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Dizionario di dottrina
sociale della Chiesa

LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Fascicolo 2022, 4 – Ottobre-Dicembre 2022

Prima pubblicazione online: Dicembre 2022

ISSN 2784-8884

DOI 10.26350/dizdott_000103

Suolo: uso, abuso e consumo Soil: Use, Abuse, and Uptake

di Martino Mazzoleni

Abstract:

ENGLISH

La Chiesa invita a garantire i benefici derivanti dalle risorse della terra all’intera umanità e la possibilità di goderne alle generazioni future. Una risorsa scarsa è il suolo. Esso consente la produzione di alimenti e regala la bellezza dei paesaggi e della natura. Tuttavia, il suolo viene sfruttato fino al suo degrado dall’agricoltura non sostenibile e, inoltre, consumato per realizzare infrastrutture, servizi e – diritto fondamentale delle persone – alloggi. Tra le maggiori sfide della nostra epoca vi è dunque la lotta all’abuso del suolo causato da attività antropiche e la ricerca di un suo uso sostenibile, in grado di contemperare i bisogni dell’umanità con la salvaguardia delle sue funzioni ecosistemiche.

Parole chiave: Consumo di suolo, Land degradation, Casa, Ambiente naturale, Custodia del creato
ERC: SH7_5 SH7_6 SH7_8

ITALIANO

The Church invites us to guarantee to all humanity the benefits deriving from the earth’s resources and to future generations the possibility of enjoying them. Soil, from which food is produced and that offers the beauty of the landscapes and nature, is a scarce resource. However, soil is exploited and deteriorated by unsustainable agriculture and, moreover, it is consumed by infrastructures, services and - a fundamental right of people - housing. Therefore, among the greatest challenges of our time there is the fight against the abuse of soil caused by anthropogenic activities and the search for its sustainable use, so as to reconcile the needs of humanity with the safeguarding of its ecosystem functions.

Keywords: Land take, Land degradation, Housing, Natural environment, Custody of creation
ERC: SH7_5 SH7_6 SH7_8

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1. Una ricchezza per l’umanità…

Il suolo è la “risorsa naturale sottostante” il terreno (Commissione Europea 2021, 9). Oltre a consentire la produzione di alimenti, i suoli sani ospitano il 25% dell’intera biodiversità e sono “il più grande deposito di carbonio del pianeta. Questa caratteristica, insieme alla capacità di assorbire acqua […] e ridurre il rischio di allagamenti e siccità”, nonché all’attitudine ad ospitare la vegetazione, fa del suolo “un alleato indispensabile […] per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici” (ivi, 1).

Le molteplici funzioni del suolo sono messe in risalto anche nei testi del Magistero. Rammentando l’invito biblico «siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela» (Gn 1, 28), la Laborem exercens (1981, 4) puntualizza che tali parole «indicano tutte le risorse che la terra […] nasconde in sé, e che, mediante l’attività cosciente dell’uomo, possono essere scoperte e da lui opportunamente usate». Il suolo è necessario all’uomo per ricavarne sostentamento e benefici. Si pensi ad esigenze fondamentali riconosciute come diritti universali, che non potrebbero essere assolte senza utilizzare suolo, quali il diritto alla terra da coltivare (si veda la voce Accesso alla terra) e quello alla casa (Octogesima adveniens, 1971, 11; Sollicitudo rei socialis, 1987, 17), nonché alle risorse energetiche e materie prime che giacciono nel sottosuolo (Laborem exercens, 12) e alle foreste.

Figura 1 - Funzioni e servizi ecosistemici forniti dal suolo

(Fonte: FAO 2015)

Riassumendo, agricoltura, silvicoltura, allevamento, estrazione di risorse minerarie si svolgono a partire dalla terra, mentre gli edifici necessitano di terreni per essere costruiti. Tuttavia, ciò non significa che – per sovvenire a queste attività e diritti fondamentali – il suolo vada consumato indiscriminatamente, pregiudicandone l’utilizzo per le generazioni future. Eppure, questa nostra indispensabile dote è a rischio.

