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Dizionario di dottrina
sociale della Chiesa

LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Fascicolo 2022, 1 – Gennaio-Marzo 2022

Prima pubblicazione online: Marzo 2022

ISSN 2784-8884

DOI 10.26350/dizdott_000075

Turismo sostenibile Sustainable Tourism

di Valerio Corradi

Abstract:

ENGLISH

L’accresciuta consistenza dei flussi turistici su scala mondiale porta con sé un crescente impatto economico, sociale e ambientale. Per riorientare lo sviluppo turistico alla fine degli anni ’80 è stato coniato il concetto di “turismo sostenibile”, in seguito da più parti ripreso e approfondito. Anche il Magistero della Chiesa si sofferma sulla promozione di forme di turismo sostenibili in grado di favorire il rispetto e la conoscenza tra culture diverse, la salvaguardia del creato e la partecipazione a esperienze di autentica crescita umana.

Parole chiave: Turismo, Impatto ambientale, Responsabilità, Sostenibilità, Sviluppo, Obiettivi di sviluppo sostenibile
ERC: SH_3

ITALIANO

The growth of tourist flows on a local and global scale produces a growing economic, social and environmental impact. To change the orientation of tourism development, the concept of "sustainable tourism" was introduced in the late 1980s. The Magisterium of the Church focuses on the value of sustainable tourism to promote respect and knowledge between different cultures, the protection of creation and participation in experiences of authentic human growth.

Keywords: Tourism, Environmental impact, Responsibility, Sustainability, Development, Sustainable development goals
ERC: SH_3

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Lo sviluppo turistico tra criticità e opportunità

Osservando l’andamento degli indicatori economici degli ultimi decenni, è facile osservare come il turismo sia diventato uno dei settori trainanti dell’economia mondiale, contribuendo a oltre il 10% del Prodotto Interno Lordo globale, e moltiplicando le attività economiche oltre che i posti di lavoro connessi (un occupato su undici su scala mondiale è impegnato nel settore). Nel 2019 (ultimo anno pre-pandemia da Covid-19) il numero di spostamenti per motivazione turistica a livello internazionale ha toccato il notevole picco di 1,4 miliardi. La diffusione del turismo come pratica di massa (Savelli, 2008) è stata agevolata dalla convergenza di un’ampia gamma di fattori, tra i quali un peso importante hanno avuto la riduzione dei costi dei viaggi, il radicamento della cultura del viaggio (Elliot - Urry, 2013), l’ingresso nella fascia agiata di milioni di persone nei Paesi emergenti (es. Cina e India), la moltiplicazione dei mezzi di trasporto e il continuo potenziamento delle infrastrutture di collegamento e di comunicazione 4.0 (Corradi, 2021) hanno contribuito alla democratizzazione del viaggio turistico per una fetta crescente della popolazione mondiale.

L’incremento dei flussi turistici su scala globale, nazionale e locale ha generato un altrettanto repentino aumento dell’impatto economico, sociale e ambientale del settore. All’interno di territori con un alto numero di arrivi e di presenze il turismo ha infatti prodotto un impatto sistemico capace di coinvolgere trasversalmente più comparti (es. ristorazione, trasporti, servizi sanitari). Le aree maggiormente interessate dal turismo mostrano quanto esso sia una forza trasformativa capace di produrre ricchezza economica, ma anche di condensare aspetti distruttivi cui si associano squilibri e impatti inattesi o indesiderati.

Molte esperienze nazionali e internazionali mostrano come esista un “bad tourism” che, tra gli altri, può impoverire il territorio, compromettere la qualità dell’ambiente, alterare la vita sociale e culturale, generare costi (e deficit) per la realizzazione di strutture e infrastrutture non recuperabili con i ricavi, aumentare a dismisura la richiesta di risorse o la produzione di esternalità negative che penalizzano le stesse comunità locali. Si pensi alle conseguenze della pressione turistica sui centri storici di città italiane ed europee (es. Venezia, Barcellona), ma anche alle ricadute su aree turistiche montane (es. lago di Braies in Alto Adige, massiccio del monte Bianco in Alta Savoia), che hanno dovuto porre dei limiti alla fruizione dei beni locali.

Se da un lato la pressione turistica produce un aumento della ricchezza economica e dell’occupazione in molte località, dall’altra pone con forza alcune precise richieste, in tema di qualità della vita, di servizi e di tutela degli ecosistemi che non si possono lasciare inevase, ma che richiedono uno sforzo per perseguire concreti obiettivi di riequilibrio del rapporto tra turismo, ambiente naturale e popolazione locale.

