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Dizionario di dottrina
sociale della Chiesa

LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Fascicolo 2025, 1 ‒ Gennaio-Marzo 2025

Prima pubblicazione online: Marzo 2025

ISSN 2784-8884

DOI 10.26350/dizdott_000175

Le nuove generazioni nel mondo dell’intelligenza artificiale The New Generations in the World of Artificial Intelligence

di Anna Maria Tarantola

Abstract:

ENGLISH

L’IA sta influenzando e trasformando la società con impatti sia positivi che negativi. Quelli negativi sono particolarmente rilevanti per i giovani che sono grandi consumatori di strumenti digitali, ma inconsapevoli dei rischi connessi, a causa della loro fiducia incondizionata nella tecnologia. Vanno tutelati riattivando la capacità di cura anche attraverso un cambiamento epocale del modello educativo e un ampio processo formativo degli insegnanti e delle famiglie.

Parole chiave: Intelligenza artificiale, Giovani, Educazione, Regolamentazione, Big Tech,
ERC:

ITALIANO

AI is influencing and transforming society with both positive and negative impacts. The negative ones are particularly relevant for young people who are great consumers of digital tools but unaware of the risks associated with them due to their unconditional trust in technology. They must be protected by reactivating the capacity for care also through an epochal change in the educational model and a broad training process for teachers and families.

Keywords: Artificial Intelligence, Young people, Education, Big Tech
ERC:

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Stiamo vivendo una parte della complessa rivoluzione tecnologica che presenta caratteristiche del tutto nuove rispetto alle precedenti rivoluzioni: velocità delle innovazioni; pervasività; impatti rilevanti e imprevedibili su tutti gli aspetti della vita umana, delle relazioni, della società; intreccio tra vantaggi e rischi che ne rendono difficile la completa e profonda valutazione; enorme potere di pochi grandi imprenditori tecnologici (Big Tech). Gli Stati e le società sembrano essere succubi dello sviluppo tecnologico che, insieme all’economia, è diventato la guida dell’agire umano assumendo la connotazione di fine, anziché di strumento quale è. Tecnologia ed economia sono strumenti da usare oculatamente per perseguire il vero fine dell’umanità che è il miglioramento dell’«insieme di quelle condizioni di vita sociale che permettono tanto ai gruppi quanto ai singoli membri di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente» (Gaudium et spes, 26, definizione di bene comune richiamata da Papa Francesco nella Laudato si’, 156).

Tra le evoluzioni più recenti (big data, machine learning, Edge e Fog computing, Distributed Ledger Technology, Realtà aumentata e Realtà virtuale, Internet delle Cose, Computing quantistico, robotica), un rilievo particolare riveste l’Intelligenza artificiale in particolare di quella generativa, che Papa Francesco (G7 14 giugno 2024, Borgo Egnazia) ha definito uno «strumento affascinante e tremendo» perché da un lato è un «prodotto straordinario del potenziale creativo degli esseri umani» che offre nuove «entusiasmanti» opportunità, ma dall’altro è uno strumento che può avere impatti negativi sulla qualità della vita degli esseri umani, sulle relazioni tra persone e Paesi, sull’armonia tra i popoli, sulla stabilità internazionale e sulla casa comune.

La domanda fondamentale di fronte a questa affascinante e terribile innovazione è se l’IA sta migliorando il bene comune, se sta cioè migliorando la disponibilità/ accessibilità per tutti di: Educazione – formazione, salute, pace e sicurezza, acqua, cibo ed energia, lavoro. E soprattutto se il mondo dell’IA nelle sua varie evoluzioni sta garantendo il pieno rispetto della dignità della persona attraverso la giustizia, la solidarietà e la sussidiarietà.

[vedi voci: Aspetti etici e antropologici dell’Intelligenza ArtificialeIntelligenza artificiale, aspetti filosofici]

L’IA garantisce tutto questo? È una domanda a cui non è facile rispondere perché richiede la valutazione degli impatti che la o le IA determinano su persone, aziende, territori, società tutta e relazioni internazionali.

Nel convegno di oggi ci focalizziamo sui giovani, ma forse vale la pena di ricordare quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’IA che il Magistero del Santo Padre ha ampiamente evidenziato nei suoi vari interventi.