…sfruttata e consumata in modo insostenibile

Tra il 20 e il 40% dei suoli terrestri è ormai degradato (Smith et al. 2016, 1009; UNCDD 2022), avendo perso il proprio capitale naturale. I principali fattori sono l’impermeabilizzazione e le pratiche insostenibili in agricoltura, quali l’uso massiccio di pesticidi e fertilizzanti chimici. Si aggiunge a questi, nei Paesi in via di sviluppo, la deforestazione per scopi agricoli, che distrugge o compromette aree naturali ed ecosistemi con relative biodiversità e capacità di mitigazione del cambiamento climatico. A sua volta, il deterioramento dei suoli causa desertificazione, erosione e rischio idrogeologico, povertà alimentare e fame, migrazioni, diffusione di zoonosi, diminuzione della biodiversità, conflitti (UNCDD 2022).

Figura 2 - Feedback loop tra degrado del suolo, cambiamento climatico e perdita di biodiversità

(Fonte: UNCDD 2022, 8)

Accanto al sovrasfruttamento da allevamento ed agricoltura, nelle regioni ad alto reddito una crescente minaccia è costituita dal consumo urbano di suolo. Che è una risorsa finita, giacché non rinnovabile una volta che viene trasformata. Nel contesto nel quale la conoscenza e le politiche sono più consolidate, cioè l’Unione europea, il consumo di suolo viene definito come la sua trasformazione dallo stato naturale, semi-naturale o agricolo per altri usi, che includano una copertura artificiale del terreno (costruzioni e infrastrutture) oppure no (parchi urbani, impianti sportivi) (EEA, 2021). Esso si deve soprattutto all’espansione urbana (impianti industriali e commerciali, dispersione residenziale), prevalentemente a scapito di aree agricole (ivi). Specialmente attraverso l’impermeabilizzazione del terreno, il consumo comporta rimozione della sostanza organica, perdita di biodiversità e potenzialità agricole. Perciò, esso è corresponsabile del land-grabbing (si veda la voce Accesso alla terra) laddove, anche per sopperire alla diminuzione di terre coltivabili nei Paesi “ricchi”, governi e multinazionali si accaparrano, spesso illegalmente, enormi quantità di terre destinate all’agricoltura e all’allevamento per l’esportazione nei Paesi in via di sviluppo (Pontificio Consiglio della Giustizia e Pace, Per una migliore distribuzione della terra. La sfida della riforma agraria, 1997, 20; 33). Peraltro, tali Paesi sono altresì interessati dalla perdita di suolo naturale e agricolo dovuta all’urbanizzazione, ad esempio in Africa occidentale (Tappan et al., 2016) e Asia sudorientale (Smith et al., 2016, 1017).

La terra nella dottrina sociale

Già san Giovanni Paolo II ha messo esplicitamente a tema l’abuso delle risorse naturali: «non si può fare impunemente uso delle diverse categorie di esseri viventi o inanimati – animali, piante, elementi naturali – come si vuole, a seconda delle proprie esigenze economiche» (Sollicitudo rei socialis, 34) Sono quindi da scongiurare «la contaminazione dell’ambiente, con gravi conseguenze per la salute della popolazione» e l’impiego delle risorse «come se fossero inesauribili», cosa che mette «seriamente in pericolo la loro disponibilità non solo per la generazione presente, ma soprattutto per quelle future». Ciò perché «il dominio accordato dal Creatore all’uomo non è un potere assoluto, né si può parlare di libertà di “usare e abusare”, o di disporre delle cose come meglio aggrada» (ibid.).

Sulla stessa linea, la Laudato si’ (2015, 67) ricorda che i testi biblici «invitano a “coltivare e custodire” il giardino del mondo (Gn 2,15). Mentre “coltivare” significa arare o lavorare un terreno, “custodire” vuol dire proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. Ciò implica una relazione di reciprocità responsabile tra essere umano e natura. Ogni comunità può prendere dalla bontà della terra ciò di cui ha bisogno per la propria sopravvivenza, ma ha anche il dovere di tutelarla e garantire la continuità della sua fertilità per le generazioni future».

