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Fascicolo 2021, 1 – Gennaio-Marzo 2021
Prima pubblicazione online: Marzo 2021
ISSN 2784-8884
DOI 10.26350/dizdott_000039
Abstract:
ENGLISH
Dopo aver sottolineato la rilevanza mondiale del fenomeno dei minori migranti, vengono messe in evidenza le principali sfide che questi minori si trovano ad affrontare. Vengono poi illustrate le indicazioni che, in diversi documenti del Magistero e nei messaggi di Papa Francesco, sollecitano i cristiani ad agire secondo queste priorità: la protezione dei minori migranti, la loro integrazione nella società e l’assunzione di soluzioni durature.
Parole chiave: Minori, Migrazione, Vulnerabilità, Protezione, Integrazione
ERC: SH2_1
ITALIANO
After pointing out the worldwide relevance of the phenomenon of migrant minors, the main challenges these minors face are outlined. It then illustrates the guidelines that, in several Magisterial documents and in Pope Francis’ messages, urge Christians to act according to these priorities: the protection of migrant minors, their integration into society and the implementation of long-lasting and sustainable practices.
Keywords: Minors, Migration, Vulnerability, Protection, Integration
ERC: SH2_1
Nel corso dei primi decenni del XXI secolo, il fenomeno dei minori che migrano, soli o con la propria famiglia, ha assunto nel mondo una consistenza quantitativa sempre maggiore, passando dai 24 milioni del 2000, ai 33 milioni nel 2019 (Unicef, 2020).
Figura 1 - Numero di minori migranti dal 2000 ad oggi

(Fonte: UNICEF, Child Migration, April 2020)
In Italia, la questione dell’accoglienza – e della tutela – di questi minori si è posta sin dalla fine degli anni Novanta, anche per il forte impatto che questa particolare tipologia di minori ha sul sistema di welfare. Di fatto, la loro presenza ha trasformato le agenzie educative e, in particolare, i servizi socioeducativi rivolti ai minori, influenzandone sia gli aspetti organizzativi sia gli aspetti più propriamente gestionali. In particolare, gli ultimi anni hanno visto una crescita considerevole del numero di minori stranieri non accompagnati, cioè senza adulti di riferimento, giunti nei paesi dell’Unione Europea, in particolare in Italia e in Grecia, soprattutto a seguito degli importanti cambiamenti sociopolitici intervenuti in diverse aree del Medio Oriente, del Nord Africa e dell’Africa sub-sahariana, al punto da divenire un segmento importante della popolazione immigrata.
Migrare con i propri genitori o ricongiungersi con essi, dopo alcuni anni di separazione dovuta alla migrazione, ha come conseguenza l’esigenza di ridefinire il proprio mondo di relazioni e di affetti, cercando di far fronte allo stress che inevitabilmente accompagna i grandi cambiamenti di vita (Valtolina e Marazzi, 2006). E una delle caratteristiche che potrebbe essere considerata comune nelle seppur diverse esperienze di questi giovani migranti è la vulnerabilità, come ha sottolineato anche Papa Francesco nel suo messaggio in occasione della 103a giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato 2017. Vulnerabilità dovuta in particolare alla novità e alla diversità dell’ambiente di vita.
La novità e la diversità
La categoria che qualifica ogni storia di migrazione è la novità. Una novità che, per il minore migrante, si declina in alcuni specifici ambiti: una nuova lingua; una nuova scuola, cioè un nuovo modo di imparare (Santagati e Colussi, 2020); un nuovo modo di pensare a sé stessi (Mancini, 2009); un nuovo futuro, molto diverso da quello immaginato prima della migrazione.
Particolarmente rilevante e decisivo per un minore migrante è il discorso che riguarda la lingua. Imparare una lingua significa non solo potersi esprimere, ma anche aprirsi alla conoscenza di altre culture e accedere ad altre visioni del mondo. La conoscenza delle lingue e delle culture è inoltre condizione indispensabile per rafforzare le relazioni e i legami e per abbattere le barriere che creano separazioni e discriminazioni (Calvi, Bonomi, Mapelli, 2016). Nel contesto migratorio, conoscere la lingua del Paese di accoglienza significa non solo avere la possibilità di potersi muovere in autonomia e di soddisfare i propri bisogni primari, ma anche di partecipare pienamente alle attività della società e di interagire in situazioni in cui sono in gioco doveri e diritti. È anche sulla spinta di tali considerazioni che molte organizzazioni cattoliche, come la Caritas, e molte parrocchie si sono attivate per offrire opportunità di apprendimento della lingua degli autoctoni.
