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Dizionario di dottrina
sociale della Chiesa

LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Fascicolo 2022, 2 – Aprile-Giugno 2022

Prima pubblicazione online: Giugno 2022

ISSN 2784-8884

DOI 10.26350/dizdott_000084

Rischio ambientale ed ecologia umana Environmental risk and human ecology

di Barbara Lucini

Abstract:

ENGLISH

L’urgenza del cambiamento climatico e i temi ad esso correlati hanno posto una sfida importante in merito alla considerazione del rischio ambientale. In questa prospettiva diventa fondamentale approfondire tale tema secondo l’approccio dottrinale della Chiesa, per meglio comprendere la definizione di rischio ambientale, le sue molteplici percezioni e le possibilità di risposte resilienti e proattive, che abbiano come fine ultimo la prevenzione e la protezione dell’ambiente.

Parole chiave: Rischio ambientale, Comunicazione, Resilienza, Percezione del rischio, Cambiamento climatico
ERC: SH2 Institutions, Values, Beliefs and Behaviour: Sociology, social anthropology, political science, law, communication, social studies of science and technology SH3: Environment, Space and Population: Environmental studies, geography, demography, migration, regional and urban studies

ITALIANO

The urgency of climate change and related issues have posed a major challenge to the consideration of environmental risk. In this perspective, it is essential to deepen this theme according to the doctrinal approach of the Church, in order to better understand the definition of environmental risk, its multiple perceptions and the possibilities of resilient and proactive responses, which have as their ultimate goal the prevention and protection of the environment.

Keywords: Environmental risk, Communication, Resilience, Risk perception, Climate change
ERC: SH2 Institutions, Values, Beliefs and Behaviour: Sociology, social anthropology, political science, law, communication, social studies of science and technology SH3: Environment, Space and Population: Environmental studies, geography, demography, migration, regional and urban studies

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L’impatto della pandemia causata dalla diffusione del virus Covid-19 ha posto di nuovo in evidenza il concetto di rischio nella vita di tutte le persone e ha promosso riflessioni essenziali per la promozione di azioni proattive e resilienti di gestione del rischio, ma anche della sua possibile prevenzione.

È questo quindi il tempo adeguato e l’occasione per approfondire il tema del rischio ambientale attraverso la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa.

Rischio e conditio humana

Prima di vedere nel dettaglio il tema del rischio ambientale è importante muovere alcune considerazioni di carattere più generale che caratterizzano il concetto di rischio, soprattutto nell’epoca attuale.

Il rischio di qualsiasi tipologia è considerato come una condizione permanente della vita umana fin dai suoi albori.

Non vi è infatti opera letteraria o teatrale anche più antica che non riporti, in modo più o meno diretto, una situazione di rischio che ha generato il contesto evolutivo della storia narrata o rappresentata.

A questo riguardo è utile riferirsi al testo del sociologo tedesco Ulrich Beck il quale ha studiato il concetto di rischio in relazione ai grandi cambiamenti sociali, politici ed economici che si sono succeduti a partire dagli anni ’90.

In particolare, nel suo libro intitolato Conditio humana: il rischio nell’età globale (2008), il sociologo pone in risalto la dimensione globale dei rischi della nuova epoca e il fatto che il rischio stesso, di qualunque tipo esso sia, è diventato una conditio humana che deve essere affrontata e gestita.

È questa una prospettiva nuova, determinata dai processi di globalizzazione in atto a quel tempo e dei quali stiamo assistendo gli effetti ancora oggi.

Processi di globalizzazione che spesso hanno avuto forti ripercussioni in termini di diritti umani e di diseguaglianze sociali che nelle parti del mondo più sfruttate in termini produttivi-economici, sono diventate un’emergenza reale.

In accordo a questo approccio, il rischio, diventato condizione umana, aggiunge alla sua intrinseca caratteristica di indefinitezza quella della multi-dimensionalità e globalità.

È proprio in questi momenti storici che si approfondiscono quelle linee teoriche evidenziate dal sociologo Beck in un altro e più datato libro intitolato La società globale del rischio (2001), nel quale l’Autore propone una visione di ampio respiro, mettendo in relazione la globalità come attore sociale e non più unicamente scenario di spazio condiviso con la molteplicità e simultaneità dei rischi del tempo presente e futuro.

Da questa riflessione emerge un approfondimento sociologico circa i mutamenti sociali tipici del vivere umano e la sfida nel riconoscere i rischi come potenziali opportunità di miglioramenti per le società che si trovano ad affrontarli.