L’IA ha indubbi vantaggi: ricordo l’aumento della produttività e dell’efficienza in molti settori, ad esempio in finanza, medicina, agricoltura, meteorologia; il risparmio di tempo; l’automazione delle attività ripetitive. Questi vantaggi, però, si ottengono solo se la si sa usare in modo corretto, se si pongono le domande in modo giusto; i rischi di errori sono rilevanti. Tra l’altro vale la pena evidenziare che non è certo che l’IA accresca la produttività e il PIL se si considerassero i suoi effetti negativi.

Ma al di là delle questioni economiche dobbiamo innanzi tutto considerare, senza timore e titubanza, le questioni etiche , sociali e di gestione/controllo connesse all’ampio uso di IA come più volte evidenziato dal Santo Padre: l’emergere di situazioni di oligopolio da parte delle Big Tech, che riescono a condizionare l’economia, la vita di persone e Stati; l’uso di algoritmi costruiti [vedi voci: AlgoritmoRealtà computabili. Prospettive e limiti] in modo superficiale o errato che determinano discriminazioni o peggio; l’insufficiente o mancata tutela della privacy; l’abuso delle nuove tecnologie per il compimento di attività illecite (riciclaggio e frodi); diffusi fenomeni di attacchi cibernetici; l’impatto sul mondo del lavoro [vedi voce: Tecnologia e lavoro al tempo dell’intelligenza artificiale] con l’emergere di un elevato numero di lavoratori esposti al rischio di perdere il lavoro e la connessa necessità di gestire responsabilmente le delicate fasi di riconversione; le responsabilità dei manager nel processo decisionale supportato da o delegato alla IA; la produzione di armi autonome; le questioni giuridiche connesse alle responsabilità degli sviluppatori; le relazioni con la clientela; l’ammontare di rifiuti tossici e gli enormi consumi di energia che lo sviluppo dell’IA comporta proprio mentre l’umanità sta affrontando una delicata transizione energetica; la regolamentazione frammentata, assente o inadeguata. Questi sono solo alcuni esempi delle tante distorsioni che vanno gestite, non subite.

Il mondo digitale ha un particolare effetto sulle giovani generazioni che sono consumatrici compulsive dei vari strumenti.

Nel corso del Convegno verranno presentati i risultati della ricerca Telefono Azzurro – BVA Doxa con un focus particolare sui rischi del crescente uso di strumenti digitali da parte dei giovani.

Questi rischi sono acuiti dal fatto che i giovani hanno una fiducia incondizionata nella tecnologia che li porta, in una percentuale rilevante, a sottovalutarne i possibili pericoli. Soprattutto gli adolescenti, come mostrano alcuni studi, ritengono di essere immuni dalle conseguenze dei comportamenti rischiosi, di essere invulnerabili (cd. ottimismo ingiustificato) e quindi non prendono le necessarie precauzioni. Sono grandi consumatori, ma inconsapevoli.

A causa di questa loro incondizionata fiducia hanno una elevata probabilità, superiore quella degli adulti, di essere catturati /influenzati da pochi centri di potere che controllano una enorme massa di dati e di informazioni senza precedenti, li profilano secondo le logiche di mercato e modificano la loro percezione della realtà.

Questa dipendenza sta già determinando un preoccupante cambiamento di abitudini nei giovani, con il rischio che si disabituino al pensiero e addirittura all’uso delle parole (Maffei, 2018). Studi mostrano un peggioramento della qualità delle relazioni, l’anonimato li spinge a fare cose che non avrebbero mai fatto di persona; sono guidati dai like, perdono il senso della realtà, della vera vita. Si riscontra poi un preoccupante aumento, soprattutto tra i più fragili, di mancanza o scarsità di sonno, danni alla vista, dolori muscolari, sbalzi d’umore, disallineamento con la realtà, ansia, attacchi di panico e depressione.

Cosa fare

Il presupposto fondamentale per riuscire a governare/controllare i rischi, è la capacità di tornare ad essere guidati dai valori, non dal potere e dalla ricchezza, riattivando la capacità di cura, l’attenzione ai più piccoli, l’accudimento. Ma questo richiederebbe una diversa visione del mondo rispetto a quella che si è venuta affermando.

Ma quanto è difficile. Basta vedere cosa è successo dopo la nomina di Trump. I Big Tech hanno subito approfittato per eliminare scelte “etiche” che avevano fatto, spinti dalla normativa e dall’opinione pubblica (Google ha recentemente eliminato le sue regole storiche che vietavano l’utilizzo di IA per lo sviluppo di armi).

