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Dizionario di dottrina
sociale della Chiesa

LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Fascicolo 2022, 1 – Gennaio-Marzo 2022

Prima pubblicazione online: Marzo 2022

ISSN 2784-8884

DOI 10.26350/dizdott_000076

Relazione tra uomo e donna nella coppia e nella genitorialità Men and women in the couple and the parental relationship

di Raffaella Iafrate, Silvia Donato

Abstract:

ENGLISH

La letteratura psicosociale sulle “relazioni intime” si è occupata del rapporto tra uomo e donna nell’ambito dei rapporti familiari e, nello specifico, del rapporto di coppia e del rapporto tra padre e madre nell’esercizio della genitorialità. Il presente lavoro ha l’obiettivo di far dialogare i risultati della ricerca psicosociale in questi ambiti con i principi della dottrina sociale della Chiesa al fine di un arricchimento reciproco tra le due tradizioni di pensiero.

Parole chiave: Uomo e donna, Coppia, Madre e padre, Generatività, Educazione
ERC: SH4_5 Social and clinical psychology

ITALIANO

Psychosocial literature on close relationship has long investigated the relation between men and women within the family and, specifically, within the couple and the parental relationship. The present work aims at comparing and integrating the findings from Psychosocial research in these areas and the principles of Catholic social teaching with the purpose of a reciprocal enrichment between the two traditions of thought.

Keywords: Men and women, Couple relationship, Mothers and fathers, Generativity, Education
ERC: SH4_5 Social and clinical psychology

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Uomo e donna nella relazione di coppia

La ricerca psicosociale sulle relazioni intime si è occupata ampiamente del rapporto tra uomo e donna nell’ambito dell’abbondante letteratura sulla relazione di coppia, sulla sua costituzione, qualità e mantenimento nel tempo. Nonostante la recente messa in discussione di differenze strutturali come quella di genere, che oggi non è data per scontata (si pensi, ad esempio, al filone culturale “gender fluid”) né si trova sempre alla base della relazione di coppia o parentale (come nel caso delle coppie omosessuali o omogenitoriali), la letteratura sulle relazioni eterosessuali ancora oggi continua ad interrogarsi sulle differenze tra uomo e donna nella gestione di diversi aspetti della relazione di coppia: il supporto tra i partner, la comunicazione, la soddisfazione di coppia, ecc. (es., Jackson et al., 2014).

Come ben sottolineato da Scabini e Cigoli (2012), la coppia è infatti alla sua origine una unione di differenze. La relazione non si dà se non attraverso la differenza. La relazione infatti implica “l’altro”, pertanto implica qualcuno differente da sé. Le ricerche sulla coppia mostrano come tenere insieme queste differenze non sia automatico, ma sia una tensione costitutiva del rapporto di coppia: si parla a questo proposito di struttura “drammatica” della coppia che, attraverso un processo dinamico, porta ad integrare, non senza conflitti, le differenze in un’unità. Mantenere la comunione (cum-unione) senza annullare la differenza, percepirsi diversi e autonomi, ma legati è un compito e una sfida. In questo movimento dialettico si avvertono due pericoli: o il vedere solo la differenza, fino a considerarla estraneità, o il sottolineare solo la somiglianza, fino alla fusionalità, annullando la diversità e non vedendo l’alterità del/della partner, ma proiettando sull’altro i propri bisogni e le proprie aspettative.

Il compito fondamentale a cui la coppia è chiamata è proprio quello di sapere gestire questa conflittualità derivante dalla differenza, non solo tra uomo e donna, ma anche tra le caratteristiche individuali dei partner, dall’incontro-scontro tra storie familiari diverse, dai mutamenti dovuti al trascorrere del tempo e alle diverse transizioni che la coppia attraversa.

La gestione di questa tensione tra le differenze individuali dei partner è possibile grazie alla natura “eccedente” del legame di coppia, che una volta costituito assume in qualche modo una sua indipendenza e un suo valore al di là dei singoli partner. La letteratura psicosociale ha mostrato come, in nome di questo legame che trascende i partner, sia possibile mettere in atto comportamenti pro-relationship (a favore della relazione, appunto) che possono anche andare contro l’interesse immediato del singolo: si pensi ad esempio all’atteggiamento accomodante e collaborativo durante i conflitti, al perdono di un’offesa, alla disponibilità di sacrificio, ecc.

