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Fascicolo 2024, 4 ‒ Ottobre-Dicembre 2024
Prima pubblicazione online: Dicembre 2024
ISSN 2784-8884
DOI 10.26350/dizdott_000168
di Simone Carlo
Abstract:
ENGLISH
L’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (computer, tablet, smartphone) da parte delle persone anziani costituisce un ambito di ricerca e riflessione ormai consolidato. Ma al di là dell’entusiasmo iniziale attorno ai (a volte lenti) processi di diffusione delle tecnologie anche tra la popolazione anziana, l’accademia deve continuare a riflettere sulle diseguaglianze (tra over 65 connessi e non connessi) favorite dalla rapida digitalizzazione dei media e dei servizi.
Parole chiave: Media digitali, Ageing, IA, Digital welfare, Digital divide
ERC: SH2_12 Communication networks, media, information society
ITALIANO
The use of information and communication technologies (computers, tablets, smartphones) by older people constitutes a well-established area of research and reflection. But beyond the initial enthusiasm surrounding the (sometimes slow) processes of technology diffusion even among older population, academia must continue to reflect on the inequalities (between over 65s who are connected and those who are not) exacerbated by the rapid digitalization of media and services.
Keywords: Digital media, Ageing, IA, Digital welfare, Digital divide
ERC: SH2_12 Communication networks, media, information society
Introduzione
L’invecchiamento delle società moderne pone nuove sfide alla sostenibilità economica dei sistemi di welfare (Lucifora, 2022). Allo stesso tempo, la tutela del benessere e dell’inclusione sociale delle persone più anziane e il valore del loro contributo rappresentano un’opportunità per costruire una società più equa (Rossi et al., 2014). Non sorprende dunque che le principali istituzioni internazionali abbiano sollecitato la promozione di un invecchiamento sano e attivo: tra le altre, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2021-2030 il decennio dell’invecchiamento in buona salute.
Per invecchiamento attivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità intende «il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza per migliorare la qualità della vita delle persone che invecchiano». Invecchiare attivamente significa quindi possedere benessere fisico, sociale e mentale, partecipare a vari ambiti sociali (volontariato, assistenza, lavoro retribuito, ecc.) nelle ultime fasi della vita.
Uno dei temi che emerge dalla riflessione sui processi di “buon” invecchiamento è il ruolo dei media e delle tecnologie della comunicazione nel migliorare la qualità della vita, la salute e l’assistenza degli anziani. Ma la rapida digitalizzazione dei media e dei servizi e i processi di diffusione delle tecnologie portano con sé anche fenomeni di esclusione delle persone anziane, che acuiscono le diseguaglianze all’interno di una società sempre più invecchiata.
I benefici delle ICT per le persone anziane
Sin a partire dagli anni ’90, la riflessione sul digital divide ha fatto propria l‘idea che una maggiore alfabetizzazione digitale migliorerebbe il benessere e l’inclusione sociale degli adulti più anziani. Ancora oggi un numero consistente di studi empirici considera l’adozione delle ICT (Information and communication technologies) funzionale alla promozione dell’invecchiamento attivo. L’adozione e l’uso delle ICT sono considerati, spesso con un certo entusiasmo tecnologico, utili per aumentare la qualità della vita degli anziani nella sfera psicologica, per alimentare la fiducia in se stessi, per aumentare l’autonomia, per ridurre lo stress e per far sentire i soggetti auto-realizzati. Numerosi studi evidenziano il ruolo sempre più importante delle tecnologie nella vita quotidiana degli anziani per le relazioni sociali, l’informazione e l’intrattenimento.
Ampia parte di tale riflessione si inserisce in un più esteso tentativo di favorire l’uso dei media digitali da parte degli anziani, sottolineando gli effetti positivi (personali e sociali) derivanti dal processo di digitalizzazione della vita quotidiana. Molta riflessione ruota attorno alla capacità “di per sé” delle tecnologie di colmare divari, problemi, tensioni emergenti nella società, come la frattura generazionale, per esempio, o gli effetti dell’eccessivo invecchiamento della società attraverso servizi e tecnologie a sostegno degli anziani.