La consapevolezza delle criticità collegate al turismo, soprattutto quando condizionato da un modello di sviluppo disordinato, puramente quantitativo e meramente consumista, ha indotto il mondo scientifico e quello politico-istituzionale ad avviare una nuova riflessione sull’applicazione al settore del paradigma della sostenibilità.

La transizione verso un turismo sostenibile

L’introduzione sul piano politico-istituzionale e sul piano scientifico del concetto di “turismo sostenibile” è un approdo immediatamente successivo alla formalizzazione nel noto Rapporto Brundtland (1987) dell’idea di “sviluppo sostenibile”. A distanza di un anno, nel 1988, l’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) ha formulato una definizione di turismo sostenibile tesa declinare l’idea di sostenibilità all’interno del settore turistico, evidenziando la necessità di soddisfare al contempo i bisogni dei turisti e delle popolazioni delle località visitate [cfr. voce Popolazioni indigene, tutela dell’ambiente e diversità culturale] e di generare opportunità per una crescita durevole dei territori. Ecco allora che secondo l’OMT «lo sviluppo sostenibile del turismo va incontro ai bisogni dei turisti e delle aree ospitanti attuali e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro. Esso deve essere il principio guida per una gestione delle risorse tale che i bisogni economici, sociali ed estetici possano essere soddisfatti e contemporaneamente possano essere preservati l’integrità culturale, gli equilibri fondamentali della natura, la biodiversità e il sostegno al miglioramento della qualità della vita”. Nel Codice Etico Mondiale, la stessa OMT (1999) afferma che il turismo deve essere un’attività benefica per le comunità di destinazione che devono condividerne in modo equo i benefici economici, sociali e culturali. Alla luce della crescente compromissione dei sistemi ecologici e della più generale sfida del mutamento ambientale globale non è più sufficiente invocare una generica attenzione alla sostenibilità in ambito turistico. Da più parti emerge la richiesta di una scelta di campo netta a favore di un’idea forte di sostenibilità che produca marcati cambiamenti sul piano dell’offerta e della domanda, ad esempio, rivedendo dalle fondamenta il modello anacronistico di una crescita disordinata, consumistica e senza limiti che purtroppo anche in alcune aree turistiche ha lasciato il segno. In molti casi deve essere richiesta una discontinuità con alcune pratiche del recente passato e deve essere conferita un’attenzione prioritaria allo sviluppo di attitudini e di senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente, con lo scopo di promuovere azioni e comportamenti realmente filoambientali tra gli operatori turistici e gli stessi turisti.

Indicatori per monitorare la sostenibilità turistica

Per creare le basi di un turismo davvero sostenibile vanno perseguiti in maniera convinta e integrata alcuni obiettivi che già da alcuni anni sono stati enunciati nelle linee d’indirizzo europee per il settore (es. Agenda per un turismo europeo sostenibile e competitivo - COM 2007, 621) e che comportano un impegno, ad esempio, per ridurre l’impatto dei trasporti turistici, migliorare la qualità del lavoro turistico, valutare l’impatto ecologico delle nuove infrastrutture, mantenere e incrementare la prosperità e la qualità di vita della comunità, minimizzare l’uso delle risorse energetiche e idriche oltre che la produzione di rifiuti, conservare e dare valore al patrimonio naturale e culturale, garantire le vacanze per tutti anche per i più fragili. Per fare questo è richiesto un preliminare sforzo di misurazione dell’impatto del turismo su scala locale e globale. Tale sforzo può passare dall’impiego di indicatori ormai consolidati come l’impronta ecologica oppure di indicatori specifici sul settore. Nel 2013 l’Unione Europea ha introdotto il Sistema europeo di indicatori per il turismo (ETIS) per misurare il livello di sostenibilità di una destinazione e per orientare le pratiche locali verso una gestione sostenibile. ETIS è stato aggiornato nel 2016 e può rivelarsi uno strumento utile per fissare dei parametri condivisi che se rispettati consentano, nell’arco di pochi anni, di migliorare sensibilmente il grado complessivo di sostenibilità. La necessità di monitorare e attenuare gli impatti del turismo ha portato l’Agenzia europea per l’ambiente a promuovere un reporting periodico sugli impatti ambientali del turismo (TOUERM) che in Italia è seguito da ISPRA – Min. Ambiente (Annuario Dati Ambientali).