Quando la coppia si costituisce sancisce un “patto” che si fonda sulla fiducia reciproca tra i partner. Esso ha una duplice valenza, una valenza affettiva e una etico-normativa. La prima fa riferimento alla passione, all’attrazione fisica, all’affetto e alla gratificazione dei bisogni emotivo-affettivi dei partner. La seconda invece fa riferimento alla dedizione reciproca, alla fedeltà, all’impegno a mantenere il legame nel tempo. Entrambe sono costitutive del patto e il bilanciamento tra aspetti affettivi ed etici è un compito, mai concluso, e una sfida del patto di coppia. L’orizzonte culturale odierno tende a mettere in ombra la dimensione etica per dare risalto quasi esclusivamente a quella affettiva, riducendo il legame a luogo degli affetti. La ricerca psicosociale, tuttavia, ha mostrato come, per la qualità e la tenuta del legame di coppia, non siano fondamentali solo l’intimità, l’intesa sessuale, l’affetto reciproco, ma anche l’impegno, il sacrificio, la fedeltà, senza i quali il legame può rischiare di risolversi in un’esperienza emotiva di breve respiro e poco spessore.

La letteratura ha inoltre sottolineato, seppure ancora in un numero limitato di studi, la natura intrinsecamente sociale del legame e la sua connessione dinamica con il contesto sociale di riferimento. Non solo il legame di coppia, per costituirsi come tale, necessita di essere riconosciuto dai membri della rete sociale dei partner, ma la coppia si pone come fondamentale dispositivo di mediazione tra l’interno familiare e l’esterno sociale, attraverso il riconoscimento delle reciproche appartenenze e la negoziazione di una nuova rete condivisa. Infine, la natura sociale del legame si esplicita anche nella capacità della coppia di andare oltre se stessa in una progettualità condivisa che ha come orizzonte ultimo la generatività, che si esplicita nella cura delle nuove generazioni (non necessariamente dei propri figli) e del mondo ad esse consegnato (Iafrate, Donato e Pagani, 2017).

Uomo e donna tra paternità e maternità

La letteratura si è poi occupata del rapporto tra uomo e donna nell’ambito della genitorialità. Anche in questo campo nella cultura e letteratura scientifica attuale è in corso un ampio dibattito attorno alla messa in discussione dei modelli tradizionali della presenza di padre e madre nella famiglia. Si pensi, a questo proposito, alla letteratura che si è occupata di omogenitorialità. Nonostante questo dibattito, la cui trattazione esula dagli scopi del presente contributo, moltissima letteratura che si è occupata di genitorialità si è interrogata sull’importanza della compresenza delle figure materna e paterna (es., Martin et al., 2010). D’altra parte, come evidenziato sempre da Scabini e Cigoli (2012), per costruire la propria identità di persone, le nuove generazioni hanno infatti bisogno di poter accedere alla loro origine, che scaturisce sempre necessariamente da un incontro tra paterno e materno e, per crescere, abbisognano di una “cura responsabile”, ossia di aspetti di affetto/accudimento (aspetto affettivo) e, al tempo stesso, di norma/responsabilità (aspetto etico). La compresenza di dimensioni affettive ed etiche nella genitorialità si riflette anche, a livello simbolico, nell’incontro tra un materno e un paterno. Il dono materno, il “matris munus” (da cui “matrimonio”) è simbolo del versante affettivo della genitorialità e consiste sostanzialmente nel dare vita, nell’accettazione e valorizzazione incondizionata del figlio, nel suo accudimento, nel proteggere e dare nutrimento affettivo perché il figlio acquisisca fiducia in sé e negli altri, stima di sé, vitalità e capacità di relazione. Il dono paterno il “patris munus” (da cui “patrimonio”) è simbolo del versante etico-normativo e si esprime nel conferire e legittimare appartenenza alla storia familiare (non a caso, nella maggior parte delle culture, il cognome proviene dal padre) e nel dare aspetti normativi di “responsabilità” (regole, norme, spinte emancipative, limiti) per fornire ordine e senso alla vita e alla crescita.