I rischi dell’esclusione digitale degli anziani
Tuttavia negli ultimi anni sta emergendo una posizione più cauta, che bilancia i facili entusiasmi circa le capacità delle tecnologie di risolvere i problemi della società (per tutti) con un’attenzione maggiore rispetto ai rischi che comporta la rapida e ineguale diffusione delle tecnologie (anche) tra gli anziani e le forme di disconnessione e non uso. Nell’ambito della più recente letteratura sulle ineguaglianze digitali, numerosi studi hanno cercato di comprendere le ragioni del mancato utilizzo delle ICT da parte degli anziani, le resistenze e le idiosincrasie e gli effetti che tali divari digitali hanno nella vita quotidiana. In molte parti del mondo e all’interno delle nazioni, la mancanza di accesso dovuta a carenze infrastrutturali (digital divide di primo livello) è stata superata, ma ulteriori ragioni portano una porzione significativa di anziani a non utilizzare le ICT: gli studi hanno sottolineato come il mancato utilizzo di Internet tra gli anziani possa essere attribuito a una combinazione di fattori psicologici, barriere legate alla salute e caratteristiche socio-economiche e, in un processo di tumultuosa digitalizzazione dei servizi digitali, la mancanza di accesso alle tecnologie digitali risulta per gli anziani estremamente rischiosa perché colpisce proprio gli anziani più vulnerabili perché poveri, soli, malati. L’esclusione dai servizi digitali è sempre più riconosciuta come un fattore importante che può contribuire all’esclusione degli anziani in termini di accesso alla cura, alla società, alle relazioni. La rapida digitalizzazione dei servizi tende così ad aiutare solo una fascia della popolazione anziana (quella già più fortunata), rischiando di acuire ulteriormente le differenze all’interno della società.
Questioni etiche e riferimenti dottrinali
Affrontare dal punto di vista etico e dottrinale il ruolo dei media digitali nella vita quotidiana degli anziani significa riflettere su tre temi intrecciati: le conseguenze sociali dell’invecchiamento demografico; il ruolo delle tecnologie digitali e dei media nell’articolare le relazioni sociali; e, infine, il tema delle diseguaglianze digitali e dell’accesso a Internet degli anziani.
1) I processi di invecchiamento
Per quanto riguarda il ruolo della popolazione anziana nella società è di estrema importanza il recente libro di papa Francesco La vita lunga: lezioni sulla vecchiaia (Solferino - Libreria editrice vaticana, 2022), una raccolta delle catechesi del Santo Padre sul tema della vecchiaia. Nella catechesi Francesco riflette sulla condizione delle persone anziane nella società contemporanea. In questa società le persone anziane sono spesso marginalizzate e viste come un peso e uno scarto, perché non compatibili con la dominante cultura della produttività. Il Papa ci invita a riscoprire l’arte di invecchiare e a trasformare la vecchiaia in un periodo di vita ricco e significativo. La vecchiaia è un tempo di grazia, un momento per una nuova missione e una nuova chiamata; non solo un periodo di declino fisico e solitudine. In particolare, l’anzianità impone ritmi più lenti, ma non inerziali: «La misura di questi ritmi apre, infatti, per tutti, spazi di senso della vita sconosciuti all’ossessione della velocità» (ivi, catechesi 2). L’anzianità, quindi, può essere intesa come un’occasione per applicare forme di resistenza (più o meno esplicite e consapevoli) alla “dromocrazia” contemporanea, al dominio di una società dal tempo accelerato che confonde la velocità con l’efficienza (cfr. la riflessione di Paul Virilio, 1981). Possiamo aggiungere qui che tale forma di organizzazione dell’esistenza, quella accelerata, è imposta anche dalla pervasiva digitalizzazione di media e servizi che spesso mal si concilia con i ritmi allungati della vecchiaia e con la resistenza diffusa tra le persone anziane a una vita iperconnessa e onlife (Colombo et al., 2018), dove i piani dell’online e dell’offline sono fusi e intrecciati indissolubilmente (Floridi, 2015).
Di interesse per il nostro discorso è l’esortazione di Papa Francesco a vedere gli anziani come risorse preziose per la società (cfr. La vita lunga. Lezioni sulla vecchiaia). Egli sottolinea quanto sia importante includere, integrare e valorizzare gli anziani, riconoscendo il loro ruolo vitale nelle famiglie e nelle comunità. Una integrazione, aggiungiamo noi, che deve tenere conto anche delle diseguaglianze nell’accesso ai servizi e alle risorse digitali e delle forme di resistenza all’utilizzo delle tecnologie. Integrare la popolazione anziana scarsamente digitalizzata significa, per esempio, continuare a considerare l’importanza del faccia a faccia in un mondo sempre più digital first, cioè dove il digital è considerato più centrale dell’offline, come nei servizi pubblici. Si pensi, per esempio, alla pervasività dello SPID per usufruire delle prestazioni di welfare, che rischia di escludere radicalmente una fetta di popolazione non digitalizzata e più debole.