È una chiara dimostrazione che il mondo della rivoluzione tecnologica è guidato esclusivamente dall’obiettivo di ottenere ricchezza e potere senza riguardo agli aspetti etici e ai rischi considerati residuali e accettabili.

Invece se vogliamo “godere” dei benefici dell’IA senza subirne i lati oscuri dobbiamo con urgenza lavorare, a tutti i livelli, con un coraggio incondizionato per conoscere e correggere, se necessario frenare, l’IA quando va a detrimento del benessere di tutta l’umanità, nessuno escluso.

Tra le varie azioni che si possono attivare, mi concentrerò su tre aspetti: educazione/ricerca, regolamentazione e controlli, coinvolgimento dei produttori di IA.

Il mondo educativo

In particolare mi sembra urgente un cambio del modello educativo per tutelare i giovani dei rischi dell’IA. Nel suo discorso inaugurale dell’anno accademico 2024/2025, il Rettore, prof.ssa Elena Beccalli, ha detto una cosa che mi ha molto colpito positivamente: l’Università Cattolica non si propone di essere la migliore università del mondo, ma la migliore università per il mondo. Questo è il modo di procedere, usare la formazione/educazione per migliorare i singoli e il mondo, non per gareggiare e competere come fine a se stesso.

Già nel 1991 il Santo Giovanni Paolo II affermava che era necessaria e urgente una grande opera educativa e culturale, che comprendesse «l’educazione dei consumatori a un uso responsabile del loro potere di scelta, la formazione di un alto senso di responsabilità nei produttori e, soprattutto, nei professionisti della comunicazione di massa, oltre che il necessario intervento delle pubbliche Autorità» (Centesimus annus, 1991, 36). Mi sembra che queste indicazioni ben si applichino all’era digitale.

L’IA sta cambiando sia il modo di acquisire conoscenze e competenze sia il senso stesso dell’educazione. Una grande sfida per il mondo educativo che forse è in ritardo nel capire i cambiamenti e nel processo di adattamento di metodi e contenuti al nuovo contesto.

Per questo l’introduzione dell’IA nei processi educativi va associata ad una attenta valutazione di come introdurla e di come abituare i giovani, sin da piccoli, all’uso consapevole ed etico delle nuove tecnologie, compreso l’uso dei social (alfabetizzazione). Importante che questo processo riguardi tutti, riducendo il digital divide. Sarebbe anche opportuno tornare a ragionare sul senso stesso dell’educazione, sull’influenza che la tecnologia ha sul nostro modo di essere, sulle relazioni, sulla stessa comprensione dei modelli educativi.

Ricordiamoci che l’educazione ha lo scopo ultimo di aiutare i giovani, anche nel nuovo contesto, a divenire una persona sia economica che creativa e relazionale e di fornire loro, oltre alle competenze tecnico-scientifiche, la capacità del pensiero critico e di coltivare lo sviluppo di conoscenze trasversali. Un algoritmo non è in grado di promuovere la crescita della persona. Mi chiedo se stiamo lavorando affinché non si realizzi il rischio, elevato, che venga accettato per buono quanto “dice” l’IA senza ragionare sulle e valutare le risposte con la propria testa.

L’IA certamente riduce il tempo da dedicare alle ricerche di dati/informazioni e alla loro elaborazione. Cosa faranno i giovani del tempo risparmiato? Temo che, se non ben guidati, lo dedicheranno a passare ancora più tempo sui social, aggravando gli effetti negativi sulla qualità della loro vita che già osserviamo.

L’IA ha un pervasivo e forse trasformativo impatto sulla società, per questo tutto il processo formativo va ridisegnato per ridare priorità alla persona, fornendo ai giovani insieme alle competenze tecniche, il senso di sé, della propria specificità, delle proprie passioni, desideri, talenti attraverso l’esercizio dell’accudimento, che può diventare una fonte innovativa e motivante di giustizia sociale che consente a ogni essere umano di vivere una vita gratificante. La ricerca può dare un fondamentale contributo.

Ma tutti questi cambiamenti di metodo, contenuto e senso, richiedono un urgente ampio processo formativo degli insegnanti e una piena consapevolezza, a tutti i livelli, della complessità del processo e della necessità di cura dei giovani e delle famiglie che non vanno lasciati soli. Fondamentale a tale riguardo il ruolo delle università nel preparare i futuri insegnanti.