Un secondo fattore di vulnerabilità per il minore migrante è dato dalla diversità del suo nuovo ambiente di vita. Diversità che deve essere affrontata e vissuta da parte di tutti con un approccio interculturale, come è sempre stato indicato nei documenti del Magistero della Chiesa (cfr. Gaudium et spes, 1966, 27; Erga migrantes caritas Christi, 2004, 30), un approccio cioè che privilegia i valori che accomunano e rifiuta di prendere in considerazione solamente le differenze che separano, per poter giungere a una convivenza pacifica e costruttiva. L’obiettivo primario di un’educazione interculturale comporta non solo l’accettazione e il rispetto del diverso, ma anche il riconoscimento della sua identità culturale nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione, di collaborazione, in una prospettiva di reciproco arricchimento.
Il rispetto della dignità dei minori
La dottrina sociale della Chiesa ha sempre sottolineato l’esigenza di rispettare la dignità dei minori, in particolare quando si trovano in una particolare condizione di vulnerabilità, come i minori migranti. “Nella famiglia, comunità di persone, deve essere riservata una specialissima attenzione al bambino, sviluppando una profonda stima per la sua dignità personale, come pure un grande rispetto e un generoso servizio per i suoi diritti. Ciò vale di ogni bambino, ma acquista una singolare urgenza quanto più il bambino è piccolo e bisognoso di tutto, malato, sofferente o disabile” (Familiaris consortio, 1981, 26). I diritti dei bambini devono essere quindi protetti dagli ordinamenti giuridici. Ed è perciò necessario, prima di ogni altra cosa, che in tutti i Paesi il valore dell’infanzia abbia un riconoscimento pubblico: “nessun paese del mondo, nessun sistema politico può pensare al proprio avvenire se non attraverso l’immagine di queste nuove generazioni che dai loro genitori assumeranno il molteplice patrimonio dei valori, dei doveri e delle aspirazioni della nazione alla quale appartengono e di tutta la famiglia umana” (Giovanni Paolo II, Messaggio al Segretario Generale delle Nazioni Unite in occasione del Vertice mondiale per i Bambini, 22 settembre 1990). Purtroppo, la situazione di una larga parte dei bambini nel mondo è lungi dall’essere soddisfacente, per la mancanza di condizioni che favoriscano il loro sviluppo, malgrado l’esistenza di uno specifico strumento giuridico internazionale a tutela dei diritti del fanciullo, che impegna quasi tutti i membri della comunità internazionale e che la stessa Santa Sede ha ratificato. Si tratta di condizioni connesse alla mancanza di servizi sanitari, di una casa, di un’alimentazione adeguata, di un’educazione. Permangono insoluti, inoltre, alcuni gravissimi problemi: il traffico dei bambini, il fenomeno dei “bambini di strada”, l’impiego di bambini in conflitti armati, il matrimonio forzato delle bambine. È indispensabile quindi combattere, a livello nazionale e internazionale, le violazioni della dignità dei minori. Si tratta di atti delittuosi che devono essere combattuti, ribadisce il Magistero, con adeguate misure preventive, da una decisa azione degli Stati.
I minori migranti “tre volte vulnerabili”
Papa Francesco, in occasione della 103a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, nel 2017, ha voluto richiamare l’attenzione sulla realtà dei minori migranti, specialmente quelli soli, indicando alcune azioni necessarie e sollecitando tutti a prendersi cura di questi minori, che sono tre volte vulnerabili: perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari. Sono, infatti, in primo luogo i minori, sottolinea il Papa, a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla povertà e dalle condizioni ambientali, fattori ai quali si associa la globalizzazione nei suoi aspetti più negativi. La corsa sfrenata verso guadagni rapidi e facili comporta anche lo sviluppo di piaghe come il traffico di bambini, lo sfruttamento e l’abuso dei minori e, in generale, la privazione dei diritti sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.
Cosa fare?
Papa Francesco sottolinea la necessità di concentrare l’attività su tre focus: la protezione dei minori migranti, la loro integrazione nella società e l’assunzione di soluzioni durature.