Infine, nelle sue catechesi sull’invecchiamento, il Santo Padre riflette anche sulla necessità di un patto tra le generazioni, basato sulla condivisione di prospettive e competenze tra giovani e anziani: i giovani possono apprendere dall’esperienza degli anziani, mentre questi ultimi possono trarre nuove idee dai più giovani. In questo senso, gli scambi intergenerazionali possono rappresentare un terreno su cui costruire anche un confronto su usi e competenze nell’uso dei servizi digitali.
2) I mezzi di comunicazione
Per quanto riguarda la questione mediologica, Fausto Colombo ci ricorda come la Chiesa abbia tenuto sui mezzi di comunicazione due linee di condotta. Rispetto alla prima linea, i media sono stati intesi come strumento di evangelizzazione (a partire dagli usi precoci della radio che fece Pio XI sin dal 1931 con la fondazione di Radio Vaticana). La seconda linea, sviluppatasi dal secondo dopoguerra e consolidata dal Concilio Vaticano II, è una riflessione teorica sui media, volta a coglierne gli aspetti positivi e negativi, nel progressivo evolversi del contesto e della tecnologia. Tra i documenti più importanti segnaliamo l’Inter mirifica (1963), dove i media vengono descritti come «meravigliose invenzioni tecniche» e con cui si istituisce la Giornata delle Comunicazioni Sociali, per riflettere su opportunità e rischi dei mezzi di comunicazione. Nel 1971, Communio et progressio sottolinea la funzione dei media nel promuovere la comunione e il progresso sociale, ma con una visione più prudente rispetto al precedente documento. Infine, nel 1990, l’enciclica Redemptoris missio (1990) di Giovanni Paolo II parla di influsso dei media, ossia della loro progressiva centralità nella società globale, con una visione meno pessimistica rispetto a Communio et progressio.
Rispetto alle considerazioni legate ai nuovi media la Chiesa ha nel tempo costruito una riflessione molto prudente sul ruolo di Internet e dei media digitali, dove, precocemente, ha messo in guarda dai rischi derivanti dalla diffusione di contenuti inopportuni, fake e pericolosi su Internet (La Chiesa e internet, 2002) e dal “falso ottimismo” sul ruolo di Internet nell’offrire infinite risorse informative in grado di sviluppare democrazia, cultura, verità (Caritas in veritate, 2009).
3) Le diseguaglianze digitali e l’accesso a Internet delle persone anziane
In seno alla Chiesa un ulteriore elemento di preoccupazione rispetto al ruolo di Internet riguarda il rischio che i media digitali rappresentino un ulteriore elemento di diseguaglianza all’interno delle società. Già in La Chiesa e internet il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali si preoccupa dei divari in senso globale: «È necessaria giustizia, in particolare per eliminare il «digital divide», il divario di informazione fra i ricchi e i poveri nel mondo di oggi. Ciò richiede un impegno, in favore del bene comune internazionale e la “globalizzazione della solidarietà”» (La Chiesa e internet, 52).
Sempre il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali in Etica in Internet (2002) approfondisce la questione del digital divide, ponendo il tema della diseguale distribuzione delle tecnologie digitali tra le preoccupazioni etiche più rilevanti:
«Uno fra i più importanti [motivi di preoccupazione circa Internet] è quello che oggi viene definito “digital-divide”, una forma di discriminazione che divide i ricchi dai poveri fra le nazioni e al loro interno, sulla base dell’accesso o dell’impossibilità di accesso alla nuova tecnologia informatica. In questo senso, si tratta di una versione aggiornata dell’antico divario fra i ricchi e i poveri di informazioni. L’espressione “digital divide” evidenzia il fatto che gli individui, i gruppi e le nazioni devono avere accesso alla nuova tecnologia per non rimanere in arretrato e poter godere dei benefici che la globalizzazione e lo sviluppo promettono. È necessario che “il divario tra coloro che beneficiano dei nuovi mezzi di informazione e di espressione e coloro che non hanno ancora accesso ad essi non diventi una incontrollabile, ulteriore fonte di disuguaglianza e di discriminazione”» (Etica in internet, 10).
Rispetto al tema specifico dell’inclusione digitale degli anziani, sempre il documento Etica in Internet sottolinea l’opportunità che Internet offre alla Chiesa di raggiungere con la propria opera di comunicazione anche «gruppi particolari come […] anziani e persone costrette a casa, persone che vivono in aree remote, [….] che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere» [ivi, 22].
