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Fascicolo 2024, 1 – Gennaio-Marzo 2024
Prima pubblicazione online: Marzo 2024
ISSN 2784-8884
DOI 10.26350/dizdott_000145
Abstract:
ENGLISH
Le sfide idriche -acqua inquinata o contesa, siccità e inondazioni, precipitazioni irregolari, situazioni di ingiustizia- pongono a repentaglio la stabilità, la salute e le possibilità di sviluppo di molte comunità. L’insegnamento sociale della Chiesa può contribuire a migliorare la gestione delle risorse idriche, innanzitutto promuovendo la destinazione universale dell’acqua. L’articolo attinge al magistero di Papa Francesco e fornisce esempi di iniziative della Chiesa concernenti l’acqua.
Parole chiave: Destinazione universale dei beni, Gestione dell’acqua, Diritto umano all’acqua potabile, Beni comuni, Cura del creato
ERC:
ITALIANO
Water challenges -polluted or disputed waters, droughts and floods, erratic rainfall, situations of injustice- threaten the stability, health, and development opportunities of many communities. The Church Social Teaching can help improve water resources management, first and foremost by promoting the universal destination of water. The article draws on the teaching of Pope Francis and provides examples of water-related Church initiatives.
Keywords: Universal Destination of Goods, Water Management, Human Right to Drinking Water, Common Goods, Care for Creation
ERC:
L’acqua: una storia umana
È salutare ricordare come l’acqua sia fonte di vita e che le prime società umane si svilupparono in zone fertili, riuscendo via via a soddisfare il proprio fabbisogno idrico anche grazie a pozzi, canali e serbatoi. Si pensi al ruolo dell’insostituibile liquido per l’igiene e per la produzione di cibo, per il trasporto, o ancora per i settori dell’edilizia e dell’energia, e a come abbia influenzato le istituzioni e la cultura; irriga le Sacre Scritture dalla Genesi all’Apocalisse, accompagna la liturgia (vengono in mente benedizioni e battesimi) e ispira da sempre l’arte cristiana.
Per “gestione” delle risorse idriche possiamo intendere garantire l’accesso all’acqua e/o la sua canalizzazione per gli scopi previsti, con appositi mezzi o infrastrutture, unitamente all’insieme di leggi, procedure e amministrazioni che, in un determinato contesto storico-geografico, si interessano all’acqua. L’umanità “gestisce” acqua da millenni: il Codice di Hammurabi già si preoccupava per la tenuta delle dighe, gli antichi egiziani si organizzavano per sfruttare le piene del Nilo e il libro della Genesi narra come la costruzione di pozzi fosse una questione politicamente spinosa sin dai tempi di Abramo. La gestione delle risorse idriche ha progressivamente affrontato nuove sfide, per esempio:
• l’aumento del fabbisogno idrico;
• la diminuzione della quantità di acqua disponibile localmente (solitamente dovuta ai ritmi eccessivi di prelievo o a cambiamenti ecosistemici) oppure il deterioramento della sua qualità (depurare l’acqua può essere difficile in determinati casi);
• gli impatti di gravi perturbazioni talvolta impreviste (come inondazioni o prolungate siccità);
• le rivalità, anche violente, che scaturiscono per il controllo di una determinata risorsa idrica o attorno ad essa;
• il pericolo per la salute e per gli ecosistemi costituito dalle acque reflue.
Disponibilità e usi dell’acqua sul nostro pianeta
Proseguire questa riflessione richiede due precisazioni: la prima concerne la suddivisione dell’acqua sul pianeta, la seconda i suoi possibili usi.
Grafico 1: La ripartizione dell’acqua dolce e dell’acqua salata

Elaborazione dell’autore basata sul lavoro World Water Resources. A new appraisal and assessment for the 21st Century di Igor Shiklomanov, pubblicato nel 1998 nell’ambito dell’UNESCO
Solo una parte dell’acqua dolce (ossia le acque superficiali e le acque poco profonde) si può considerare “facilmente accessibile”. Questa parte, che risulta infima se raffrontata al totale dell’acqua sul pianeta, è sufficiente a coprire il fabbisogno in acqua dolce dell’intera umanità, sennonché acqua e popolazione non sono distribuite in maniera uniforme. Regioni scarsamente popolate hanno molta acqua dolce a disposizione, mentre zone densamente popolate stentano a rifornirsi di acqua per i vari usi ai quali vorrebbero destinarla. L’acqua di mare desalinizzata sembra una risorsa infinita, ma trasportare acqua lontano dalla costa è costoso e il processo di desalinizzazione può rivelarsi in alcuni casi inabbordabile o troppo complicato.