L’educazione alla capacità di relazione – ossia alla piena realizzazione della persona nella sua identità di essere relazionale – è l’obiettivo comune a cui tendono sia il dono materno che il dono paterno: una relazione verso la quale rivolgersi con lo sguardo aperto e fiducioso – promosso dal dono materno – ma anche con la consapevolezza del limite e della differenza propri e dell’altro – promossa dal dono paterno.

Dono materno e paterno riguardano codici che attengono all’identità della persona e alla sua origine, e su questo aspetto non sono interscambiabili. Tuttavia, la traduzione di tali codici a livello di comportamenti e stili educativi può essere flessibilmente esercitata da entrambi i genitori. Infatti, la ricerca ha mostrato come padri e madri possano svolgere ugualmente bene funzioni di accudimento ed educative. A livello di costruzione delle rappresentazioni di sé, degli altri e del mondo, la letteratura psicologica ha tuttavia ampiamente sottolineato l’importanza di instaurare dalla primissima infanzia un buon legame di attaccamento con la madre, così come, anche negli studi più recenti, è stata enfatizzata la centralità della funzione paterna man mano che figlio cresce, a motivo della necessità di regole e di orientamento verso l’autonomia, che, specie dall’adolescenza in poi, divengono fondamentali.

È dunque essenziale che nella relazione madre-figlio/a ci sia il riferimento ad un terzo. È il padre che istituisce la differenza/differenziazione dall’originaria simbiosi con la madre (come ha sempre affermato la psicoanalisi) e che, riconoscendo il figlio e dandogli il nome, “taglia”, “separa”, “de-finisce” il figlio sottraendolo dallo stato di onnipotenza ed introducendo il senso del limite e contemporaneamente il senso e la direzione della sua crescita, favorendo così la sua piena umanizzazione. A fronte di una posizione materna che, come mostrano molte ricerche, è spesso idealizzante e a volte “cieca” nei confronti delle carenze del figlio, la funzione paterna consente al figlio di fare i conti con le proprie risorse, ma con realismo e accettazione del limite e al tempo stesso con la garanzia di una protezione e di un sostegno costanti. Numerosi studi, inoltre, hanno mostrato come, in situazioni familiari peculiari caratterizzate dall’assenza o dalla carenza della figura paterna (ad esempio nelle famiglie separate), si possano riscontrare non poche difficoltà, anche a lungo termine, per i figli. In questi casi si ribadisce l’importanza di garantire sempre ai figli un accesso, almeno simbolico, al proprio padre, favorendo comunque il mantenimento del legame, del suo significato o del suo ricordo, anche qualora esso sia stato interrotto o spezzato da separazioni, lutti o fratture familiari. In sintesi, madre e padre giocano ruoli e funzioni diverse e complementari nella crescita dei figli che si modificano nel tempo a seconda della loro età (Bornstein, 2019).

La relazione tra uomo e donna: dialogo tra dottrina sociale della Chiesa e ricerca psicosociale

Anche la dottrina sociale della Chiesa ha affrontato il tema della relazione tra uomo e donna nel rapporto di coppia e nel rapporto tra padre e madre.

