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Fascicolo 2021, 1 – Gennaio-Marzo 2021
Prima pubblicazione online: Marzo 2021
ISSN 2784-8884
DOI 10.26350/dizdott_000004
Abstract:
ENGLISH
La maggior parte dei poveri al mondo vive in aree rurali e basa la propria esistenza sui frutti della terra, pur non godendo spesso di diritti formali per il suo uso. L’accesso equo alla terra è un fattore dirimente ai fini dello sviluppo economico, la sicurezza alimentare e la giustizia sociale nello stretto connubio esistente tra ambiente e povertà. Oggi, crescenti pressioni commerciali sulla terra mettono a rischio l’accesso da parte dei più poveri, alimentando così forme di marginalizzazione e vulnerabilità, e rinnovano l’urgenza di una riflessione critica sulla questione ambientale.
Parole chiave: Terra, Sviluppo, Destinazione universale dei beni, Questione ambientale, Sicurezza alimentare, Giustizia sociale, Accaparramento delle terre, Diritti di proprietà, Povertà, Suolo
ERC: SH1 - SH1_2 - SH1_5 - SH1_13
ITALIANO
The majority of the world's poor live in rural areas and ground their livelihoods on land-related economic activities, although they often do not enjoy formal land rights. Equal access to land is a decisive factor for economic development, food security and social justice given the strong relationship between the environment and poverty. Today, increasing world population and growing commercial pressures on land make the access to natural resources at risk for the poorest, thus feeding forms of marginalization and vulnerability. These dynamics renew the urgency of a critical reflection on land access and environmental issues.
Keywords: Land, Development, Universal destination of goods, Environmental issues, Food security, Social justice, Land grabbing, Property Rights, Poverty, Soil
ERC: SH1 - SH1_2 - SH1_5 - SH1_13
La funzione sociale della terra
La terra ricopre un ruolo fondamentale nella società umana, racchiudendo molteplici e profondi significati. La produzione agricola, l’allevamento e lo sfruttamento delle foreste rappresentano sistemi produttivi fondamentali su cui ancora milioni di persone – specialmente i più poveri – basano i propri mezzi di sussistenza e capacità di generare reddito. La terra è un fattore produttivo primario e la sua limitatezza ne fa un bene prezioso, oggetto di investimento (anche come bene rifugio, in quanto dotato di valore intrinseco), di transazioni economiche e di competizione tra usi alternativi.
La terra racchiude anche un valore non materiale: alimenta l’identità dei popoli, poiché ineludibilmente legata alla cultura e storia di una comunità, definendo a volte la stessa appartenenza ad essa. I rituali religiosi e la sepoltura dei defunti legano da tempi ancestrali l’uomo alla terra, creando un vincolo identitario che è allo stesso tempo strumento di mobilitazione attorno a quel senso di appartenenza.
Il riconoscimento di diritti di accesso e la definizione di sistemi di proprietà sono centrali nel consentire o ostacolare lo sviluppo economico, la sicurezza alimentare, la giustizia sociale e la sostenibilità ambientale su scala locale e globale.
Accesso alla terra e povertà
La maggior parte dei poveri al mondo vive in aree rurali, basa la propria esistenza sull’attività legate alla terra, pur non godendo spesso di diritti formali su di essa. L’esortazione di Papa Francesco a uno “sviluppo sostenibile e integrale” (Laudato si’, 2015, 13) invita ad una riflessione urgente sul profondo legame tra poveri e terra. La riduzione della fertilità dei suoli, la crescente mancanza di acqua disponibile, gli effetti del cambiamento climatico generano impatti devastanti, soprattutto per i più poveri, poiché più esposti ai rischi e meno dotati di strumenti di resilienza. In tale contesto, l’espandersi di attività economiche che riducono la possibilità per i poveri di accedere alla terra – a causa di cambiamenti d’uso del suolo (da agricolo a estrattivo, per esempio), della delocalizzazione di attività produttive, dell’espansione di aree urbane – esacerbano la loro condizione di vulnerabilità, alimentando spesso tensioni sociali e conflittualità.
A livello globale, due dinamiche principali stanno influenzando l’accesso alla terra: la crescita demografica e la domanda di terra per scopi commerciali.
Con una popolazione in rapida crescita e l’espansione delle possibilità di consumo per ampi settori di questa, la domanda di beni alimentari ed energetici è in costante aumento, rafforzando processi competitivi per l’accaparramento di terra e di risorse naturali.
Questioni di sicurezza alimentare, riportate all’attenzione mondiale dalla recente crisi dei prezzi agricoli e – soprattutto – l’aspettativa di prezzi elevati per numerosi beni agricoli hanno spinto verso un’acquisizione transnazionale di terre fertili senza precedenti. Su scala globale, questa tendenza si è tradotta in forti pressioni di natura commerciale sulla terra, nella crescente finanziarizzazione dei prezzi agricoli, in grandi acquisizioni che impongono l’allontanamento di piccoli produttori agricoli e popoli indigeni dalle terre tradizionalmente utilizzate.