Non tutti gli usi richiedono la medesima qualità di acqua. Senza addentrarsi nelle varie classificazioni, è sufficiente tenere a mente quanto segue: non tutta l’acqua dolce è potabile (l’Amazzonia è una regione ricca di acque dolci superficiali, ma che non sempre sono potabili); esistono vari livelli di pericolosità tra le acque dolci non potabili (dall’innocuo al gravemente contaminante per l’ambiente). L’irrigazione di alberi destinati alla falegnameria, gli sciacquoni o la pulizia dei marciapiedi non esigono acqua potabile, bensì acqua dolce pulita quanto basta da non recare danni all’ambiente circostante né alla salute. L’irrigazione di frutta e verdura consumate di solito crude, come lattuga e fragole, richiede acqua potabile o comunque di qualità molto vicina alla potabilità. Dissetarsi, lavarsi il viso e cucinare, invece, richiede acqua potabile. L’industria e il settore energetico adoperano, a seconda dei casi, acqua di vario tipo.
Grafico 2: Gli usi dell’acqua in Europa

Elaborazione dell’autore basata sui dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente pubblicati nel 2019 e che raffigurano la situazione europea (inclusi Regno Unito e Balcani) per l’anno 2017. Le percentuali rispecchiano la media annuale. Ci sono variazioni stagionali significative poiché nei mesi caldi l’irrigazione consuma molta acqua. L’agricoltura risulta di gran lunga il principale consumatore di acqua (questo vale a livello mondiale, non solamente in Europa).
Le sfide attuali
Studi scientifici e molte testimonianze hanno messo in luce varie sfide collegate all’acqua, spesso interconnesse. Preoccupano, per esempio:
• la sostenibilità delle urbanizzazioni e delle economie che hanno sfruttato intensivamente acque sotterranee, poiché da molte direzioni arrivano allarmanti segnali di esaurimento degli acquiferi – circa 2,3 miliardi di persone vivono in Paesi considerati in situazione di “stress idrico”, cioè che consumano un’elevata percentuale dell’acqua dolce che la natura genera in un anno nel loro territorio e, in alcuni casi, tale consumo va ben oltre il 100%;
• i mutamenti causati dai cambiamenti climatici, per esempio lo scombussolamento delle precipitazioni e l’innalzamento del livello del mare che può portare alla salinizzazione di riserve di acqua dolce;
• l’inquinamento, che si manifesta in modalità estese (le microplastiche) oppure difficili da combattere (residui farmacologici e dell’industria chimica, fuoriuscite di petrolio nei fiumi) e potenzialmente pericolose per la salute (le malattie connesse all’acqua causano oltre mezzo milioni di decessi per diarrea ogni anno, e gli interferenti endocrini possono influenzare in modo pernicioso lo sviluppo di persone o animali); acque che fino a poco tempo addietro erano potabili o almeno sufficientemente pulite per la pesca e la balneazione risultano adesso inquinate, per esempio a causa di nuove industrie e prodotti chimici (Arrojo Agudo, 2023);
• le capacità amministrative, logistiche e finanziarie ai vari livelli, giacché in alcune zone arretrate sulla strada dello sviluppo economico, le amministrazioni semplicemente non sono in grado di monitorare la qualità dei corsi d’acqua né di pianificare – e tantomeno finanziare e mettere in opera – strategie per la fornitura di acqua potabile;
• l’accesso all’acqua potabile da parte dei più poveri.
Si consideri che, in determinati contesti, l’aumento demografico può essere un fattore sfidante (Iaccarino, 2019), soprattutto se le risorse idriche sono scarse e/o se non ci sono servizi igienici e sistemi di depurazione adeguati (così aumenta l’inquinamento).