In merito al tema delle differenze tra uomo e donna nella relazione di coppia, la dottrina sociale della Chiesa sottolinea il carattere prezioso e arricchente di questa diversità: uomo e donna proprio nella loro “complementarietà e reciprocità” sono il “vertice della creazione” (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 2004, 36). D’altra parte, la dottrina sociale della Chiesa afferma fortemente come tale diversità non debba in alcun modo essere origine di prevaricazione di un partner sull’altro, sottolineando la «eguale dignità» di uomo e donna, in quanto portatori dei «diritti inalienabili e delle responsabilità che sono proprie della persona umana» (Familiaris consortio, 1981, 22). Nell’affermare fortemente tale uguaglianza, e al tempo stesso la ricchezza dell’umanità maschile così come dell’umanità femminile («il genio della donna», Giovanni Paolo II, Lettera alle donne, 1995, 9- 10), la dottrina sociale della Chiesa valorizza la differenza, auspicando un’equità (vs. egualitarismo) che attribuisca pari dignità a uomini e donne, senza appiattirne le differenze (Familiaris consortio, 23; 25). Questa lettura della questione femminile da parte della dottrina sociale della Chiesa invita la ricerca psicosociale a riflettere sul significato dell’equità tra i generi in un’ottica non riduzionistica, ma di complessità. D’altra parte, come abbiamo visto, la ricerca psicosociale sulla famiglia suggerisce importanti spunti di riflessione, evidenziando come il rapporto uomo-donna nella coppia possa essere letto in un’ottica di reciproco arricchimento anziché di contrapposizione.

Nell’ambito della coppia così come della società (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 224), il rapporto tra uomo e donna è dunque visto dalla dottrina sociale della Chiesa all’insegna di una comunione e condivisione che parta dal rispetto e dalla valorizzazione della differenza. Richiamando il racconto della creazione, la dottrina sociale della Chiesa sottolinea come la coppia sia la «prima forma di comunione sociale», dove uomo e donna nella loro reciproca alterità si completano (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 209) e richiama alla necessità di «liberarsi dall’obbligo di essere uguali» (Amoris laetitia, 2016, 139). La dottrina sociale della Chiesa si mostra tuttavia consapevole della natura intrinsecamente “drammatica” di questa comunione di differenze. Papa Francesco, infatti, sottolinea come il valore dell’unione coniugale «non nega una realtà amara che segna tutte le Sacre Scritture. È la presenza del dolore, del male, della violenza che lacerano la vita della famiglia e la sua intima comunione di vita e di amore» (Amoris laetitia, 19). Pertanto, la coppia necessita costantemente del supporto della “grazia sacramentale” (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 220) così come di uno specifico impegno pastorale della Chiesa (Familiaris consortio, 69), e questo non solo nelle situazioni di particolare difficoltà (Familiaris consortio, 77). A questo scopo sono pensati i corsi di preparazione al matrimonio e i percorsi per genitori che accompagnano l’iniziazione cristiana dei figli. La ricerca psicosociale ha messo tuttavia in evidenza come debba essere data particolare attenzione, nell’ambito dell’accompagnamento della coppia, a tutte le fasi del ciclo di vita, evitando di focalizzarsi soltanto sugli anni della formazione della coppia o della famiglia con figli piccoli.

La natura sacramentale dell’unione coniugale, secondo la dottrina sociale della Chiesa, richiama efficacemente il tema della dimensione eccedente del legame di coppia, tanto da essere «immagine dell’Amore trinitario» (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 36). Questo «aspetto trinitario della coppia» ne fa «un’immagine per scoprire e descrivere il mistero di Dio» (Amoris laetitia, 11). In ottica psicosociale tale eccedenza è insita nel concetto stesso di relazione e legame, che travalica i confini dei singoli individui e diventa parte specifica dell’identità dalla persona (che, accanto agli aspetti unici e personali del sé, comprende anche le proprie appartenenze a relazioni e gruppi).

Tale legame eccedente e al tempo stesso sfidante richiede un continuo lavoro di cura e bilanciamento degli aspetti affettivi ed etici: la dottrina sociale della Chiesa si mostra consapevole del mutato orizzonte culturale di esasperato individualismo, fortemente sbilanciato sul soddisfacimento degli immediati bisogni affettivi del singolo e poco propenso a dare valore ai vincoli e alla dimensione etica dei legami (Amoris laetitia, 34) così come della necessità di autocritica della Chiesa nell’aver per lungo tempo sottolineato soprattutto gli aspetti di dovere e vincolanti dell’unione di coppia (Amoris laetitia, 36-37). D’altra parte, enfatizza l’importanza della compresenza di tali aspetti, dato che «l’amore non può essere ridotto alle emozioni e ai sentimenti [… ma è] dono pieno e totale delle persone con le caratteristiche dell’unità e della fedeltà» (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 223) e che «la maturità giunge in una famiglia quando la vita emotiva dei suoi membri si trasforma in una sensibilità che non domina né oscura le grandi opzioni e i valori ma che asseconda la loro libertà» (Amoris laetitia, 146). La ricerca psicosociale ha dimostrato in vari ambiti come i limiti e i vincoli, laddove accompagnati da accoglienza e affetto, non siano solo essenziali per uno sviluppo armonico dei partner, ma anche per un’assunzione consapevole della loro libertà di scelta.

