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Dizionario di dottrina
sociale della Chiesa

LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Fascicolo 2021, 1 – Gennaio-Marzo 2021

Prima pubblicazione online: Marzo 2021

ISSN 2784-8884

DOI 10.26350/dizdott_000026

Traffici illeciti Illicit trafficking

di Alberto Aziani

Abstract:

ENGLISH

I traffici illeciti e i crimini transnazionali ad essi connessi costituiscono una minaccia per la pace, lo sviluppo economico e la coesione sociale nei Paesi in via di sviluppo come nel mondo occidentale. In considerazione della loro particolare pericolosità per le persone e le società, la dottrina sociale della Chiesa è particolarmente attenta ai temi del traffico e della tratta di esseri umani, del traffico di droga, del traffico di armi. Il relativismo etico e la disorganizzazione sociale contemporanea sono identificati come cause profonde di questi crimini.

Parole chiave: Crimini transnazionali, Tratta di esseri umani, Relativismo etico, Disorganizzazione sociale, Criminologia internazionale, Traffico di armi, Traffico di droga
ERC: SH2 - SH2_6 - SH2_9

ITALIANO

Illicit trafficking constitutes a threat to peace, economic development and social cohesion both in developing countries as well as in the Global North. In view of their danger for people and societies, the Church’s social doctrine is particularly attentive to the issues of human smuggling and trafficking, of drug and firearm trafficking. The Church’s social doctrine identifies in the ethical relativism and in the social disorganization the root causes of these crimes.

Keywords: Transnational crimes, Trafficking in human beings, Moral relativism, Social disorganisation, International Criminology, Weapon trafficking, Drug trafficking
ERC: SH2 - SH2_6 - SH2_9

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Il rapido aumento della globalizzazione alla fine del ventesimo secolo ha spinto gli studiosi ad occuparsi di traffici illeciti e di crimini transnazionali cioè degli scambi di beni e servizi di per sé illeciti (es. droghe) o scambiati in maniera illecita (es. armi) e degli atti criminali ad essi connessi che attraversano i confini nazionali e che violano le leggi di più di un paese. Ciò ha portato alla creazione di una nuova disciplina, la criminologia internazionale, che si occupa delle complesse interconnessioni tra le molteplici cause e conseguenze dei traffici illeciti e dei crimini transnazionali. La pericolosità di questi crimini ha richiesto anche l’attenzione della comunità internazionale. I crimini transnazionali sono stati quindi anche formalmente definiti e condannati nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale che è stata aperta alla firma a Palermo nel 2000, nonché dagli articoli 82-89 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

La Chiesa non può trascurare il servizio della carità” (Deus caritas est, 2005, 22), virtù che porta la pace; i traffici illeciti minacciano la pace, la sicurezza e il benessere delle nazioni e delle società. Alla luce di questo, il tema dei traffici illeciti è ovviamente rilevante per la dottrina sociale della Chiesa. Come la criminologia internazionale, anche la dottrina della Chiesa pone in maggior rilievo taluni crimini transnazionali le cui ricadute sugli individui e le società sono più gravi: la tratta di esseri umani, intesa come commercio abusivo e coercitivo, e sfruttamento, in condizioni riconducibili a quelle di schiavitù; il traffico di migranti, cioè il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e l’ottenimento di un vantaggio finanziario o materiale dalla stessa; il traffico di droga; il traffico di armi (cfr. Incontro con i Membri dell’assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, 2015; cfr. Fratelli tutti, 2020).

Spiegazione eziologica della dottrina sociale della Chiesa dei traffici illeciti e dei crimini transnazionali

La dottrina sociale della Chiesa identifica ed analizza i fattori che determinano lo sviluppo dei traffici illeciti. Nel fare questo, assume primariamente una prospettiva strutturale che spiega la criminalità in termini socio-culturali, a discapito delle teorie dell’opportunità criminale che interpretano il crimine come risposta razionale alle circostanze ambientali. In quest’ottica, l’emergere del crimine è considerato dalla Chiesa come frutto del diffondersi di culture e sottoculture incentrate sul soddisfacimento dei “propri interessi immediati” (Laudato si’, 2015, 122) e del connesso modificarsi e deteriorarsi delle strutture sociali fondamentali (cfr. Centesimus annus, 1991, 36). Queste cause si declinano e combinano in maniera differente a seconda del traffico illecito preso in esame.