I grandi proclami internazionali del Dopoguerra hanno insistito sulla libertà, sulla lotta alla fame e alla povertà, senza citare espressamente l’accesso all’acqua che, palesemente, all’epoca venne dato per scontato e sembra esserlo rimasto per un ventennio, cioè fino agli anni ’70 del secolo scorso. Anche la tutela delle risorse idriche in quanto tali (cioè la tutela del ciclo dell’acqua e degli ecosistemi acquatici, non la mera preoccupazione utilitaristica di evitare inquinamenti pericolosi per la salute umana) è una preoccupazione relativamente recente: prima non venivano considerate le esternalità che danneggiavano le risorse idriche e/o non si aveva contezza del fatto che alcune attività umane fossero in grado di influire significativamente persino sul ciclo dell’acqua e sulla disponibilità di risorse idriche.
La Comunità internazionale si è poco a poco impegnata ad affrontare queste sfide. Nel 2015, le Nazioni Unite hanno adottato 17 Obiettivi dedicati allo sviluppo sostenibile (OSS, che andrebbero raggiunti entro il 2030), uno dei quali, il sesto, concerne proprio l’acqua e un altro, il quattordicesimo, i mari e le risorse che vi si trovano. Altri OSS sono, invece, collegati all’acqua, nel senso che dipendono da essa (quelli che puntano alla salute, all’educazione, alla lotta alla fame) oppure possono contribuire a tutelare le risorse idriche (come gli obiettivi che cercano di rendere più sostenibile la produzione di beni e meno inquinante l’energia). C’è una forte interconnessione idrica tra gli OSS. Verosimilmente, purtroppo, non verranno raggiunti vari indicatori del sesto obiettivo, in particolare quelli vertenti sul ripristino degli ecosistemi legati all’acqua, sul miglioramento della qualità delle acque riducendo l’inquinamento e sull’accesso universale all’acqua potabile. È opportuno soffermarsi su quest’ultimo punto.
Il dramma dell’inadeguato accesso all’acqua potabile
L’accesso all’acqua potabile per le popolazioni povere era uno dei cantieri degli Obiettivi delle Nazioni Unite per il Millennio (in vigore dal 2000 al 2015), poi ripreso negli OSS. È opportuno notare che gli OSS non evocano però il diritto umano all’acqua potabile, diritto che viene menzionato nel preambolo – non vincolante – dell’Agenda 2030, all’interno della quale sono elencati gli OSS. Le Nazioni Unite avevano già affermato, in testi non vincolanti, che accedere all’acqua potabile è un diritto umano, per esempio nelle conclusioni di un vertice svoltosi nel 1977 e in una Risoluzione dell’Assemblea Generale del 2010. Simili pronunciamenti hanno un’importanza simbolica e servono da incoraggiamento. Inoltre, esistono convenzioni che tutelano espressamente il diritto umano all’acqua potabile, vincolanti per gli Stati, come la convenzione sulla tutela dell’infanzia e quella contro la discriminazione delle donne.
Malgrado una tale insistenza da parte della Comunità internazionale, progressi nell’ambito della “potabilizzazione” e l’esperienza accumulata nelle tante discipline coinvolte, la situazione è allarmante. Stando a recenti stime onusiane, le persone che avevano a disposizione acqua potabile in quantità adeguata e regolarmente disponibile a domicilio (o nelle immediate vicinanze del luogo di abitazione) erano 6 miliardi nel 2022. Quelle che non avevano questa “fortuna” erano circa 2,2 miliardi. Tra queste ultime: 1,7 miliardi avevano a disposizione acqua contaminata da feci; 1,5 miliardi dovevano compiere uno spostamento (di massimo mezz’ora, incluso l’eventuale tempo di attesa) per accedere all’acqua; circa 292 milioni dovevano compiere uno spostamento di più di mezz’ora; 296 milioni attingevano a sorgenti e pozzi “non coperti” (rischio che l’acqua venga insozzata dagli animali) e 115 milioni prendevano l’acqua direttamente da laghi, stagni o fiumi. Papa Francesco definisce «le drammatiche statistiche della sete […] un’immane vergogna per l’umanità» (Messaggio ai partecipanti alla Conferenza “La gestione di un bene comune: l’accesso all’acqua potabile per tutti”, Università Urbaniana, 8 novembre 2018).