Rischio e società

Dalle considerazioni prima esposte risulta chiaro che il rischio è una caratteristica antropologica universale, che esita però in modalità differenti di gestione.

Entrambe queste attività sono infatti influenzate da una serie di fattori culturali, personali, sociali, economici, ambientali e politici che si relazionano sia con la percezione del rischio sia con la sua accettazione e possibilità di gestirlo.

In particolare, la percezione del rischio, come è possibile notare anche in riferimento alla pandemia da Covid-19, è una dinamica che si fonda su esperienze individuali e personali, ma che viene inevitabilmente influenzata dalle relazioni interpersonali e dalla comunicazione generale.

Questa caratteristica è quasi sempre poco o per nulla considerata, in quanto – come, per esempio, si nota quando avvengono interventi di protezione civile in contesti internazionali – le percezioni locali, il sapere locale di origine antropologica vengono poco considerati e inclusi nella gestione concreta del rischio manifestato.

Inoltre da non sottovalutare è la questione tempistica per la gestione del rischio: se non vi è stata un’adeguata conoscenza pregressa di quel tipo di rischio, un processo di presa di consapevolezza di essere esposti a quel rischio e una sua accettazione, la gestione del rischio sarà con molta probabilità più critica.

Rischio ambientale

Il rischio ambientale è una tipologia di rischio sempre esistito, ma che ha iniziato a godere di una maggiore attenzione da parte degli studiosi a partire dagli anni ’70 con l’avvento dei movimenti sociali ambientalisti e delle proteste sorte in quei decenni e focalizzate su una nuova e differente coscienza del rapporto uomo - ambiente e della responsabilità che spetta all’umanità per la protezione ambientale e sociale.

Una delle caratteristiche principali del rischio ambientale è la sua interdipendenza con tutte le altre sfere della vita umana, come per esempio la convivenza civile, il riconoscimento di approcci culturali differenti nel modo di concepire la protezione dell’ambiente e degli ecosistemi, l’uso delle risorse naturali, il rapporto di responsabilità fra l’uomo e la conservazione del creato.

In particolare il rischio ambientale, soprattutto a partire dall’industrializzazione, si è trovato ad essere un tema conteso fra chi si prodiga per la preservazione dell’ambiente naturale e per lo sviluppo di pratiche adattive e resilienti delle attività umane e coloro i quali utilizzano l’ambiente per fonti di guadagno o senza la cura e la protezione degli ecosistemi che sarebbero necessarie.

Un elemento questo essenziale che potrebbe essere meglio sviluppato con adeguate tecniche di comunicazione del rischio e della sua possibile prevenzione, coinvolgendo la società civile e tutte le sue molteplici voci.

Il rischio ambientale è rilevante anche per quanto riguarda agenti di rischio naturale, come per esempio i terremoti o le forti piogge che possono provocare inondazioni e allagamenti.

Per questi ultimi diventa fondamentale gli aspetti socio-culturali e di storia culturale che rendono questi rischi naturali degli elementi tipici della storia culturale di una popolazione e comunità.

Per queste ragioni diventa sempre più importante pensare e mettere in atto delle buone pratiche di resilienza (Lucini, 2015) e adattamento proattivo che permettano la coesistenza dell’ambiente e delle attività umane.

Ambiente ed enciclica Laudato si’

La relazione fra ambiente, uomo e società è stata ampiamente trattata nell’enciclica di Papa Francesco, Laudato si’ del 2015. Nel documento si mettono in luce aspetti essenziali per la comprensione dell’ecologia cristiana e in particolare si evidenzia la storicità di un’attenzione all’ambiente che nel corso dei decenni diviene sempre più presente e attiva: «otto anni dopo la Pacem in terris, nel 1971, il beato Papa Paolo VI si riferì alla problematica ecologica, presentandola come una crisi che è “una conseguenza drammatica” dell’attività incontrollata dell’essere umano» (Laudato si’, 4).

Per la prima volta si definisce la questione ecologica come una crisi, un momento che segna quindi un impatto sull’ambiente determinato da alcune attività umane e che dovrebbe determinare un cambiamento almeno dell’atteggiamento e della percezione dell’ambiente, dei rischi specifici e dei territori da parte degli uomini.

Sarà poi Papa Giovanni Paolo II a rendere con ancora più vigore questa consapevolezza che appare ancora mancante: «San Giovanni Paolo II si è occupato di questo tema con un interesse crescente. Nella sua prima enciclica, osservò che l’essere umano sembra “non percepire altri significati del suo ambiente naturale, ma solamente quelli che servono ai fini di un immediato uso e consumo”. Successivamente invitò ad una conversione ecologica globale» (Laudato si’, 5).