Regolamentazione e controlli

Insieme ad interventi nel mondo educativo è necessario introdurre una efficace e giusta regolamentazione globale che riduca i rischi senza soffocare l’innovazione.

È opportuno che le regole siano globali, applicabili da tutti i Paesi, e che siano snelle e flessibili; sarebbe anche utile una autorità mondiale e incentivi che incoraggino l’innovazione etica e prevengano conseguenze negative. Non più norme, ma buone norme. L’Unione Europea ha emanato l’AI Act basato sul risk approach, è un passo importante, ma non è globale, ne restano fuori i maggiori produttori di IA: gli USA e la Cina.

Purtroppo la probabilità di avere regole comuni e una autorità mondiale sono molto scarse, ma ciò non impedisce di operare in tal senso per un mondo migliore.

Coinvolgere i produttori, promotori e venditori di IA

Fino a poco tempo fa pensavo che l’avvio di un dialogo costruttivo con i Big Tech per spingerli verso la produzione e il commercio di una IA etica (algoretica), veramente al servizio dell’umanità, fosse possibile. Purtroppo dopo le loro recenti decisioni, assunte a seguito dell’insediamento di Trump, mi sembra difficile, quasi impossibile ottenere un cambiamento. Le scelte su come configurare e usare l’IA sono umane e umani sono i responsabili/proprietari delle Big Tech, il cambiamento dipende dalla loro funzione obiettivo che osservo con sofferenza è solo e soltanto il perseguimento del massimo profitto e potere.

Forse una spinta dal basso dell’opinione pubblica che decida di utilizzare solo l’IA etica potrebbe avere un effetto, poi ci vogliono i giusti incentivi: sanzioni, tassazioni, contributi al bene comune.

Conclusione

L’IA ha reso ancora più complesso il mondo in cui viviamo e più difficile interpretare e valutare gli impatti rilevanti sulla vita delle persone.

Per “proteggere le nuove generazioni nel mondo dell’IA” dobbiamo cambiare il nostro sguardo ed essere consapevoli che ora, più che mai, è assolutamente necessario esercitare il rispetto della dignità umana e di vivere questa responsabilità nella nostra quotidiana attività in uno spirito di solidarietà e cooperazione, perché questo è il modo con cui possiamo rendere la vita comunitaria più giusta e coesa.

Questa responsabilità riguarda tutti, come ha affermato il Santo Giovanni Paolo II nella Sollicitudo rei socialis (1987, 38) «tutti siamo veramente responsabili di tutti».

Questa responsabilità la dobbiamo sentire ed esplicare in particolare verso i giovani. Non dobbiamo lasciarli soli in questo mondo così complesso e difficile, affascinante e tremendo, e operare affinché il progresso tecnologico sia uno strumento al servizio del bene comune, capace di proteggere, non danneggiare, i più fragili, e sostenere la naturale dignità di ogni essere umano.

È un percorso lungo e difficile, ma possibile, possiamo incominciare dall’educazione e dalla ricerca, dalla regolamentazione e dal dialogo con i produttori di IA, ma ancor più importante è attivare un forte, unitario movimento dal basso che dia un segnale importante ai Big Tech e ai regolatori di cosa intendiamo per uno sviluppo tecnologico che aiuti e non danneggi l’umanità.

(*) Testo dell’intervento tenuto il 10 febbraio 2025 nell’ambito del convegno di Telefono Azzurro “Il Bambino al Centro. Un Internet sicuro per tutti: Proteggere le Nuove Generazioni nel Mondo digitale”.


Bibliografia
• Artificial Intelligence and Care of Our Common Home: a focus on Industries, Finance and Communication, forthcoming research , coordinator Anna Maria Tarantola.
• Floridi L. (2022), Etica dell’Intelligenza artificiale. Sviluppi, opportunità, sfide, Raffaello Cortina Editore.
• Haidt J. (2024), La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli, Rizzoli.
• Intelligenza Artificiale: l’indagine sui giovani tra rischi e opportunità, Quaderni del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo, 11, 2024.
• Maffei L. (2018), Elogio della Parola, Il Mulino.
• Paglia V. (2024), L’algoritmo della vita. Etica e Intelligenza artificiale, Piemme.


Autore
Anna Maria Tarantola (annatarantola45@gmail.com)