Il suolo, infatti, non è solamente una risorsa da far fruttificare, in quanto ha in sé una preziosissima valenza ambientale: «per il buon funzionamento degli ecosistemi sono necessari anche i funghi, le alghe, i vermi, i piccoli insetti, i rettili e l’innumerevole varietà di microorganismi» che il terreno racchiude, giacché «ogni creatura ha una funzione e nessuna è superflua» (Laudato si’ , 34 e 84). Inoltre, il terreno e come esso è utilizzato e modellato dall’uomo sono componenti fondamentali del paesaggio, come evocato con accento lirico da Papa Francesco: «Suolo, acqua, montagne, tutto è carezza di Dio. La storia della propria amicizia con Dio si sviluppa sempre in uno spazio geografico che diventa un segno molto personale, e ognuno di noi conserva nella memoria luoghi il cui ricordo gli fa tanto bene. Chi è cresciuto tra i monti, o chi da bambino sedeva accanto al ruscello per bere […], quando ritorna in quei luoghi si sente chiamato a recuperare la propria identità.” (ivi, 84)

Politiche e strumenti

Per combattere degrado e consumo dei suoli si sono diffusi interventi ispirati al paradigma della sostenibilità e finalizzati a realizzare i target dei Sustainable development goals, in particolare quelli relativi alle pratiche agricole resilienti (2.4), alla sostenibilità della pianificazione urbanistica (11.3), alla lotta alla desertificazione e ripristino dei terreni deteriorati (15.3).

Le buone pratiche di gestione del suolo lo considerano come risorsa scarsa e preziosa. Esse si rivolgono alla riduzione e inversione del degrado dei suoli ripristinandone i servizi ecosistemici (land restoration), la biodiversità funzionale, la fertilità in senso lato. Gli strumenti per farlo sono numerosi e spesso necessariamente integrati. Ad esempio, attraverso riforestazione e nuove piantumazioni e «permettendo al terreno di rigenerarsi da solo dopo la sua manomissione» (UNCDD 2022, xv-xvi).

Figura 3 - Approcci, azioni e benefici della land restoration

(Fonte: UNCDD 2022, xvii)

Inoltre, emergono politiche di limitazione del consumo di suolo generato dall’urbanizzazione. Per esempio, la Commissione europea (2021, 3-4) ha adottato la Strategia per il suolo – ancora priva di effetti tangibili – che ha per obiettivi raggiungere «la neutralità climatica basata sul suolo» e, entro il 2050, «un consumo netto di suolo pari a zero» per preservare i terreni agricoli e naturali, nonché ridurre l’inquinamento del suolo «a livelli non più […] nocivi per la salute umana e per gli ecosistemi naturali […] entro limiti che il nostro pianeta può sostenere». Tra le varie strategie (Smith et al., 2016, 1019), la rigenerazione urbana – che può essere incentivata con strumenti fiscali o finanziari – riutilizza suoli già consumati, mentre la densificazione tende ad aumentare i volumi edificabili in aree già urbanizzate, per preservare i terreni vergini dalla trasformazione. Un tetto al suolo consumabile viene fissato da leggi e regolamenti in diversi Stati europei. Misure fiscali tendono a rendere più costosa la dispersione urbana (urban sprawl), che consuma suolo nelle zone periurbane ed è foriera di alti costi energetici e di trasporto, nonché di frammentazione degli spazi naturali. Nelle aree maggiormente urbanizzate, il suolo trasformato può essere compensato con la rinaturalizzazione di altre aree «per ridurre al minimo la perdita di servizi ecosistemici» (Commissione Europea, 2021, 9-10). Nella progettazione urbana devono essere predisposti aree verdi, a bassa impermeabilizzazione, e corridoi ecologici, con i quali si mira a mitigare l’impatto di infrastrutture utili alla collettività che, però, alterano ambienti naturali e «vanno prendendo possesso degli habitat e a volte li frammentano», pregiudicandone la sopravvivenza (Laudato si’, 35). In via generale, occorrerebbe ridurre ogni incentivo all’uso insostenibile, anche a scopo agricolo, dei terreni.