La Chiesa ha riflettuto sugli elementi positivi di Internet, inteso come strumento potenzialmente utile per gli anziani, perché consentirebbe loro di stabilire relazioni sociali, di accedere a risorse informative utili per il proprio aggiornamento e a partecipare più attivamente alla vita della comunità. Nella relazione di sintesi della Prima Sessione dell’XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi (4-29 ottobre 2023) si sottolinea come il digitale, a partire dell’esperienza del COVID-19, possa essere molto utile per ridurre gli effetti di isolamento e solitudine degli anziani: anche in un’era post-Covid il digital può rappresentare uno strumento centrale per la missione della Chiesa e per raggiungere le fasce di popolazione più fragili.
Tuttavia, a fianco di quest’attenzione per le potenzialità di Internet è cresciuta anche la consapevolezza dei problemi che gli anziani possono incontrare, come la mancanza di competenze digitali per accedere pienamente a un mondo sempre più digitalizzato nelle relazioni e nei servizi.
Da questo punto di vista, oltre alle riflessioni etiche e dottrinali, la comunità ecclesiale è fattivamente impegnata nello sviluppo di iniziative a supporto dei processi di “buona” digitalizzazione degli anziani, favorendo l’accesso alle tecnologie digitali, l’aumento delle competenze per l’utilizzo di computer e smartphone in maniera consapevole e sicura, stimolando anche l’utilizzo dei media digitali come elemento in grado di favorire la solidarietà intergenerazionale. Le iniziative in tal senso sono moltissime, segnaliamo qui tra le più interessanti quella nata dalla collaborazione tra Curia di Palermo e Comune di Palermo per sviluppare corsi di educazione digitali per target svantaggiati presso le parrocchie della città (vedi Protocollo tra diocesi e comune: Palermo contro il digital divide).
Conclusioni: le sfide per gli anziani di un mondo digital first
La progressiva digitalizzazione dei media, delle relazioni e dei servizi rappresenta una sfida per la popolazione anziana e per la società tutta. Questo è vero in particolare perché tale digitalizzazione è sempre più accelerata (e l’emergenza Covid ha impresso un fondamentale ampliamento dell’offerta di contenuti e servizi digitali in molti aspetti della vita quotidiana dei cittadini) e perché, contemporaneamente, molte società (occidentali e non) stanno rapidamente invecchiando.
La Chiesa da tempo riflette sul ruolo nella società della comunicazione telematica e dei media digitali e i ricercatori cattolici sono attivamente impegnati nel comprendere le implicazioni etiche degli effetti dell’uso (e del non uso) di Internet nella società. Tale riflessione si inserisce da una parte nella più ampia attenzione del rapporto tra tecnologie, società e umano (vedi area tematica Scienze e tecnologie del Dizionario), dall’altra nella tradizionale attenzione dei ricercatori cattolici per gli “effetti dei media” sui pubblici e la società, ma anche sui soggetti più deboli e vulnerabili (pensiamo alla tradizione di studi e riflessione su rapporto tra bambini e media) quali spesso sono le persone anziane.
Rispetto al ruolo delle persone anziane, la rapida trasformazione di piattaforme e servizi digitali necessita un continuo aggiornamento e mette in difficoltà gli utenti più deboli e meno alfabetizzati. Pensiamo alle piattaforme di digital welfare, cioè tutti quei servizi di pubblica utilità (sanità, fisco, pensioni, rapporti con l’amministrazione pubblica in generale) ormai quasi totalmente digitalizzati e di fatto inaccessibili a chi non dispone di una connessione, delle competenze informatiche e di una identità digitale: il target di tali servizi molto spesso sono le persone anziane, proprio quelle che più di altre sono in difficoltà con gli strumenti digitali. Da questo punto di vista, la digitalizzazione diventa un ulteriore elemento di esclusione sociale, soprattutto nel caso di anziani con poche e deboli reti familiari e amicali di supporto, cioè, incapaci di essere aiutati nell’accedere al mondo digitale e di fatto, quindi, discriminati.
Si fa quindi strada anche nella riflessione accademica sulle tecnologie un termine che dà conto di forme di discriminazione nei confronti degli anziani: l’ageism, cioè una forma di discriminazione legata all’età (vedi Il rispetto per gli anziani: brevi note per gli operatori di cura). Riflettere di ageism e technologies, significa innanzitutto aiutare le persone anziane a non “autoescludersi” interiorizzando gli stereotipi legati all’età, ritenendosi incapaci di utilizzare le tecnologie, anche quando queste sono disponibili e accessibili. Significa inoltre guardare ai processi di accelerazione tecnologica come fenomeni che potenzialmente aumentano le diseguaglianze. E infine significa, più recentemente, prestare la giusta attenzione ai rischi di discriminazione derivanti dall’estensione degli ambiti d’uso dell’intelligenza artificiale.