Tali sforzi rientrano nella prospettiva di dare sostanza alle dichiarazioni a favore della sostenibilità che con lo scorrere del tempo è ormai diventata una necessità improrogabile che potrà attuarsi anche grazie alla virtuosa convergenza tra energie imprenditoriali, spinte del mondo associativo e competenze del mondo universitario. È forse questa una delle strade che vale la pena esplorare per promuovere un turismo a basso impatto e dallo sviluppo durevole. Gli stessi traguardi dell’Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile si presentano come un’opportunità e uno stimolo per favorire politiche adeguate da parte dei governi e buone pratiche da parte delle imprese del settore e per sensibilizzare i viaggiatori e le popolazioni locali, evidenziando come una concezione creativa e responsabile del turismo possa contribuire alla transizione verso una società sostenibile.

Il turismo nel Magistero della Chiesa

La consapevolezza del crescente peso economico del settore, della sua importanza per molti territori e del coinvolgimento di una crescente fascia della popolazione mondiale in qualità di viaggiatori e di lavoratori ha portato il Magistero ecclesiale a esprimersi più volte negli ultimi anni sul turismo, in particolare sul suo orientamento di fondo e sulla necessità di coltivare al meglio un rapporto con l’ambiente e le popolazioni locali. In questa prospettiva la dottrina sociale della Chiesa ha ispirato importanti riflessioni che offrono nuove piste di analisi e di azione per concepire il turismo, al pari di altre attività socio-economiche, come una pratica a misura d’uomo in grado di valorizzare l’integrità della persona umana nelle sue relazioni con l’ambiente, il territorio, la cultura, le tradizioni, i popoli.

In questa prospettiva parlare di turismo sostenibile significa fare riferimento, anzitutto, all’assunzione di una responsabilità nei confronti delle persone (turisti, operatori e residenti) che vanno riconosciute e rispettate nella loro dignità e in quanto portatori di legittime richieste oltre che di specifici bisogni. Al contempo è necessaria l’assunzione di una responsabilità individuale e collettiva nei confronti dei beni comuni (es. acqua, paesaggio) che proprio da un turismo senza regole possono essere aggrediti, consumati e deturpati. Ecco la necessità di promuovere forme di turismo “lento”, “etico”, “ecologico”, “comunitario”, “solidale” che sostanziano l’idea più generale di un turismo che diviene campo di esercizio della responsabilità verso sé stessi, la comunità e i sistemi ecologici [cfr. voce Educare all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente].

In più occasione negli ultimi decenni si sono levate le voci dei pontefici per evidenziare la necessità di un ripensamento del turismo alla luce della dottrina sociale della Chiesa.

In particolare, si possono menzionare i contributi “fondativi” sul concetto di turismo, di viaggio, di pellegrinaggio forniti da Paolo VI in occasione dei molti incontri con operatori e studiosi del settore. Rivolgendosi ai partecipanti alla Conferenza delle Nazioni Unite sul turismo Paolo VI (1963), si soffermava sull’esigenza che «lo sviluppo del turismo non si limiti ai risultati nei settori dell’economia e dell’organizzazione, ma che, secondo i vostri desideri, produca effetti anche a un livello superiore, nei settori educativi, culturali, morali, sociali e internazionali». Tra i benefici del turismo, bisogna annoverare «la raffinatezza dei sensi, l’ampliamento dello spirito, l’arricchimento dell’esperienza». E ai partecipanti al III simposio turistico (Paolo VI, 1964) ribadiva quanto «è bello che, quando, come ai giorni nostri, questo fenomeno (il turismo) di smisurata ampiezza è giunto alla piena maturità di impostazione e di sviluppo; quando esso trova espressione in innumerevoli organismi, che lo configurano, e gli prestano molteplici sussidi tecnici di impareggiabile precisione, praticità, e riuscita; quando, come oggi, il Turismo ha assunto una sua universale e caratteristica fisionomia, esso venga considerato dai cattolici nella sua possibilità educativa, degna in tutto della persona umana, che, anche qui, ne è il soggetto augusto e centrale, e deve trovare in esso la sua nobilitazione e il suo perfezionamento fisico e spirituale».

