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Fascicolo 2023, 2 – Aprile-Giugno 2023
Prima pubblicazione online: Giugno 2023
ISSN 2784-8884
DOI 10.26350/dizdott_000123
Abstract:
ENGLISH
Nel presente contributo si ripercorrono brevemente alcuni punti cardine relativi all’identità della donna proposta dal Magistero della Chiesa. Si esplorano, successivamente, le sfide all’identità femminile nell’attuale realtà socio-culturale, analizzando il mercato, il sistema politico e la storia del pensiero femminista, della quale si ripercorrono gli iniziali approcci fino all’ipotesi decostruzionista e al “neo-femminismo della dignità”.
Parole chiave: Relazione, Femminismo, Donna, Reciprocità, Dignità
ERC: SH3 The Social World and Its Diversity; SH3_4
ITALIANO
The present contribution briefly reviews some key points relating to women’s identity proposed by the Magisterium of the Church. It also explores the challenges to female identity in the current socio-cultural reality, analyzing the market, the political system and the history of feminist thought, from its initial approaches to the deconstructive hypothesis and the "neofeminism of dignity".
Keywords: Relationship, Feminism, Woman, Reciprocity, Dignity
ERC: SH3 The Social World and Its Diversity; SH3_4
L’identità femminile nel Magistero della Chiesa
Nel 1963 Giovanni XXIII nella Pacem in terris afferma la presenza della donna nella Chiesa e nella società come un segno dei tempi. Il Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962 - 8 dicembre 1965) incoraggia una più vasta partecipazione delle donne sia nell’ambito culturale e sociale, che nell’ambito ecclesiale. Nel 1973, Paolo VI, istituisce la Commissione di studio sulla donna nella società e nella Chiesa, affidata al Pontificio Consiglio per i Laici, creato sei anni prima, in risposta ad una esplicita richiesta del Sinodo dei Vescovi e in vista dell’Anno internazionale della donna indetto dalle Nazioni Unite nel 1975.
Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris mater (1987) propone in Maria il modello per ogni uomo e specialmente per ogni donna, successivamente pubblica durante l’Anno Mariano (1988) la lettera apostolica Mulieris dignitatem. Per la prima volta un documento pontificio è interamente dedicato alla donna: una pietra miliare. In questa lettera il Papa svolge un’analisi antropologica alla luce della Rivelazione per evidenziare, sia dai primi capitoli della Genesi, sia dalle parole e dalle opere di Gesù Cristo, elementi fondativi quali la pari dignità dell’uomo e della donna creati a immagine di Dio; “l’unità dei due” e la chiamata alla comunione; l’importanza della complementarità e reciprocità nella coppia; l’apprezzamento del genio femminile e dell’identità femminile al di là della vita familiare; la figura di Maria come modello della donna e realizzazione piena dell’essere umano chiamato alla santità. Nel 1995 Giovanni Paolo II, dopo aver dedicato il tema della Giornata Mondiale per la Pace alla “Donna, educatrice di pace”, scrive una lettera indirizzata a tutte le donne, in occasione della IV Conferenza mondiale dell’Onu sulla donna svoltasi a Pechino, per riflettere «sui problemi e sulle prospettive della condizione femminile nel nostro tempo» (Lettera alle donne, 1), sottolineando che il genio della donna va promosso nella società e nella Chiesa.
Nell’udienza generale del 14 febbraio 2007, Benedetto XVI svolge una catechesi dedicata alle donne e alla loro responsabilità ecclesiale dalle prime comunità cristiane a oggi. Nel 2008, ventesimo anniversario della Mulieris dignitatem, il Pontificio Consiglio per i Laici organizza un Convegno internazionale sul tema: “Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza”, per riprendere un cammino di approfondimento con l’obiettivo di procedere a un bilancio degli ultimi venti anni nell’ambito della promozione della donna e del riconoscimento della sua dignità.
Una proposta sempre attuale
Nel 2013 Papa Francesco, nell’incontro con l’episcopato brasiliano a Rio de Janeiro (27 luglio), sostiene l’importanza fondamentale delle donne nella trasmissione della fede e invita a promuovere il loro ruolo attivo nella comunità ecclesiale.
Nell’ottobre 2022 nell’ambito della conferenza “Il volto pieno dell’umanità: le donne al comando per una società giusta”, organizzata dalla Missione permanente di osservazione della Santa Sede presso l’UNESCO e da Caritas Internationalis, con il patrocinio dell’UNESCO, Papa Francesco in un tweet riprende il tema della promozione delle donne, rinnovando l’appello affinché sia rafforzato l’impegno per maggiore rispetto e riconoscimento nei loro confronti e per un più ampio loro coinvolgimento.
Papa Francesco riprende quest’ultimo tema (11 marzo 2023), in occasione della presentazione del volume Più leadership femminile per un mondo migliore. Il prendersi cura come motore per la nostra casa comune (a cura di Anna Maria Tarantola), commentando il notevole contributo fornito dalle donne in merito al prendersi cura del bene comune. Allo stesso tempo denuncia le ingiustizie che spesso subiscono (riferendosi, ad esempio, agli stipendi più bassi in ambito lavorativo), invitando a una maggiore inclusività e a un maggior rispetto dell’altro.