Per un uso etico del suolo

Il suolo ha molte funzioni: agricola, ambientale, paesaggistica, edificatoria, estrattiva. Tra esse esiste un trade-off. Diversi saperi scientifici (pedologia, urbanistica, geografia, economia) forniscono il proprio contributo per misurarlo e valutarlo. La dottrina sociale offre principi per un uso non solo sostenibile, ma anche etico del suolo, giacché, «nei confronti della natura visibile, siamo sottomessi a leggi non solo biologiche, ma anche morali, che non si possono impunemente trasgredire» (Sollicitudo rei socialis, 34). A ciò possono ispirarsi in coscienza decisori pubblici e privati cittadini che si trovano ad affrontare decisioni usuali, ma tutt’altro che prosaiche.

Un esempio riguarda la costruzione di alloggi per sovvenire al fabbisogno abitativo. Secondo l’ONU, oggi 1,8 miliardi di persone non hanno un’abitazione decente. «La mancanza di alloggi è grave in molte parti del mondo […]. Non soltanto i poveri, ma una gran parte della società incontra serie difficoltà ad avere una casa propria” (Laudato si’, 152). L’edificazione serve altresì a soddisfare il legittimo desiderio della proprietà di una casa, che «ha molta importanza per la dignità delle persone e per lo sviluppo delle famiglie» (ibid.). Tuttavia, essa consuma spesso suolo fertile, magari degrada il paesaggio e avviene, in alcuni Paesi sviluppati, pur in presenza di cospicue quantità di abitazioni vuote. Secondo una stima dell’OCSE del 2019, nei Paesi membri dell’organizzazione le case non occupate sono oltre il 10% del totale.

Un secondo esempio riguarda la realizzazione di nuovi impianti industriali o commerciali, che pure danno lavoro e creano ricchezza, per la quale sono sovente preferiti terreni agricoli, poiché solitamente meno cari da acquistare e trasformare. Nondimeno, il riuso e la riqualificazione di lotti già urbanizzati, ma sotto-utilizzati o dismessi, eviterebbe di consumare spazi verdi.

Infine, tutti quanti investano i propri risparmi, per garantire un futuro alla propria famiglia, possono interrogarsi se sia preferibile finanziare attività economiche che spingono al limite le capacità produttive delle terre e dei sistemi idrici, oppure altre dirette alla loro gestione sostenibile. Cosa che è foriera di profitti per gli investitori (da derrate alimentari o legname) oltre che di opportunità di reddito e vivibilità per gli agricoltori, le popolazioni indigene, le comunità locali (UNCDD 2022, xi).

La Chiesa invita a ponderare accuratamente tutte queste esigenze, per scongiurare che il necessario uso della terra non diventi abuso e spreco, figli della «cultura consumistica, che dà priorità al breve termine e all’interesse privato» (Laudato si’ , 184) rispetto ai bisogni delle generazioni future e al valore intrinseco del creato da custodire.

Voce correlata: Suolo (Dizionario 2004, voci di particolare rilevanza)


Bibliografia
• Commissione Europea (2021), Comunicazione della Commissione. Strategia dell’UE per il suolo per il 2030. Suoli sani a vantaggio delle persone, degli alimenti, della natura e del clima, COM (2021) 699 final.
• EEA (2021), Land Take in Europe.
• Smith P. et al. (2016), Global Change Pressures on Soils from Land Use and Management, «Global Change Biology», 22, 3, 1008-1028.
• Tappan G.G. et al. (2016), West Africa Land Use Land Cover Time Series, U.S. Geological Survey data release.
• UNCDD – United Nations Convention to Combat Desertification (2022), The Global Land Outlook, 2nd edition.


Autore
Martino Mazzoleni, Università Cattolica del Sacro Cuore (martino.mazzoleni@unicatt.it)