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Fascicolo 2022, 1 – Gennaio-Marzo 2022
Prima pubblicazione online: Marzo 2022
ISSN 2784-8884
DOI 10.26350/dizdott_000081
Abstract:
ENGLISH
La pandemia economica e sociale spinge le banche ad assumere un ruolo sociale per prevenire il ricorso all’usura e facilitare l’inclusione finanziaria di soggetti definiti non bancabili. La risposta di Banca Mediolanum è mettere in pratica gli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa attraverso il prestito di soccorso, attivo dal 2009. Un processo di indebitamento responsabile per aiutare il soggetto a rientrare a pieno titolo nel circolo virtuoso della vita, restituendogli dignità civica e sociale.
Parole chiave: Prestito di soccorso, Inclusione finanziaria, Indebitamento responsabile, Ruolo sociale delle banche, Dignità civica e sociale, Microcredito
ERC: SH1_4 Financial economics; banking; corporate finance
ITALIANO
The economic and social pandemic pushes banks to take on a social role to prevent exploitation and facilitate the financial inclusion of subjects defined as not bankable. Banca Mediolanum has taken actions and put into practice the teachings of the Church Social Doctrine through a social microcredit, active since 2009. A process of responsible financial obligation to make it easy for any subject to fully return to the virtuous circle of life, restoring both civic and social dignity.
Keywords: Social Microcredit, Financial inclusion, Responsible financial obligation, Banks' social role, Civic and social dignity, Microcredit
ERC: SH1_4 Financial economics; banking; corporate finance
Introduzione – Il contesto
La grave situazione sanitaria ed economica provocata dalla pandemia scoppiata all’inizio del 2020 ha aumentato il tasso di povertà nel nostro Paese, amplificando diseguaglianze sociali che erano già evidenti da tempo. Secondo il rapporto Caritas 2021 sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia, nel 2020, si sono registrati il 44 per cento in più di nuovi poveri e quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. È aumentato in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza e delle persone in età lavorativa.
Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha definito la pandemia la recessione più grave da secoli in tempo di pace, uno “shock senza precedenti” per le conseguenze sulle attività economiche e produttive.
A sua volta il cardinale Gualtiero Bassetti, nell’introduzione ai lavori del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana del 26 gennaio 2021, ha parlato di fratture: una frattura sanitaria che diventa frattura sociale ed educativa per arrivare alla frattura delle nuove povertà. «Se non s’interviene efficacemente – sostiene il Cardinale Bassetti – sul sovraindebitamento di famiglie e imprese, cadute per la prima volta a causa della pandemia nella condizione di debitori insolventi, si amplificheranno le già drammatiche condizioni per il ricorso all’usura e l’accesso della criminalità organizzata nei tessuti economici e sociali».
Prima ancora dello scoppio della pandemia, mons. Mario Delpini, nella lettera ai parroci di inizio 2019 indirizzata ai parroci dell’arcidiocesi di Milano, così scriveva: «Il fenomeno delle difficoltà di molte persone e famiglie nel far fronte all’indebitamento, al pagamento di affitti, di rate di prestiti o di mutui, sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti». Elencando le tante cause di sovraindebitamento delle famiglie, l’Arcivescovo chiedeva alla Chiesa di Milano un impegno più forte e ai parroci di segnalare tutte queste posizioni alla Caritas Ambrosiana e alla Fondazione antiusura San Bernardino di Milano.
Tutto ciò porta a una riflessione: da cristiani non si può rimanere indifferenti di fronte a questa situazione di sofferenza che arriva da persone e famiglie che rischiano di rimanere escluse, per ragioni non imputabili a loro, anche dall’accesso al mondo dei servizi bancari e del credito, essenziali per una ripresa economica che non dovrebbe lasciare indietro nessuno.