Una questione di dignità umana, di salute e di (in)giustizia
L’acqua potabile è essenziale per una vita in salute, in condizioni dignitose e produttive, per lo sviluppo umano integrale, per la vita tout court. Come si è visto (grafico 2), l’uso domestico rappresenta solamente una piccola parte del totale dell’acqua consumata in Europa, malgrado si tratti di un continente la cui popolazione negli ultimi 40 anni, globalmente, non è stata sottoposta a particolari restrizioni o difficoltà (se non in caso di siccità o di povertà acuta). Anzi, l’acqua potabile, in Europa, viene usata – oltre che per la cucina, l’igiene e il bucato – anche per irrigare fiori, riempire piscine o lavare automobili. Per converso, in vari Paesi africani e in alcune zone dell’America Latina e dell’Asia, centinaia di milioni di persone non riescono ad accedere all’acqua necessaria (perché troppo lontana, troppo costosa, insufficiente, insalubre, disponibile saltuariamente, oppure il cui accesso è pericoloso a causa di animali, molestie o conflitti) per coprire il loro consumo domestico; nemmeno quel consumo che si potrebbe definire “necessario e confacente con la dignità umana”, se non vitale, cioè una quantità di litri pro-capite nettamente inferiore ai consumi pro-capite di molti Paesi ricchi.
Tabella 1: L’impatto della quantità di acqua potabile disponibile sulla salute umana
| Livello di acqua disponibile (in litri pro-capite al giorno) |
Quali necessità sono soddisfatte | Rischio per la salute |
| Senza accesso (spesso di accede a meno di 5 litri) |
Il consumo umano non è garantito. L’igiene è impossibile (a meno che non ci si possa lavare presso la fonte), il bucato non è nemmeno preso in considerazione. |
Molto elevato |
| Accesso basico (raramente si hanno più di 20 litri) |
Il consumo umano dovrebbe essere garantito. Pulizia degli alimenti e lavaggio delle mani possibile. Bucato e igiene dell’intero corpo difficili (a meno che non si possano compiere tali attività presso la fonte). |
Elevato |
| Accesso intermedio (circa 50 litri) |
Consumo umano garantito. Tutte le necessità basiche dell’igiene e connesse al cibo sono garantite. Dovrebbero anche essere possibili l’igiene dell’intero corpo e il bucato. |
Basso |
| Acceso ottimale (100 o più litri) |
Tutte le necessità dovrebbero essere soddisfatte. | Molto basso |
Elaborazione dell’autore basata sulle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Domestic water quantity, service level and health. Second edition, Ginevra 2020, p. x.
I problemi idrici non sono appannaggio dei soli Paesi poveri: persino in America del Nord si fanno i conti con la siccità oppure con la gestione degli impianti di grandi città cattiva al punto da rendere l’acqua pericolosa per il consumo umano. Gli europei sperimentano anch’essi le ripercussioni di prolungate siccità nel settore agricolo come in quello energetico, e subiscono devastanti inondazioni. Bisogna però riconoscere la particolare gravità della situazione in cui versano le persone che non riescono ad avere un “accesso ottimale” (stando alla Tabella 1).
Oltre alle abissali disuguaglianze tra Paesi, è doveroso denunciare anche quelle che si verificano in una medesima urbanizzazione: un quartiere facoltoso può disporre di acqua in abbondanza, mentre, a poca distanza, quartieri poveri stentano ad accedervi. Simili disuguaglianze ovviamente non sono dovute a disuguaglianze nella disponibilità locale di acqua, bensì a scelte politiche, discriminazioni, e/o diversi livelli di reddito.
Le categorie concettuali della Chiesa cattolica applicabili all’acqua
L’acqua viene considerata, a seconda dei casi, un bene economico, ambientale, sociale o culturale. Non di rado viene definita “bene comune”. Quest’ultimo concetto non è univoco; coloro che lo adoperano possono avere diverse motivazioni ed essere ispirati da diverse discipline accademiche o posizioni politiche. Di solito, s’intende per bene comune un bene che abbia una o più delle seguenti caratteristiche: rivale nel consumo; accessibile a tutti nei fatti (open access) oppure che idealmente dovrebbe esserlo (poiché fondamentale); gestito da una comunità (come una cooperativa); da non privatizzare né accaparrare (in quanto di pubblico interesse andrebbe amministrato dagli Stati o dalle autorità locali).
