina sociale della Chiesa circa la questione ambientale. Oggi, sono evidenti l’esaurimento della carica propulsiva delle soluzioni moderne del politico e l’apertura di una nuova situazione storica, in cui i rapporti di potere tra tecnologia e società assumono un’inedita importanza. Un nuovo rilievo ha, infatti, l’universalismo tecnocratico, che non nasce da tradizioni di cultura sociale, né da specifiche dottrine politiche, né dal vissuto civile, ma deriva dal potere della tecnostruttura (tecnosfera, biosfera, infosfera, sfera finanziaria) che sovrasta il mondo sociale e quello culturale. Il tema della globalizzazione è in proposito eloquente: da una parte è l’universalizzazione di modelli empirici su base tecno-scientifica, dall’altra è investita del valore simbolico di un’ideale mondializzazione (auspicata o avversata che sia). La globalizzazione, infatti, tende a un’unificazione planetaria su base tecnica ed economico-finanziaria, che veicola insieme un’interpretazione del mondo in termini di “globo” e di nuova ideale universalità aconflittuale; di fatto è un aggiornamento del modello sociale illuministico-positivista, secondo cui la tecno-scienza è investita di valore etico. Ancor più, come ha osservato Benedetto XVI, «il processo di globalizzazione potrebbe sostituire le ideologie [politiche] con la tecnica, divenuta essa stessa un potere ideologico, che esporrebbe l’umanità al rischio di trovarsi rinchiusa […] all’interno di un orizzonte culturale tecnocratico, a cui apparterremmo strutturalmente, senza poter trovare un senso che non sia da noi prodotto»; mentre «il senso pienamente umano del fare dell’uomo [sta] nell’orizzonte di senso della persona presa nella globalità del suo essere» (Caritas in veritate, 70).
La possibilità del primato tecnocratico
Il rischio del primato dell’orizzonte tecnocratico lo si vede all’opera nel fatto che la globalizzazione ha un inedito potere di uniformare il “globo”, ma non di accomunare il mondo, di far co-esistere, ma non di far con-vivere, perché la sua tecnicità infrastrutturale è fatta di generalità pratico-operative e di procedure efficienti, ma non di realtà superiori accomunanti. Il globale è così il prodotto di tecnologie diffuse, che unificano la realtà sociale solo come uniformità di mezzi, di linguaggi e di strutture, ma che non danno fondamento alla comunanza tra soggetti, comunità, culture, tradizioni; insomma non procurano ragioni di unità al “mondo” umano.
L’operazione tecnocratica, d’altra parte, è favorita da un’imponente base materiale e da una poderosa pressione delle esigenze che la tecnostruttura porta con sé: il suo carattere elitario a livello di invenzione, di produzione e di gestione delle tecnologie, il suo bisogno di ingenti risorse umane e finanziarie per la ricerca avanzata, la produzione e la commercializzazione; per questo la tecnostruttura di estensione planetaria porta con sé la spinta oggettiva verso concentrazioni inedite di potere tecnico, economico, politico che cercano di dare rilievo politico al primato della potenza tecnica (modello tecno-cratico); con l’inevitabile corollario di tensioni, rivalità, conflitti tra i maggiori centri di potere tecno-politico a livello planetario; a smentita della visione irenica del progresso globale come fattore sicuro di pace.
Entro queste coordinate prende corpo il tentativo attuale di gestire il “mondo” delle relazioni e delle nazioni (identità culturali, tradizione simboliche, comunanze sociali, ecc.) in funzione appunto di un “globo” tecnocratico.
Mondo della vita ed ecologia integrale
Solo la rivalutazione del protagonismo del “mondo della vita” con tutto il rilievo sociale delle sue forme comunitarie primarie e secondarie costituisce l’alternativa alla pretesa della tecno-struttura di dar senso (scopi, valori e norme) complessivo all’esistenza storico-sociale. Costruire tale alternativa rende ragionevole affrontare il duro lavoro necessario affinché il grande potere tenga conto del mondo civile delle relazioni e lasci spazio alla sua funzione umanizzante. Infatti, perché si dia un tessuto relazionale comunitario, civile e societario, sono necessarie condizioni esigenti, quali la messa in campo e in gioco di identità personali e sociali, l’esistenza di adeguate motivazioni ideali dell’agire, l’esperienza di pratiche della reciprocità e dello scambio simbolico, la elaborazione stabile e riflessiva di una cultura a ciò conforme, un senso vivo e consapevole delle tradizioni, ecc. Come ha detto sinteticamente Benedetto XVI, «per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico, il governo della globalizzazione deve essere di tipo sussidiario, articolato su più livelli e su piani diversi, che collaborino reciprocamente» (Caritas in veritate, 57). Papa Francesco ha detto più volte che l’immagine autentica della globalizzazione non è la “sfera”, ma il “poliedro”.
La nuova visione umanistica dell’enciclica Laudato si’
Per tutto ciò la questione ecologica non ha nelle competenze tecniche e nelle diverse scienze la sua chiave di lettura sufficiente. Da questo punto di vista il contributo dell’enciclica Laudato si’ costituisce il più ampio e argomentato testo sulla questione ecologica di impronta umanistica. L’enciclica presenta una lucida valutazione della prospettiva tecnocratica e del bisogno di una nuova impostazione culturale, un’appassionata proposta del cambiamento del modello dello sviluppo globale e, quindi, della nuova ampiezza del discorso politico esigita dal nuovo tempo storico. In tal modo l’enciclica amplia al massimo la categoria ecologica che diventa il nome di un’autentica “utopia”, nel senso di progetto ideale di trasformazione culturale, economica, sociale e ambientale dell’intero mondo relazionale umano, che include «una critica dei “miti” della modernità basati sulla ragione strumentale (individualismo, progresso indefinito, concorrenza, consumismo, mercato senza regole)» e che insieme tiene conto in modo nuovo dei «diversi livelli dell’equilibrio ecologico: quello interiore con se stessi, quello solidale con gli altri, quello naturale con tutti gli esseri viventi, quello spirituale con Dio» (Laudato si’, 210).
Voci correlate
La globalizzazione e il mercato del lavoro • Educazione ad una cittadinanza sostenibile • Corpi intermedi • Istituzioni inclusive e sviluppo economico • Intelligenza artificiale in finanza: responsabilità e relazione • La finanza sostenibile
Bibliografia
• Beck U. (1999), Che cosa è la globalizzazione: rischi e prospettive della società planetaria, Carocci.
• Gehlen A. (1983), L’uomo, Feltrinelli.
• Habermas J. (2014), Nella spirale tecnocratica. Un’arringa per la solidarietà europea, Laterza.
• Kahn P. (1999), The human relationship with nature: development and culture, MIT Press.
• Virno P. (2015), L’idea di mondo: intelletto pubblico e uso della vita, Quodlibet.
Autore
Francesco Botturi, Università Cattolica del Sacro Cuore (francesco.botturi@unicatt.it)