Il messaggio cristiano e la dottrina sociale della Chiesa
L’enciclica Caritas in veritate (2009) di Papa Benedetto XVI ci ricorda che la Chiesa richiama l’importanza della responsabilità sociale dell’impresa, la quale si esplica sia ad intra che ad extra della medesima. «La grande sfida […] è di mostrare […] a livello […] di comportamenti che nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono […] devono trovare posto entro la normale attività economica» (36).
La responsabilità inizia quindi mettendo in pratica i principi dell’etica sociale all’interno della banca nella operatività di ogni giorno.
L’enciclica Laudato si’ (2015) di Papa Francesco poi, al numero 94, evidenzia come tutti gli uomini hanno diritto al lavoro e alla casa. Ma questi diritti non possono essere garantiti senza poter aver accesso ai servizi bancari e assicurativi.
In quale modo gli insegnamenti dei pontefici debbano trovare una applicazione diretta, all’interno di un istituto di credito, di fronte alla difficile situazione odierna? Come si potrebbe garantire di fatto l’accesso ai servizi bancari e assicurativi a chi sfortunatamente non possiede più i requisiti di bancabilità?
Una ulteriore utile riflessione è contenuta nel documento pubblicato dalla Santa Sede, Oeconomicae et pecuniariae quaestiones (2018), dove si mette in evidenza la funzione sociale del credito «la cui prestazione incombe in primo luogo ad abilitati e affidabili intermediari finanziari» (16). Il messaggio a chi lavora in una istituzione finanziaria è inequivocabile: «l’attività finanziaria rivela la sua primaria vocazione di servizio all’economia reale, chiamata com’è a creare valore, con mezzi moralmente leciti, e a favorire una smobilitazione dei capitali allo scopo di generare una circolarità virtuosa di ricchezza. Ad esempio, assai positive in tal senso, e da favorire, sono realtà quali il credito cooperativo, il microcredito…» (16).
In sostanza vale la riflessione che l’impegno individuale e collettivo di ciascun individuo, nel proprio ruolo all’interno del sistema finanziario, ricopre un ruolo centrale: «La sanità del sistema, del mercato finanziario dipende dalla sanità delle singole persone e dalle singole azioni che vi vengono attuate» (Oeconomicae et pecuniariae quaestiones, 19).
Il messaggio cristiano di fede e speranza che invita a non arrendersi e a lavorare insieme ad altri è chiaro, «davanti all’imponenza e alla pervasività degli odierni sistemi economico-finanziari potremmo essere tentati di rassegnarci al cinismo e a pensare che con le nostre povere forze possiamo fare ben poco. In realtà, ciascuno di noi può fare molto, specialmente se non rimane solo» (Oeconomicae et pecuniariae quaestiones, 34).
La possibilità, da parte delle banche, di recepire e mettere in pratica gli insegnamenti trasmessi dai documenti ecclesiastici in materia economico-finanziaria, ispirati a principi di socialità, solidarietà e reciprocità, deve essere affidata ad iniziative concrete che sappiano coniugare la funzione sociale del credito e il ruolo degli intermediari per aiutare persone che si trovano in condizioni di disagio economico per motivi lavorativi, familiari, di salute.
La domanda che ogni credente, che opera a qualunque livello in un istituto di credito, dovrebbe porsi è come trasferire le proprie convinzioni nella propria realtà lavorativa.
Nel caso di Banca Mediolanum, dove si coniugano costantemente umanità e bilanci (perché se non si produce profitto diventa difficile anche produrre impegno concreto verso azioni solidali), gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa hanno sempre trovato il giusto ascolto. Principi che, sin dalla nascita della banca, sono stati applicati in numerose occasioni grazie all’impegno del suo fondatore Ennio Doris, per il quale il tema del dono e della restituzione è sempre stato un faro che lo ha guidato nelle sue scelte per aiutare chi si trova in difficoltà.