Considerando tali dinamiche, così come il nuovo aumento del numero di persone che soffre la fame nel mondo e della disuguaglianza interna nei Paesi, risulta più che mai imperativo rinnovare la nostra riflessione sull’accesso alla terra e sulla pluralità di sistemi di gestione che la caratterizzano in un’ottica di salvaguardia ambientale e giustizia sociale.
La cura della terra
Il magistero sociale della Chiesa esorta a tener conto di una esigenza fondamentale: non si deve utilitaristicamente ridurre la natura a mero oggetto di manipolazione e sfruttamento. Si sottolinea invece la responsabilità umana di preservare un ambiente integro e sano per tutti (cfr. Sollicitudo rei socialis, 1987, 34), poiché la natura è al servizio delle persone, ma l’uomo non deve abusarne, bensì usarla con cura e moderazione.
Ma, guardandoci attorno, ciò che osserviamo è che “l’aspetto di conquista e di sfruttamento delle risorse è diventato predominante e invasivo, ed è giunto oggi a minacciare la stessa capacità ospitale dell’ambiente” (Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti ad un convegno su “Ambiente e salute”, 1997, 2). La terra è chiaramente al centro di tale osservazione. L’espansione delle capacità di produzione (e consumo) spinge verso il sovra-sfruttamento delle risorse naturali, l’impoverimento dei suoli, il degrado ambientale e l’indebolimento delle capacità di rigenerazione degli ecosistemi.
Al contrario, le attività produttive sono chiamate a conciliare esigenze economiche e protezione ambientale, strutturando processi decisionali trasparenti e inclusivi. Ciò implica l’accurata definizione delle modalità attuative dei processi produttivi e l’inclusione di adeguate voci di spesa per la tutela ambientale poiché l’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi di mercato non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente (cfr. Centesimus annus, 1991, 40).
Osserviamo spesso però che i tempi di rigenerazione delle risorse sono compromessi, minando alla base i mezzi di sussistenza di milioni di individui. L’importanza della terra per i più poveri e vulnerabili riecheggia nell’invito di Papa Francesco ad una “ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali” (Laudato si’, 137), così profondamente legate alla questione ambientale.
La responsabilità verso l’ambiente abbraccia non solo le esigenze del presente, ma anche quelle del futuro (cfr. Caritas in veritate, 2009, 48) in una prospettiva di equità intergenerazionale, in modo che “prevalga l’etica del rispetto per la vita e dignità dell’uomo, per i diritti delle generazioni umane presenti e di quelle che verranno” (Ai partecipanti ad un convegno su “Ambiente e salute”, 5). La preservazione degli ecosistemi e l’uso congruo delle risorse è misura concreta della sostenibilità degli attuali processi di crescita e corrisponde al dovere di rispettare un bene collettivo, e pertanto destinato a tutti, oggi e domani.
L’umanità è chiamata a perseguire i propri interessi complessivi in un orizzonte temporale vasto, superando le prospettive individualistiche generate da un’ipertrofia di consumi, che dimentica il ruolo di custode che ci è dato.
Destinazione universale dei beni
L’uomo, infatti, non ha un diritto assoluto sulla natura, bensì un mandato di cura, conservazione e sviluppo in una logica di destinazione universale dei beni. “Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, e pertanto i beni creati debbono essere partecipati equamente a tutti, secondo la regola della giustizia, inseparabile dalla carità” (Gaudium et spes, 1966, 69). La creazione è un dono fatto all’uomo e i beni della creazione sono destinati a tutti in modo equo (cfr. Sollicitudo rei socialis, 42). Ne consegue la responsabilità etica di far sì che tutti gli uomini abbiano accesso ai beni della creazione, secondo giustizia e carità: è usare legittimamente un dono ricevuto (la terra) e farne dono a propria volta nel riconoscimento dell’interdipendenza che lega tra loro tutti gli uomini.
La libertà dell’azione umana legittima l’uso della risorsa che può e deve dar frutto – poiché l’uomo è chiamato ad usare sapientemente i beni della terra e a partecipare all’opera della creazione attraverso il proprio lavoro – ma in una prospettiva di bene comune e sviluppo, che si fa sostenibile quando il legame di reciprocità del dono si realizza. Si tratta pertanto “di promuovere l’ambiente come casa e come risorsa a favore dell’uomo e di tutti gli uomini” (Ai partecipanti ad un convegno su “Ambiente e salute”, 5). Ne deriva una implicazione molto concreta: l’accaparramento delle risorse, la concentrazione di queste nelle mani di pochi, il loro uso a fini individualistici sono contrari all’ordine della creazione (cfr. Gaudium et spes, 69).