Giovanni Paolo II ha scritto che l’acqua «è un bene imprescindibile per l’equilibrio degli ecosistemi e la sopravvivenza umana la politica internazionale deve prestare nuova attenzione al valore inestimabile delle risorse idriche, che spesso non sono rinnovabili e non possono diventare solo patrimonio di pochi, perché sono un bene comune di tutta l’umanità» (Messaggio alla FAO in occasione della Giornata mondiale dell’Alimentazione 2002). Ciò detto, i “beni comuni” non appaiono nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa (2004) In verità, la categoria concettuale per eccellenza della dottrina sociale, per approcciarsi alle questioni idriche, è la destinazione universale dei beni (o delle risorse del creato) [vedi voce: Beni, destinazione universale]. Per la Chiesa, dunque, l’acqua è innanzitutto un bene a destinazione universale: da destinare a tutta la famiglia umana – Dio fa piovere sui buoni e sui cattivi (Mt 5, 45) – una generazione dopo l’altra.
A proposito dell’acqua, il magistero è ricco di elementi corrispondenti sia al principio della destinazione universale dei beni, sia alle varie accezioni di bene comune. Pertanto, si può affermare che, secondo il magistero, «l’acqua è un bene comune la cui adeguata gestione concorre alla realizzazione del bene comune dell’intera famiglia umana» (Aqua fons vitae, 2020, 20). La destinazione universale dell’acqua, inoltre, esorta a considerare alcuni altri capisaldi della dottrina sociale:
• la dignità umana che consente di distinguere tra diversi usi che non hanno la medesima importanza e dunque di stabilire una gerarchia di priorità in caso di competizione per la medesima acqua (cfr. Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, Orientamenti Aqua fons vitae, Città del Vaticano 2020, 55);
• l’opzione preferenziale per i poveri ai quali fornire prioritariamente acqua, ricordando che, sebbene il sesto OSS precisi che l’accesso all’acqua potabile universale deve essere abbordabile (traduzione di affordable), la povertà non può essere un fattore discriminante, dunque chi non può pagare non può essere escluso dall’accesso all’acqua potabile;
• la solidarietà, senza dimenticare che dar da bere agli assetati è un comandamento evangelico (Mt 25), e che abbiamo anche una responsabilità nei confronti delle future generazioni;
• la sussidiarietà e la partecipazione, affinché le risorse idriche vengano gestite al livello più opportuno, promuovendo il protagonismo e la responsabilità dei cittadini e della società civile;
• la cura della casa comune e dei vari ecosistemi che necessitano acqua;
la giustizia, anche nelle sue articolazioni di giustizia riparativa e giustizia contributiva.
Il magistero recente
Francesco considera l’acqua un bene primario, imprescindibile per l’equilibrio degli ecosistemi e la sopravvivenza umana, da garantire a tutti, evitando inquinamenti e sprechi (cfr. Messaggio per la Giornata mondiale dell’Acqua 2019 e Messaggio per la Giornata mondiale dell’Alimentazione 2023). Purtroppo, «in molti dei Paesi in cui la popolazione non ha un accesso regolare all’acqua potabile non manca la fornitura di armi e munizioni che continuano a deteriorare la situazione! La corruzione e gli interessi di un’economia che esclude e che uccide prevalgono troppo spesso sugli sforzi che, in modo solidale, dovrebbero garantire l’accesso all’acqua» (Messaggio ai partecipanti alla Conferenza “La gestione di un bene comune: l’accesso all’acqua potabile per tutti”). È dunque importante avere «una regolamentazione e dei controlli sufficienti» (Laudato si’, 2015, 29), con istituzioni e procedure proporzionali alle sfide idriche che si intendono affrontare, da quelle locali a quelle più complesse e vaste come la tutela degli oceani (cfr. Aqua fons vitae, 26, 55 e Laudato si’, 174).
La diplomazia della Santa Sede (in occasione di vertici onusiani o delle varie edizioni del Forum mondiale dell’Acqua) e il magistero insistono sul diritto all’accesso all’acqua potabile che è condizione per la realizzazione di altri diritti (come il diritto allo studio, alle cure e all’alimentazione). In particolare, l’umanità «ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità» (Laudato si’, 30).
Inoltre, Papa Bergoglio si è ripetutamente scagliato contro la concezione dell’acqua come una mera mercanzia, privatizzabile, regolata esclusivamente dalle leggi del libero mercato (cfr. Laudato si’, 30). Adottando una tale concezione, l’acqua rischia di andare soprattutto a chi può permettersela e/o può controllarla. Invece, non si possono rivendicare meriti nei confronti dell’acqua né accaparrarla, poiché Dio è «creatore e unico padrone del mondo» (Laudato si’, 75) e poiché va rispettata la destinazione universale dell’acqua.