Anzitutto, si tratta di adottare ogni possibile misura per garantire una protezione ai minori migranti, per evitare che divengano preda di sfruttatori senza scrupoli. Del resto, la linea di demarcazione tra migrazione e traffico di essere umani può essere a volte molto sottile. Molti sono i fattori che contribuiscono a creare uno stato di vulnerabilità nei migranti, specie se minori. Ma la spinta più potente allo sfruttamento dei minori viene da individui privi di scrupoli che approfittano della loro condizione. Occorre quindi intervenire – suggerisce il Papa – con maggiore rigore ed efficacia nei confronti degli sfruttatori, altrimenti non potranno essere fermate le molteplici forme di schiavitù di cui sono vittime i minori migranti.
In secondo luogo, bisogna lavorare per l’integrazione dei bambini e dei ragazzi migranti. Essi dipendono in tutto dagli adulti e, molto spesso, la scarsità di risorse finanziarie diventa impedimento all’adozione di adeguate politiche di accoglienza e di inclusione. Di conseguenza, invece di favorirne l’inserimento o di promuovere programmi di rimpatrio assistito, si cerca solo di impedire il loro ingresso, favorendo così il ricorso a reti illegali, oppure essi vengono rimandati nel Paese d’origine senza assicurarsi che ciò corrisponda al loro effettivo “interesse superiore”. La condizione dei minori migranti è poi ancora più grave quando si trovano in stato di irregolarità o quando vengono assoldati dalla criminalità organizzata. In tali casi, il diritto degli Stati a gestire i flussi migratori e a salvaguardare il bene comune nazionale deve coniugarsi con il dovere di risolvere e di regolarizzare la posizione dei migranti minorenni, nel pieno rispetto della loro dignità.
Resta poi fondamentale l’adozione di adeguate procedure nazionali e di piani di cooperazione concordati tra i Paesi d’origine e quelli d’accoglienza, in vista dell’eliminazione delle cause dell’emigrazione forzata dei minori.
In terzo luogo, il Papa sollecita tutti, affinché si adottino soluzioni durature. Poiché si tratta di un fenomeno complesso, la questione dei minori migranti va affrontata alla radice: guerre, violazioni dei diritti umani, corruzione, disuguaglianze, povertà e disastri ambientali fanno parte delle cause del problema. E i minori sono i primi a soffrirne.
Osservazioni conclusive
Il coinvolgimento dei minori nei processi migratori è oggi sempre maggiore e ciò dovrebbe determinare, nelle società d’accoglienza, delle condizioni che tengano conto della loro particolare vulnerabilità, che vede intrecciati fattori psicologici, sociali, economici e culturali.
Con la consapevolezza, per i cristiani, che il fenomeno migratorio è anch’esso parte della grande storia della salvezza, come ci ha ricordato Papa Francesco, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2017: “tale fenomeno costituisce un segno dei tempi, un segno che parla dell’opera provvidenziale di Dio nella storia e nella comunità umana in vista della comunione universale. […] La Chiesa incoraggia a riconoscere il disegno di Dio anche in questo fenomeno, con la certezza che nessuno è straniero nella comunità cristiana. Ognuno è prezioso, le persone sono più importanti delle cose e il valore di ogni istituzione si misura sul modo in cui tratta la vita e la dignità dell’essere umano, soprattutto in condizioni di vulnerabilità, come nel caso dei minori migranti”.
E con l’obiettivo, non solo di prevenire e combattere possibili abusi ai loro danni, ma anche di fornire loro sostegno e risorse per lo sviluppo di una personalità solida e armonica.
Bibliografia
Calvi M.V., Bonomi M., Mapelli G. (2016), Lingua, identità e migrazione, Franco Angeli.
Mancini T. (2009), Psicologia dell’identità etnica, Carocci.
Santagati M., Colussi E. (2020), Alunni con background migratorio in Italia. Le opportunità oltre gli ostacoli, ISMU.
UNICEF (2020), Child Migration, April 2020.
Valtolina G.G., Marazzi A. (2006), Appartenenze multiple. L’esperienza della migrazione nelle nuove generazioni, Franco Angeli.
Autore
Giovanni Giulio Valtolina, Università Cattolica del Sacro Cuore (giovanni.valtolina@unicatt.it)