Appare al Santo Padre Giovanni Paolo II ormai evidente la necessità di una maggiore consapevolezza ambientale che porti alla considerazione dell’ambiente non come una proprietà, ma come un dono.

Crisi ambientale e resilienza

Nella approfondita visione del Santo Padre nel delineare la questione ecologica mondiale, vi è anche un’altra specificità propria della disciplina che si occupa della gestione delle crisi e che coglie pienamente il punto centrale delle possibilità di intervenire in modo resiliente: «Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli “stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società”» (Laudato si’, 5).

La crisi ambientale prima delineata si esprime in modi molto diversi, ma in particolare si vuole sottolinearne due per la loro valenza.

Il primo riguarda i modelli di crescita economica che presentano vulnerabilità strutturali le quali appaiono di difficile risoluzione e che sembrano segnare sempre più il confine fra una crescita resiliente e la possibilità di rispettare l’ambiente naturale donato: «Il mio predecessore Benedetto XVI ha rinnovato l’invito a “eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e [...] correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente”» (Laudato si’, 6).

Il secondo aspetto concerne la possibilità che vi sia un cambiamento strutturale, sociale delle abitudini e degli stili di vita che spesso portano ad uno sfruttamento incontrollato delle risorse ambientali.

Ciò lo si evince anche dall’attuale crisi energetica emersa con l’impatto della pandemia da Covid-19 sulle infrastrutture energetiche: una crisi questa che produce effetti domino, che pongono ancora più in risalto le disuguaglianze sociali pregresse e le vulnerabilità di modelli economici e sociali che non risultano più adeguati rispetto al nuovo contesto post-crisi.

I cambiamenti nelle percezioni dei rischi ambientali e negli stili di vita non sono immediati, richiedono una comunicazione adeguata e processi di negoziazione e diplomatici fra le diverse parti interessate, che però dovrebbero diventare il nuovo modello per pianificare la riduzione e il governo del rischio ambientale.

Rischio ambientale ed ecologia umana integrata: prospettive di resilienza

Profondamente correlato a queste prospettive vi è un ultimo elemento, già prima accennato, che concerne l’interdipendenza fra la protezione dell’ambiente naturale e quella delle culture locali, come per esempio è stato affrontato nel Sinodo panamazzonico: «Il problema essenziale è come conciliare il diritto allo sviluppo, compreso quello sociale e culturale, con la tutela delle caratteristiche degli indigeni e dei loro territori» (III Forum dei popoli indigeni, 15 febbraio 2017).

Questo Sinodo in particolare estende questa riflessione anche al di fuori della specifica regione panamazzonica, considerando la prospettiva globale. Quest’ultima per Papa Francesco si esplicita nella «sfida urgente di proteggere la nostra casa comune» che «comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare» (Laudato si’, 13).

Una spinta forte e decisa al cambiamento che è essenziale per affrontare ogni crisi ambientale come quelle che sono state considerate negli ultimi anni dalla dottrina sociale della Chiesa: il cambiamento climatico, sia esso causato in modo diretto o indiretto dalle azioni umane; il dramma dei profughi ambientali privi di un riconoscimento internazionale, che permetterebbe loro di costruire percorsi di vita differenti in luoghi più sicuri; il disequilibrio fra lo sfruttamento delle risorse ambientali e i ricavi economici che spesso ne sono il fine ultimo.

Le future prospettive di resilienza sono quelle indicate da Papa Francesco in occasione della COP26 e delle attività promosse dai giovani attivisti ambientalisti: agire per promuovere azioni di risposta efficace al cambiamento climatico, riconoscendo le implicazioni che questo ha sulla vita di tutti e sostenere un percorso educativo di rispetto e sostenibilità ambientale (Vischi, 190). Una vita che si svolge, secondo le parole di Papa Francesco, in una casa comune che mai quanto oggi necessita di essere protetta e promossa nella sua integrità.


Bibliografia
• Beck U. (2001), La società globale del rischio, Asterios Editore.
• Beck U. (2008), Conditio humana: il rischio nell’età globale, Laterza.
• Lucini B. (2015), Parigi Cop21 – CMP11: Cambiamento climatico, resilienza e sicurezza, Itstime (Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies).
• Vischi A. (2019), Patto educativo e cura della casa comune, tra formazione e rischi ambientali, in Malavasi P. (ed.), Un patto educativo per l’ecologia integrale. Il Villaggio per la Terra, Pensa MultiMedia.


Autore
Barbara Lucini, Università Cattolica del Sacro Cuore (Barbara.Lucini@unicatt.it)