Francesco, infine, ha affrontato le questioni idriche in maniera transdisciplinare, considerando per esempio il ruolo dei contributi economici e delle infrastrutture, la carenza di servizi igienici, la salute, la lotta alla corruzione, i rischi di conflitto associati al controllo delle risorse idriche, la dimensione educativa e quella culturale così necessarie (cfr. Laudato si’, 29-31). Una tale interdisciplinarità e interconnessione rispecchia l’approccio dell’ecologia integrale, presentata nel quarto capitolo della Laudato si’.
Impegno concreto
«La Santa Sede e la Chiesa sono impegnate a favore dell’accesso all’acqua potabile per tutti. Questo impegno si manifesta in molteplici iniziative quali la realizzazione di infrastrutture, la formazione, l’advocacy, l’assistenza alle popolazioni in pericolo il cui approvvigionamento in acqua è compromesso, tra cui i migranti, e il richiamo a quell’insieme di riferimenti etici e di principi che scaturiscono dal Vangelo e da una sana antropologia» (Messaggio ai partecipanti alla Conferenza “La gestione di un bene comune: l’accesso all’acqua potabile per tutti”). Di seguito si segnalano a titolo esemplificativo alcune tra la miriadi di iniziative che vedono la Chiesa impegnata sul fronte idrico.
Tabella 2: L’impegno della Chiesa, alcuni esempi
| Iniziativa | Descrizione | Luogo |
| Progetto Manchay Verde | Riuso di acque reflue per irrigazione ornamentale in zona arida | Perù (periferia di Lima) |
| Progetto Azure | Rafforzamento di piccoli operatori di acqua attraverso credito e assistenza tecnica | El Salvador (zone rurali e peri-urbane) |
| Reflections on Aqua Fons Vitae | Sussidio di preghiera per il Tempo del Creato 2020 | Asia |
| Well4Africa | Creazione e manutenzione di pozzi | Africa (vari luoghi in cui è presente la famiglia francescana) |
| Campagna conectaguapobreza | Campagna di sensibilizzazione sulle tematiche idriche | Spagna (coinvolte varie associazioni tra le quali molte cattoliche) |
| Collaborazione tra Caritas | Creazione di pozzi e latrine e miglioramento dell’irrigazione | Burkina Faso (varie diocesi) |
| Lettera pastorale sul fiume Columbia | Presa di posizione da parte dei Vescovi di due Paesi | Stati Uniti d’America e Canada |
| Indagine WASH nei centri di salute della Chiesa | Verifica delle condizioni di accesso all’acqua, igiene e gabinetti in una campionatura di centri di salute e raccolta fondi per intervenire | 23 Paesi |
| Sostegno alla New Mexico Acequia Association | Sostegno a comunità locali che gestiscono canali d’irrigazione | Stati Uniti d’America (sud-ovest) |
| Linee guida WASH | Manuale sulle tematiche idriche | Concepito per zone povere |
Bibliografia
• Arrojo Agudo P. (2023), Report of the Special Rapporteur on the human rights to safe drinking water and sanitation. Fulfilling the human rights of those living in poverty and restoring the health of aquatic ecosystems: two converging challenges, A/HRC/54/32.
• Iaccarino M. (2019), Water, Population Growth and Contagious Diseases, «Water»11, no. 2: 386.
• Nazioni Unite (2023), The United Nations World Water Development Report 2023. Partnerships and cooperation for water, Parigi.
• Nazioni Unite, Presidente dell’Assemblea Generale (2023), Summary of Proceedings. United Nations Conference on the Midterm Comprehensive Review of the Implementation of the Objectives of the International Decade for Action “Water for Sustainable Development”, 2018–2028. New York.
• Vinciguerra T. (2023), An Ethical Reflection on Water Management at the Community Level as a Contribution to Peace”, in E. Tan (ed.), Sustainability Engineering. Challenges, Technologies and Applications, CRC Press.
Autore
Tebaldo Vinciguerra, Libera Università Maria Santissima Assunta (t.vinciguerra@lumsa.it)