La prospettiva culturale professata dalla dottrina sociale della Chiesa identifica nel relativismo etico una determinante fondamentale dei traffici illeciti. Infatti, la relativizzazione della norma morale e la conseguente negazione che “possano esistere atti intrinsecamente illeciti, indipendentemente dalle circostanze in cui sono posti dal soggetto” (Reconciliatio et paenitentia, 1984, 18) non vengono interpretate come sola ignoranza dell’etica cristiana, ma come perdita del senso dell’atteggiamento morale in quanto tale (cfr. ibid.). Il relativismo etico si declina in molti aspetti ed impatta i più diversi ambiti della vita sociale collettiva (cfr. Veritatis splendor, 1993, 84; Evangelium vitae, 1985, 20). Tra di essi, ha particolare rilevanza il crimine e più specificatamente il traffico illecito. “Se non ci sono verità oggettive né princìpi stabili, al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessità immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio di diamanti insanguinati e di pelli di animali in via di estinzione?” (Laudato si’, 123). Lo smarrimento valoriale non si riflette solo nella commissione dei reati, ma anche nella passività di fronte agli stessi. Ad esempio, con riferimento alle migrazioni forzate indotte dagli sconvolgimenti climatici o dal diffondersi della violenza, viene sottolineato come ci sia “una generale indifferenza di fronte a queste tragedie, che accadono tuttora in diverse parti del mondo. La mancanza di reazioni di fronte a questi drammi dei nostri fratelli e sorelle è un segno della perdita di quel senso di responsabilità per i nostri simili su cui si fonda ogni società civile” (Laudato si’, 25).

Connesse alla spiegazione etica e culturale, ed in parte dipendenti da essa, sono le cause del crimine legate al modificarsi delle strutture sociali, che si concretizza principalmente all’interno di due istituzioni fondamentali quali la politica e la città. In linea con le principali teorie sull’emergere e l’affermarsi del crimine organizzato che anela al governo di una comunità (cfr. Gambetta, 1993), la dottrina sociale della Chiesa sottolinea che “se lo Stato non adempie il proprio ruolo in una regione, alcuni gruppi economici possono apparire come benefattori e detenere il potere reale, sentendosi autorizzati a non osservare certe norme, fino a dar luogo a diverse forme di criminalità organizzata, tratta delle persone, narcotraffico e violenza molto difficili da sradicare” (Laudato si’, 197). L’assenza dello Stato e di istituzioni legittime permettono quindi al crimine organizzato di radicare il proprio potere illegittimo favorendo così il proliferare di traffici illeciti. Al contrario, stato di diritto, principio di libertà, rispetto dei diritti fondamentali della persona sono alla base della cooperazione internazionale, in particolare quella europea, così come della dottrina sociale della Chiesa quando si occupa di come i poteri dello Stato devono agire (cfr. Rerum novarum, 25-29; Radiomessaggio nel 50° anniversario della Rerum novarum, 1941, 15; Centesimus annus, 1991, 44; Fratelli tutti, 2020, 186).

All’interno della prospettiva sociologica, la disorganizzazione sociale che caratterizza taluni contesti urbani contemporanei è considerata come fondamentale chiave interpretativa del crimine (cfr. Evangelii gaudium, 2013, 75; cfr. Laudato si’, 149). In linea con le interpretazioni teoriche derivanti dalla scuola dell’ecologia sociale urbana (cfr. Park e Burgess, 1925), la dottrina sociale della Chiesa afferma che “l’estrema penuria che si vive in alcuni ambienti privi di armonia, ampiezza e possibilità d’integrazione, facilita il sorgere di comportamenti disumani e la manipolazione delle persone da parte di organizzazioni criminali. Per gli abitanti di quartieri periferici molto precari, l’esperienza quotidiana di passare dall’affollamento all’anonimato sociale che si vive nelle grandi città, può provocare una sensazione di sradicamento che favorisce comportamenti antisociali e violenza” (Laudato si’, 149). Assumendo la già citata prospettiva strutturale nella considerazione dei traffici illeciti, la disorganizzazione sociale delle città è quindi vista come concausa del “traffico di droga e di persone” (Evangelii gaudium, 75), accanto ad altre forme di criminalità e delinquenza (cfr. Evangelii gaudium, 75; Laudato si’, 149).