Diritti di proprietà
I diritti di proprietà – di qualsiasi natura – che regolano l’accesso e l’uso dei beni della creazione, inclusa la terra e le risorse ivi contenute, trovano un limite nel principio di destinazione universale dei beni (cfr. Laborem exercens, 1981, 14). L’uomo usufruisce di molteplici forme di proprietà della terra (siano esse individuali o collettive) – secondo le contingenze storico-sociali e in base alle istituzioni dei popoli – ma “deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri” (Gaudium et spes, 69). La funzione sociale della proprietà è un elemento fondante la sua stessa definizione (cfr. Francesco, Videomessaggio in occasione dell’incontro virtuale dei giudici membri dei comitati dei diritti sociali di Africa e America, 2020). Il profondo legame tra terra e povertà ci esorta a studiare le attuali dinamiche globali in una prospettiva di sviluppo integrale, affinché gli individui possano raggiungere il loro pieno potenziale in un contesto di pace, giustizia sociale e dignità umana.
Fin dal Concilio Vaticano II, la dottrina sociale invita a una riflessione sulla questione etica e politica suscitata dall’esistenza, in molti Paesi poveri, di “proprietà agricole estese od anche immense, scarsamente o anche per nulla coltivate per motivi di speculazione; mentre la maggioranza della popolazione è sprovvista di terreni da lavorare” (Gaudium et spes, 71). La necessità di una riforma agraria capace di promuovere un accesso equo alla terra è una riflessione viva che nasce dalla constatazione che “il processo di concentrazione della proprietà della terra è giudicato uno scandalo perché in netto contrasto con la volontà e il disegno salvifico di Dio, in quanto nega a tanta parte dell’umanità il beneficio dei frutti della terra” (Pontificio Consiglio della Giustizia e Pace, Per una migliore distribuzione della terra. La sfida della riforma agraria, 1997).
Applicazioni: le grandi acquisizioni di terra
La riflessione sulle forme di diritti di proprietà (e uso) ci sprona oggi ad esaminare gli impatti generati dalle grandi acquisizioni di terra in paesi a basso e medio reddito, spesso caratterizzati da istituzioni deboli e – paradossalmente – non sempre in grado di soddisfare le esigenze nazionali di sicurezza alimentare. Tali acquisizioni modificano l’uso dei suoli, alterano i sistemi economici dei piccoli produttori agricoli e dei popoli indigeni – spesso allontanati dalle proprie terre, senza necessariamente ricevere adeguate compensazioni o mezzi alternativi per la generazione di reddito. La mercificazione della terra porta ad una competizione asimmetrica tra aziende multinazionali o potenti investitori nazionali e piccoli produttori agricoli, tale per cui per quest’ultimi “l’accesso alla proprietà dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessità vitali è loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di proprietà strutturalmente perverso” (Laudato si’, 52).
Ciò non implica alcun valore negativo intrinseco delle acquisizioni, poiché l’afflusso di capitale – così come di conoscenze e tecnologie – può innescare processi di sviluppo locale. La dimensione critica, che alimenta la ricerca sociale, è come questi investimenti vengono gestiti e in che misura le comunità locali sono coinvolte e rese agenti di sviluppo nelle decisioni che riguardano l’uso dei terreni agricoli (cfr. Benedetto XVI, 2007).
Con la consapevolezza che “l’economia infatti ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento; non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona” (Caritas in veritate, 2009, 45) è necessario promuovere modelli di investimento che non conducano a usi competitivi della terra, né impongano forme di marginalizzazione e quindi lesivi della dignità umana. La ricerca sociale può contribuire a correggere gli aspetti disfunzionali dei sistemi economico-finanziari sostenere la definizione di politiche di gestione delle risorse in combinazione sinergica a quelle di lotta alla povertà integrando “la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri” (Laudato si', 49).
Figura 1 - Acquisizioni internazionali finalizzate ad attività agricole (accordi conclusi con contratto) 2000-2016

(Fonte: Land Matrix, 2016)
Bibliografia
Balestri S. (2017), The commodification of land: the impact of large investments on livelihoods and social stability in low income countries, "Educatio Catholica", III. 4, pp. 61-70.
Beretta S. (2002), Wealth Creation in the Global Economy: Human Labor and Development, in M. Naugthon e C. Clark, Rethinking the Wealth of Nations, Notre Dame University Press.
De Schutter O., Rajagopal B. (2019), Property Rights from Below: Commodification of Land and the Counter-movement, Routledge.
Mellon C. (2012), Destinazione universale dei beni, "Aggiornamenti sociali", 63, 2012, pp. 164-168.
Autore
Sara Balestri, Università Cattolica del Sacro Cuore (sara.balestri@unicatt.it)