Infatti, il mondo delle tecnologie applicate ai processi informativi e comunicativi ha negli ultimi anni subito un’ennesima evoluzione, con il dilagare dell’intelligenza artificiale e la diffusione dell’AI anche nel mondo degli utenti finali, con la crescente popolarità di ChatGPT. Come già avvenuto in occasione di precedenti innovazioni di mezzi di comunicazione e linguaggi mediali, anche in questo caso, tale accelerazione tecnologica porta con sé l’emergere di preoccupazione e riflessioni di carattere etico e dottrinale (vedi Intelligenza artificiale, aspetti filosofici).
Come ci ha ricordato il Santo Padre nel suo messaggio per il workshop organizzato in Vaticano dalla Pontificia Accademia per la Vita The “Good” Algorithm? Artificial Intelligence: Ethics, Law, Health, nel febbraio del 2020, i principi e gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa possono offrire un contributo decisivo nel concepire l’intelligenza artificiale come una tecnologia al servizio del bene comune, cioè «al servizio di ogni persona nella sua integralità e di tutte le persone, senza discriminazioni né esclusioni» (vedi The “Good”Algorithm?, 2021).
Studiando gli sviluppi dell’intelligenza artificiale in una prospettiva non ageistica si intende quindi monitorare e prevenire i bias dell’AI legati all’età sia nei processi di screening, per esempio, nella selezione del personale sia nella generazione e previsione di risultati in ambito medico. È questa la preoccupazione del policy brief dell’Organizzazione mondiale della sanità, dal titolo Ageism in artificial intelligence for health, che riflette sui possibili pregiudizi sull’età incorporati negli algoritmi e nei dataset. Un esempio, i sistemi di riconoscimento vocale sembrano meno efficaci a riconoscere la voce delle persone anziane, perché addestrati prevalentemente con dataset di voci giovani. Qual è l’effetto sugli anziani di una simile disfunzione tecnica? Come si modifica nell’anziano la percezione di adeguatezza nell’utilizzare una tecnologia che non funziona non per colpa dell’utente anziano impreparato, ma per un bias nella progettazione? Quali effetti ha una tecnologia che vuole apparire empatica come l’uomo e razionale come una macchina ed è invece inefficiente e discriminante?
Ritornano allora di grande attualità le parole di Papa Francesco nel Laudato si' (2015) sui rischi che alle tecnologie vengano delegate funzioni e compiti svolti un tempo dagli esseri umani: per la popolazione anziana tale sostituzione rappresenta non solo un pericolo di inaridimento delle relazioni sociali, ma un ostacolo reale all’accesso ai servizi di pubblica utilità e ai servizi in generale. Se infatti le relazioni, i servizi, le informazioni diventano full digital, chi, come le persone anziane, ha più difficoltà a digitalizzarsi rischia di essere discriminato. A queste difficoltà la comunità ecclesiale e la società tutta devono rispondere, come suggerisce Francesco, ricordandosi del primato della comunicazione umana come relazione interpersonale, che deve fungere da modello di riferimento per ogni tipo di relazione comunicativa, anche mediale. Questa vale soprattutto per le persone anziane che, più di altre, chiedono alle tecnologie della comunicazione di non sostituirsi alle relazioni umane, sia nel rapporto con i propri cari, sia nel rapporto con i servizi pubblici.
Bibliografia
Colombo F., Aroldi P., Carlo S. (2018), ‘I use it correctly!’: The use of ICTs among Italian grandmothers in a generational perspective, «Human Technology», 14(3), 343-365.
Lucifora C. (2022), La sfida dell’invecchiamento: Quali prospettive per un nuovo welfare, «Giornale della Accademia di medicina di Torino», 228-239.
Rossi G., Boccacin L., Bramanti D., Meda S.G. (2014), Active Ageing: Intergenerational Relationships and Social Generativity. «Studies in Health Technology and Informatics», 203, 57-68.
The «good» algorithm? Artificial intelligence: ethics, law, health, Pliniana, 2021.
Virilio P. (1981), Velocità e politica. Saggio di dromologia, Multhipla.
Autore
Simone Carlo, Università Cattolica del Sacro Cuore (simone.carlo@unicatt.it)