Il “genio” della donna
Nella lettera apostolica Mulieris dignitatem Giovanni Paolo II pone il “genio” della donna come punto focale intorno a cui si coagulano tutte le riflessioni sulla sua missione nella società (e nella Chiesa) a servizio della persona umana. L’espressione «genio della donna» viene esplicitata nella Lettera alle donne (n. 9). Il “genio” non va confuso con il tradizionale stereotipo della femminilità, ma va assunto come espressione al femminile del triplice munus – la dignità sacerdotale, profetica e regale del cristiano – e come partecipazione e coinvolgimento delle donne in vari ambiti. La donna ha il privilegio di una vocazione tesa a mantenere viva la sensibilità per l’umano. È la fiducia, nutrimento cruciale per le relazioni umane e sociali, che ella aiuta a portare in salvo, specie quando tali relazioni sono sopraffatte dalla sete di dominio.
Le sfide per l’identità femminile nella società
Nell’attuale realtà socio-culturale l’identità femminile si trova ad affrontare sfide particolarmente rischiose presenti in ambito sociale. Tre sono gli ambiti in cui si evidenziano tali sfide per l’identità femminile, nel quadro di una prospettiva, oggi dominante, di omogeneizzazione tra i generi: il mercato, il sistema politico e il femminismo.
1. Donne e mercato del lavoro – Innanzitutto, il mercato non ha e non sembra avere molto rispetto per le donne e la funzione materna. L’identità femminile adulta deve confrontarsi con il mondo del lavoro, un mondo ancora improntato a codici maschili e che permettono con difficoltà l’espressione della relazionalità femminile sia per quanto riguarda l’ingresso nel mondo del lavoro, sia per quanto riguarda la permanenza nello stesso, a causa della complessa conciliazione tra tempi di vita. Nel complesso nonostante indubbi elementi di problematicità – una maggiore precarietà lavorativa rispetto agli uomini, la mancanza di una cultura della flessibilità del lavoro – peraltro acuiti dalla crisi economica, le donne non sembrano rinunciare né alla dimensione familiare né a quella lavorativa. La fatica nel tenere insieme tali aspetti è tuttavia evidente e determina o una contrazione della dimensione procreativa o una rinuncia della personale realizzazione nel mondo del lavoro (vedi voce Lavoratori e famiglia).
2. Donne e partecipazione politica – Il sistema politico tende a uguagliare uomini e donne in quanto semplici cittadini, attraverso provvedimenti, seppur discutibili, che riservano spazi per le donne nei processi elettorali. Per le istituzioni politiche modernizzanti, il gender del cittadino è (deve essere) indifferente, perché il complesso dei diritti-doveri non è (non deve essere) distinto per sesso. Il sistema politico, che si è fatto grande alleato delle donne mediante il Welfare State, si è rivelato per certi aspetti una trappola proprio per le donne stesse. Le misure cosiddette di welfare contribuiscono spesso (certo non sempre) a mantenere la donna in una condizione di “assistita” piuttosto che di protagonista, non attuando politiche sociali improntate alla sussidiarietà (vedi voce Sussidiarietà).
3. Il percorso del pensiero femminista – Il tema-problema della donna si è imposto sulla scena sociale nel Novecento con i movimenti sociali libertari propugnati dal femminismo, che nasce da una giusta esigenza di denuncia della subordinazione della donna nella famiglia e nella società e all’insegna di una rivendicazione di libertà. La riflessione sull’identità femminile, sul genere e sulle differenze di genere è stata messa a fuoco dal pensiero femminista, in un lungo arco di tempo, che può essere così sintetizzato.
Un primo approccio – definibile “culturalismo essenzialista” – ha posto al centro della propria riflessione il dato biologico, come elemento essenziale per la definizione del soggetto “donna”, sottolineando l’importanza della funzione riproduttiva per la sopravvivenza della società. In questo modo la femminilità viene ridotta alle qualità biofisiche creatrici della vita.
Un secondo approccio individua l’essenza della soggettività non solo nel dato fisico, ma nell’attività umana concreta, correlando, quindi, l’identità di genere alla divisione sessuata del lavoro, sulla base della quale vengono definiti ruoli maschili e femminili distinti.
Un terzo approccio si è interrogato sul legame tra gender e struttura psichica dell’individuo, approfondendo, in particolare, le basi della psicanalisi. In generale, si può affermare che la prospettiva psicanalitica sulla dimensione di genere trova il suo interesse originario nella funzione materna e nella propensione femminile alla cura e alle relazioni.
Come si è potuto osservare, mentre gli studi di genere hanno mostrato di considerare l’identità femminile come data, in quanto assimilabile alla sua corporeità, altri autori hanno proposto di concepire il genere come costruzione sociale, indipendente dalla dimensione biologica. Sono individuabili due filoni paralleli, che possono essere indicati rispettivamente come ipotesi costruzionista e pensiero decostruzionista.