Un segno di questo atteggiamento è da sempre l’attenzione rivolta ai clienti della banca colpiti da calamità naturali, dalle alluvioni ai terremoti per citare solo quelle più dannose. A tutela dei clienti colpiti, la banca interviene ogni volta donando in completa liberalità importi che possono arrivare anche al 15% del danno subito. Molti altri sono i casi in cui la banca ha aiutato concretamente i propri clienti colpiti da un’avversità improvvisa.
Ma forse il gesto che più ha fatto “rumore” è stato quello che nel 2008, a seguito del crack Lehman Brothers, portò i principali azionisti della banca a rimborsare i propri clienti per un importo totale di 142 milioni di euro. L’intervento non era dovuto contrattualmente, ma la fiducia dei clienti non andava tradita e i loro risparmi salvati.
L’attenzione della banca verso le persone più bisognose è andato nel tempo allargandosi portando alla nascita di Fondazione Mediolanum Onlus (nel 2001) che, con il sostegno prezioso della banca e con il determinante contributo dei suoi collaboratori e clienti, promuove operazioni di fundraising da destinare a sostenere l’operato di tante meritevoli iniziative a favore dell’infanzia in condizione di disagio in Italia e all’estero.
Il cammino fin qui percorso da Banca Mediolanum ci fa volgere per un attimo lo sguardo a ritroso nella storia e ricordare come nel corso dell’Ottocento nacquero e si diffusero in tutta Europa forme di “beneficenza” istituzionale basate su modelli bancari cooperativistici e mutualistici, con connotazioni diverse a seconda dei Paesi: in Italia nascevano le casse rurali, le banche di credito cooperativo, le casse di risparmio e le società di mutuo soccorso.
Questi istituti hanno da sempre svolto un ruolo fondamentale di attenzione e cura anche nei confronti dei soggetti che non possedevano i requisiti per accedere al credito necessario per lo svolgimento della loro attività economica.
Bisogna però attendere la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 del secolo scorso per arrivare alla identificazione di una soluzione, quella del “microcredito” a favore di persone trascurate dalle banche a causa della loro “povertà”. L’esempio più noto è forse l’attività svolta da Muhammad Yunus – Premio Nobel per la Pace nel 2006 – in Bangladesh con la sua Grameen Bank. Nata nel 1976 diventa la prima istituzione finanziaria di microcredito, conosciuta anche come la banca dei poveri (letteralmente la “banca del villaggio”) che, nel 1983, diventerà una vera e propria banca. Yunus intuisce che, concedendo piccoli prestiti a donne e famiglie che non avevano accesso al mercato del credito, avrebbe contribuito a sostenere la nascita e la crescita di attività economiche fondamentali per lo sviluppo del territorio rurale. «Non regalare i soldi. Presta il denaro ed insegna ad usarlo in modo responsabile»: con questo motto Yunus rivoluzionava il concetto tradizionale di credito; puntando sull’empowerment delle attitudini, delle capacità imprenditoriali dei clienti e sulla fiducia.
Nel corso degli anni il lavoro avviato da Yunus si è espanso in tutto il mondo con una crescita di sensibilità e un’adozione diffusa in forme anche diverse.
L’impegno di Banca Mediolanum attraverso il prestito di soccorso, un’azione concreta per contrastare il ricorso all’usura.
Nel 2007, dopo un incontro con Yunus a Bologna in occasione di un importante convegno, è nata la riflessione su come poter replicare in Italia l’esperienza della Grameen Bank.
Banca Mediolanum ha avviato subito un tavolo di confronto con la Caritas ambrosiana e quindi con la Fondazione antiusura San Bernardino di Milano, punto di riferimento anche di tutte le diocesi lombarde. E così dal 2009 Banca Mediolanum, con il patrocinio di Fondazione Mediolanum Onlus, ha iniziato a collaborare con la Fondazione San Bernardino mettendo a disposizione un plafond rotativo da impiegare per concedere prestiti, denominati appunto “prestiti di soccorso”, in favore di persone che non erano più in possesso dei requisiti per l’ottenimento di un credito bancario.