Infine, la dottrina sociale della Chiesa ribadisce più volte la natura originariamente sociale del legame di coppia, in quanto «prima e vitale cellula della società» (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 211) e «luogo primario di “umanizzazione” della persona e della società» (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 209). Tale natura esige da parte della famiglia di riconoscere e ottemperare alla sua missione sociale (Amoris laetitia, 181), così come da parte della società di sostenere la famiglia in questa sua missione (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 45). Nell’ambito della letteratura psicosociale, primariamente focalizzata su ciò che accade tra i partner, la considerazione di questa dimensione sociale e contestuale è teorizzata e auspicata, ma ancora poco esplorata empiricamente.

Secondo la dottrina sociale della Chiesa, la «prima ed insostituibile forma di espressione», per quanto non l’unica, del compito sociale della famiglia si traduce nell’esercizio della genitorialità (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 44). Infatti «la prima e fondamentale struttura a favore dell’“ecologia umana” è la famiglia, in seno alla quale l’uomo riceve le prime e determinanti nozioni intorno alla verità ed al bene, apprende che cosa vuol dire amare ed essere amati e, quindi, che cosa vuol dire in concreto essere una persona» (Centesimus annus, 1991, 39). Tale compito di cura si traduce in un lavoro educativo integrale che tiene insieme affetto e norma (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 239; 242; Familiaris consortio, 1981, 36) e valorizza la necessità della compresenza del ruolo materno e paterno per la crescita dei figli (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 242; Amoris laetitia, 172). La dottrina sociale della Chiesa esalta la diversità e complementarietà di tali ruoli, in cui la madre protegge, accoglie, fa emergere la fiducia, e il padre aiuta a percepire i limiti della realtà, orienta e proietta il figlio verso il mondo, le sue sfide e le sue lotte (Amoris laetitia, 178). La dottrina sociale della Chiesa richiama inoltre i padri ad assumere pienamente il loro ruolo in famiglia (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 251). A questo proposito, la letteratura psicosociale mostra in modo ancora più evidente come questa dinamica sia di tipo relazionale, in cui a chi si sottrae ad un certo ruolo nel compito educativo corrisponde al contempo qualcuno che vi prende molto spazio e sottolinea la funzione della legittimazione reciproca del ruolo genitoriale da parte di entrambi i genitori.


Bibliografia
• Bornstein, M.H. (ed.) (2019), Handbook of parenting, Routledge.
• Iafrate R., Donato S., Pagani A.F. (2017), Generatività nella buona e nella cattiva sorte: coping diadico e capitalizzazione, in La generatività nei legami familiari e sociali. Scritti in onore di Eugenia Scabini pp. 57-78, Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, Vita e Pensiero.
• Jackson J.B., Miller R.B., Oka M., Henry R.G. (2014), Gender differences in marital satisfaction. A meta-analysis, «Journal of marriage and family, 76(1), 105-129.
• Martin A., Ryan R.M., Brooks-Gunn J. (2010), When fathers’ supportiveness matters most. Maternal and paternal parenting and children’s school readiness, «Journal of Family Psychology», 24, 145-155.
• Scabini E., Cigoli V. (2012), Alla ricerca del famigliare. Il modello relazionale-simbolico, Cortina.


Autori
Raffaella Iafrate, Università Cattolica del Sacro Cuore (raffaella.iafrate@unicatt.it)
Silvia Donato, Università Cattolica del Sacro Cuore (silvia.donato@unicatt.it)