Tratta e traffico di esseri umani

La carità dell’accoglienza occupa un posto centrale nel messaggio del Vangelo: “ero forestiero e mi avete ospitato” (Mt 25, 35); “perseverate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità” (Eb 13, 1-2). In epoca moderna, questa forma di carità si è indirizza in maniera specifica verso il migrante e il rifugiato, celebrati dalla Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato fin dal 1914. La carità dell’accoglienza si unisce poi alla preoccupazione per l’eticità del lavoro e per la libertà dei lavoratori, che si esprime nell’esortazione “non tenere gli operai schiavi; rispettare in essi la dignità della persona umana” (Rerum novarum, 16), dato che “quello che veramente è indegno dell’uomo è di abusarne come di cosa a scopo di guadagno” (ibid.). È dall’intersezione tra queste sensibilità che emerge l’attenzione sia per il traffico che, soprattutto, per la tratta di esseri umani (cfr. Orientamenti pastorali sugli sfollati interni, 2020, 47; Fratelli tutti, 24), nella quale è cardine l’aspetto dello sfruttamento della persona come lavoratore.

Nel trattare questi due crimini, viene dato risalto agli sconvolgimenti climatici causati dall’uomo e ai limiti degli attuali istituti del diritto internazionale. Nella Laudato si’, si sottolinea come sia “tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata senza alcuna tutela normativa” (25). Parimenti alla ricerca accademica, anche la dottrina sociale della Chiesa evidenzia come siano soprattutto le donne ad essere vittima della tratta (cfr. Fratelli tutti, 24). “Approfittando della riduzione dei canali di emigrazione legale, organizzazioni inaffidabili spingono giovani donne sulle vie dell’espatrio clandestino, lusingandole con la prospettiva del successo, non senza averle prima depredate dei risparmi accumulati con sacrificio. La sorte a cui molte di esse vanno incontro è nota e triste: respinte alla frontiera, si ritrovano spesso trascinate, loro malgrado, nel disonore della prostituzione” (Giornata Mondiale del Migrante 1995, 3).

Figura 1 - Migranti morti e dispersi durante il loro percorso verso una meta internazionale, anni 2016 e 2017

Nota: le mappe rappresentano la distribuzione geografica di episodi in cui migranti sono morti o sono risultati dispersi durante spostamenti internazionali nell’area del Nord Africa e del Mediterraneo nel 2016 (in alto) e nel 2017 (in basso). La dimensione dei cerchi è proporzionale al numero di migranti coinvolti nell’incidente. Dati originali raccolti dall’IOM’s Missing Migrants Project.

Traffico di droga e di armi

Il magistero sociale della Chiesa mette in luce due principali dinamiche del traffico di stupefacenti. Da un lato, quella individuale, nella quale la dottrina sociale della Chiesa vede il consumatore come vittima (cfr. Discorso di Giovanni Paolo II in chiusura della VI conferenza internazionale sul tema «droga e alcool contro la vita», 1991). Dall’altro, quella sistemica, per cui la corruzione e la violenza generate dal traffico di stupefacenti affliggono lo sviluppo e la pace dei paesi attraverso i quali passa tale traffico diffondendo una cultura di morte (cfr. Giovanni Paolo II, Discorso ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 1991; Francesco, Discorso ai partecipanti alla Conferenza Internazionale “Droga e Dipendenze: un ostacolo allo sviluppo umano integrale”, 2018). Anche dal punto di vista della ricerca scientifica, il rapporto tra droga e violenza è spesso stato centrale nello studio dei mercati illeciti, dall’epidemia del consumo di eroina negli Stati Uniti negli anni ’80 (cfr. Goldstein, 1985) alle più recenti pubblicazioni sulla situazione in Messico, Afghanistan, Africa Occidentale e in altre parti del mondo (cfr. Aziani, 2020).

Figura 2 - Centralità dei Paesi nel traffico internazionale di cocaina (sopra) e eroina (sotto)

Nota: le mappe mostrano il livello di centralità dei Paesi nelle reti del traffico internazionale di cocaina (sopra) ed eroina (sotto), così come emergono dall’analisi dei sequestri di queste sostanze avvenuti tra il 2011 e il 2016. La centralità dei Paesi è misurata in termini di betweenness centrality, una delle misure più comunemente utilizzate nello studio delle reti. Fonte: Dugato e Aziani (2020), dati originali raccolti dallo UNODC IDS Database.