Lo stesso Giovanni Paolo II, il “Papa viaggiatore”, da grande interprete dei segni dei tempi riconosceva che «l’estensione del fenomeno della mobilità umana, e più precisamente del turismo, è un fatto» (Discorso al Congresso mondiale sulla la pastorale del turismo, 1979). Da qui l’invito alla Chiesa ad «approfondire incessantemente la realtà crescente e continuamente mutevole del turismo. Con simpatia e lucidità, bisogna andare più avanti nella conoscenza degli aspetti economici, politici, sociologici, psico-sociologici del turismo attuale, se volete partecipare in modo razionale e competente alla promozione dei veri valori del turismo, e accreditare a poco a poco nell’opinione pubblica un’etica del turismo. Poiché il turismo è fatto per l’uomo e non l’uomo per il turismo. Il vostro compito esige tanto tatto quanto coraggio e perseveranza» (ibid.).

Sugli stessi temi è tornato Papa Benedetto XVI che, nel rivolgersi agli operatori della pastorale del turismo, ha invitato tutti i soggetti coinvolti nella filiera turistica ad aumentare gli sforzi al fine di «illuminare questo fenomeno con la dottrina sociale della Chiesa, promuovendo una cultura del turismo etico e responsabile, in modo che giunga ad essere rispettoso della dignità delle persone e dei popoli, accessibile a tutti, giusto, sostenibile ed ecologico». «Nell’enciclica Caritas in veritate ho voluto rimarcare la funzione del turismo internazionale nel contesto dello sviluppo umano integrale: “bisogna, allora, pensare a un turismo diverso, capace di promuovere una vera conoscenza reciproca, senza togliere spazio al riposo e al sano divertimento” (61)» (Messaggio al VII Congresso mondiale della pastorale del turismo, 2012).

Più di recente papa Francesco è tornato sul tema del turismo nell’ambito del più generale interesse dimostrato dal Santo Padre nei confronti del fenomeno della mobilità umana, soprattutto di quella riguardante la parte più povera della popolazione mondiale. Rivolgendosi ai giovani del Centro turistico giovanile, nel settantesimo anniversario della nascita dell’associazione avviata nel 1949 come Opera nazionale della Gioventù Italiana dell’Azione Cattolica (GIAC), papa Francesco ha affermato che la pratica del turismo non deve ispirarsi ai canoni del consumismo o essere desiderosa solo di accumulare esperienze, ma deve diventare l’occasione per favorire l’incontro tra le persone e il territorio, e per far crescere nella conoscenza e nel rispetto reciproco.

Verso un turismo dal volto umano

Il richiamo, nel solco del Concilio Vaticano II, alla dottrina sociale della Chiesa soprattutto in merito alla necessità di un turismo promotore di uno sviluppo integrale della persona e delle comunità e di un turismo rispettoso degli equilibri ecologici mette in evidenza che il vero sviluppo turistico non deve ridursi a una crescita economica poco attenta alla dignità della persona (Orientamenti per la pastorale del Turismo, 2001). Esso, infatti, per essere autentico «deve essere integrale», cioè «volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo», come rileva Paolo VI nella lettera enciclica Populorum progressio (1967, 44). Il turismo praticato in maniera responsabile può diventare un veicolo di promozione di un «umanesimo plenario», comprensivo delle esigenze materiali e spirituali per la maturazione di ogni persona nella propria dignità. Per la Chiesa, il concetto di integralità, connesso all’espressione “sviluppo umano”, consente di includere anche la ricerca della sostenibilità in campo turistico.

La Chiesa sta offrendo un proprio contributo, avviando iniziative che pongono realmente il turismo al servizio dello sviluppo integrale della persona. Per questo si parla di “turismo dal volto umano”, che si sostanzia in progetti di “turismo di comunità”, “di cooperazione”, “di solidarietà”, e nella valorizzazione anche del grande patrimonio naturale e artistico, vera e propria «via di bellezza» (Evangelii gaudium, 2013, 167).


Bibliografia
• Angelini A., Giurrandino A. (2019), Risorse culturali, ambientali e turismo sostenibile, Franco Angeli.
• Corradi V. (2021), Metamorfosi del turismo 4.0 Tra razionalizzazione tecnologica e vacanze no-tech, in Gregorini G., Semeraro R. (a cura di), Turismo 4.0: storia, digitalizzazione, territorio, Vita e Pensiero, pp. 165-181.
• Costa N. (2021), Lo sviluppo turistico. Teorie, strategie e gestione della conoscenza, Wolters Kluwer.
• Elliot A. - Urry J. (2013), Vite mobili, Il Mulino.
• Savelli A. (2008) (a cura di), Spazio turistico e società globale, Franco Angeli.


Autore
Valerio Corradi, Università Cattolica del Sacro Cuore (valerio.corradi@unicatt.it)