4. L’ipotesi decostruzionista e costruzionista – L’ipotesi costruzionista si fonda sull’idea che l’unico processo responsabile dell’esistenza dei due generi è la costruzione sociale: non c’è un prius biologico di cui rendere conto. Le distinzioni tra maschile e femminile, presenti in ogni società e riferite alla corporeità, vengono plasmate dalla realtà sociale alla quale appartengono. Il pensiero decostruzionista sostiene che gli individui, dal momento che sono condizionati (“costruiti”) dal discorso sociale e dalla pratica culturale, possono essere decostruiti. Secondo questo orientamento, il termine genere rimanda al “rivestimento” che la società assegna ai due sessi diversi e che deve essere “decostruito” per liberare le donne da ciò che è loro attribuito socialmente.
Nel complesso emerge il rischio di una perdita dell’identità femminile (e, più in generale, dell’umano), che si nota nel continuo aumento degli orientamenti sessuali (gender fluid). In questa prospettiva non si può più configurare una solidarietà delle donne per il raggiungimento di loro obiettivi perché non esiste più una identità né del femminile né del maschile con lineamenti distinguibili.
Sembra essersi persa l’idea di persona fatta di corpo, psiche e anima dotata di una sua intrinseca dignità, grande conquista della tradizione occidentale.
Ripensare l’identità femminile nel post-femminismo: il nuovo femminismo della dignità
Una parte della cultura femminista ha sentito l’esigenza di cominciare a pensare il gender con e attraverso le relazioni, secondo un codice simbolico relazionale, che implica una reale dualità tra uomo e donna. Nell’ambito di tale codice duale e reciprocitario, le diversità si pongono come positive e articolano relazioni tra maschile e femminile che arricchiscono l’umano. L’identità viene, quindi, definita attraverso e con la relazione ad un’alterità, non per negazione dialettica.
Mary Ann Glendon aveva espresso chiaramente questa visione in occasione della Conferenza ONU sulle donne a Pechino nel 1995, quando aveva guidato la delegazione vaticana alla Conferenza stessa. Nel corso della discussione sui documenti finali della Conferenza, la studiosa aveva sottolineato in senso negativo l’enfasi posta sull’eguaglianza formale tra uomo e donna e sui diritti riproduttivi, a scapito dello speciale bisogno di tutela della maternità e criticato l’eliminazione dai documenti dei diritti dei genitori e della religione.
Si tratta di un punto di vista che ha introdotto una nuova riflessività nel percorso del pensiero femminista, pur sostenuta con accenti diversi, che ha riguardato anche il rapporto delle donne con il corpo e con la maternità.
A questo proposito M.A. Glendon ha osservato che è andato sempre più chiaramente delineandosi «un femminismo basato su un’adeguata comprensione della dimensione sociale della persona umana, un femminismo che forse non si chiamerà più femminismo». Questo approccio può essere indicato come “neo-femminismo della dignità”. Si tratta di mantenere viva la sensibilità per l’umano, portando in salvo il legame che ne costituisce l’essenza.
L’esperienza del generare e della maternità è esemplare, in quanto porta il segreto e la legge “drammatica” del legame: la sua paziente costituzione e al contempo il compito di “lasciare andare” l’altro verso il suo destino. È, paradossalmente, un possesso, un aver potere sull’altro, che permette e incoraggia il distacco. È un prendersi cura che va ben oltre il maternage, ma si fonda su un indomito rilancio di fiducia (prendersi cura della vita, dei poveri, dell’educazione, della famiglia, della pace, degli anziani, dei giovani, della politica, del lavoro e della scienza).
Le donne che sanno essere fedeli al loro “genio” e che sanno resistere al potere omologante e seduttivo della società possono mettere in guardia l’uomo contemporaneo che rischia di perdere “l’umano”, risucchiato dal mito dell’efficienza, dal successo, da ritmi di lavoro disumanizzanti rispetto al paziente ascolto del dolore, al gusto del condividere la vita… La donna riesce a “vedere oltre”, perché vede l’umano con la ragione e con il cuore.
Voce correlata: Donna (Dizionario 2004, voci di particolare rilevanza)
Bibliografia
• Donati P. (2007), L’identità maschile e femminile: distinzioni e relazioni per una società a misura della persona umana, Memorandum 12, Belo Horizonte: UFMG; Ribeirão Preto: USP, 75-94.
• Glendon A. (1997), Le donne dinanzi a scelte fondamentali: modi, sfide e prospettive nella cultura contemporanea in La logica del dono, numero monotematico della rivista «Laici oggi», 40.
• Rossi G. (2019), Donna e Femminismo, in Dizionario su sesso, amore e fecondità, a cura di José Noriega e René & Isabelle Ecochard, Cantagalli, Siena 2019, 257-262.
• Scabini E. (2014), La famiglia, il ruolo della donna, in Giovanni Paolo II - L’uomo, il Pontefice, il Santo, Utet Grandi Opere - FMR, 91-93.
• Scola A. (2002), Uomo-donna. Il “caso serio” dell’amore, Marietti 1820.
Autore
Giovanna Rossi, Università Cattolica del Sacro Cuore (giovanna.rossi@unicatt.it)