Il magistero della Chiesa offre una valida guida e aiuto alla ricerca per indagare le cause di questi fenomeni criminali: infatti, alla luce degli insegnamenti del Vangelo, mancanza valoriale e inaridimento dei rapporti sociali hanno un ruolo fondamentale nello spiegare il traffico di droga. A tal proposito, Giovanni Paolo II nell’omelia durante la Messa per il Comitato Italiano di Solidarietà del 9 agosto 1980 afferma che “la prima causa che spinge giovani ed adulti alla deleteria esperienza della droga è la mancanza di punti di riferimento, il vuoto dei valori, la convinzione che nulla abbia senso e che pertanto non valga la pena di vivere, il sentimento tragico e desolato di essere dei viandanti ignoti in un universo assurdo […]. C’è un secondo motivo […] che spinge alla ricerca dei ‘paradisi artificiali’ nei vari tipi di droga, ed è la struttura sociale carente e non soddisfacente. […] Infine, […] causa del fenomeno della droga è anche il senso di solitudine e di incomunicabilità che purtroppo pesa nella società moderna, rumorosa ed alienata, ed anche nella stessa famiglia”. Simili considerazioni sulle cause che portano all’uso di droga si ritrovano anche in alcune delle encicliche sociali più recenti (cfr. Deus caritas est, 2005, 30; Laudato si’, 2015, 46), anche se in maniera meno estesa.

Accanto al traffico di droga e di esseri umani, il traffico di armi è visto dalla Chiesa come una seria minaccia per la pace. Il riferimento esplicito al traffico di armi è infatti presente in diversi interventi Giovanni Paolo II e Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace. Anche in questo caso, viene sottolineata l’urgenza di sviluppare un quadro normativo più giusto ed efficace per contrastare, in particolar modo, il traffico di armi leggere così da limitarne la diffusione “tra combattenti che non appartengono alle forze militari di uno Stato” (cfr. Giornata mondiale della pace 1999, 1998, 11) e i membri del crimine organizzato. Il controllo di questo traffico diviene tanto più urgente tanto più confitti civili e tra nazioni moltiplicano la disponibilità di armi sui mercati illegali (cfr. La strada della pace, 2015); traffico d’armi che dunque è concausa e conseguenza delle guerre.

Figura 3 - Luogo d’origine e di destinazione di armi da fuoco trafficate sfruttando il darkweb

Nota: il grafico rappresenta le principali aree di origine e di destinazione di armi trafficate sfruttando il darkweb così come emergono dall’analisi dei casi raccolti dal Transcrime’s DOD database e riferiti al 2016. Lo scarso livello di trasparenza delle transazioni nel darkweb rendono quest’ambiente virtuale una potenziale minaccia nel campo del traffico di armi. Fonte: Kamprad and Carbone (2017).

Amore ed esperienza comunitaria

In conclusione, per la dottrina sociale della Chiesa, il contrasto ai traffici illeciti e ai crimini transnazionali risulta inscindibile dal più ampio problema della costruzione della pace attraverso il perseguimento di una maggiore giustizia e coesione sociale. Partendo da altre premesse e attraverso un percorso incentrato sull’empirismo, molti studi criminologici propongono interpretazioni simili. Giustizia e solidarietà rivestono però un significato speciale per i cristiani, fedeli al richiamo evangelico a rivolgere lo sguardo verso i più bisognosi, ad averne compassione (cfr. Mt 14,14; Mc 8,2) e ad impegnarsi concretamente per alleviare le loro sofferenze in un’esperienza di salvezza comunitaria (Laudato si’, 149).

Voce correlata: Migrazioni forzate


Bibliografia
Aziani A. (2020), Violent disequilibrium: The influence of instability in the economic value of cocaine markets on homicides, “Crime, Law and Social Change”, 74, 245–272.
Gajic-Veljanoski O., Stewart D. E. (2007), Women Trafficked Into Prostitution: Determinants, Human Rights and Health Needs, “Transcultural Psychiatry”, 44(3), 338–358.
Gambetta D. (1993), The Sicilian Mafia: The business of private protection, Harvard University Press.
Goldstein P. J. (1985), The Drugs/Violence Nexus: A Tripartite Conceptual Framework, “Journal of Drug Issues”, 15(4), 143-174.
Park R. E., Burgess E. W. (1925), The City, Chicago University Press.
Fonti (immagini)
Dugato M., Aziani A. (2020), Measuring (Transnational) Organized Crime as an Indicator of Global Justice, “Fudan Journal of the Humanities and Social Sciences”, 13(2), 211-231.
Kamprad A., Carbone, C. (2017), Cross-cutting issues in Savona E.U. and Mancuso M. (eds.), Fighting Illicit Firearms Trafficking Routes and Actors at European Level, Final Report of Project FIRE (www.fireproject.eu), Milano: Transcrime – Università Cattolica del Sacro Cuore.


Autore
Alberto Aziani, Università Cattolica del Sacro Cuore (alberto.aziani@unicatt.it)