Si trattava in sintesi di consentire l’accesso al credito a chi non era considerato più “bancabile” a causa di avversità lavorative, familiari o legate alla salute. Occorreva, inoltre, trovare una soluzione per le persone che non avevano più i requisiti per aprire un conto corrente in banca né tanto meno quindi potevano richiedere un prestito. La cosa importante è che le persone interessate avevano volontà e speranza di rientrare nel ciclo virtuoso del credito, perché avevano una famiglia da mantenere o un’attività lavorativa da riattivare o difendere.
Il prestito di soccorso, grazie alla stretta collaborazione tra fondazione antiusura e banca, permette di concedere credito senza garanzie e riaprire rapporti bancari a queste persone basandosi esclusivamente sulla presentazione e sull’istruttoria curata dalla fondazione antiusura. Infatti questo modello operativo si avvale della collaborazione di tanti volontari, generosi e ben preparati, che lavorano presso i centri di ascolto parrocchiali e presso le fondazioni, ascoltando e accompagnando le persone nella soluzione dei loro problemi economici e finanziari.
In Banca Mediolanum abbiamo voluto che l’attività fosse strutturata coinvolgendo i consulenti finanziari sul territorio a fianco delle fondazioni locali e convogliando le richieste in Sede all’interno dell’area crediti dove queste pratiche vengono trattate allo stesso modo delle altre.
L’iniziativa con la Fondazione San Bernardino del 2009 è stata antesignana di un modello ed è stata negli anni replicata in Piemonte con la Fondazione San Gaudenzio, poi con la Fondazione San Matteo Apostolo per le diocesi dell’Emilia Romagna; quindi con la Fondazione Santi Simplicio e Antonio per le diocesi sarde; in seguito con la Fondazione Santa Maria del Soccorso per le diocesi della Liguria; con la Fondazione Beato Giuseppe Tovini per tutto il Veneto e ancora con la Fondazione Salus Populi Romani per le diocesi laziali, con la Fondazione Santi Mamiliano e Rosalia di Palermo per le diocesi siciliane, nel 2020 con la Fondazione San Giuseppe Moscati per la Campania, nel 2021 con la Fondazione antiusura Zaccheo di Crotone attiva in tutta la Calabria. Ad oggi sono dieci le fondazioni convenzionate con Banca Mediolanum.
Banca Mediolanum ha scelto di privilegiare l’affiancamento a queste fondazioni, tutte associate alla Consulta Nazionale Antiusura «Giovanni Paolo II», anche allo scopo di identificare e realizzare un modello organizzativo funzionale e omogeneo su tutto il territorio nazionale.
Il plafond rotativo complessivo, che a fine 2021 è pari a 2.600.000 euro, è andato via via crescendo dagli iniziali 100.000 euro grazie alla stipula delle nuove convenzioni, ma anche incrementando quelli inizialmente stanziati a fronte delle maggiori necessità espresse dalle singole fondazioni.
Nessuna garanzia viene richiesta al mutuatario mentre il tasso di interesse è attorno all’1%, scelta fatta anche in ottica di educazione finanziaria, per avviare le persone verso scelte di indebitamento consapevole.
Al 31 dicembre 2021, Banca Mediolanum ha erogato 318 prestiti per complessivi 2.445.000 euro geograficamente così distribuiti: 79 in Lombardia, 57 in Liguria, 47 nel Lazio, 24 in Piemonte, 32 in Sicilia, 17 in Emilia Romagna, 26 in Campania, 8 in Veneto, 20 in Sardegna e 8 in Calabria, con un importo medio pari a 7.690 euro, ma con singoli interventi fino anche a 15.000 euro.
Seguendo l’ispirazione statutaria della Fondazione Mediolanum viene data indicazione che a usufruire del “prestito di soccorso” siano prevalentemente donne con la responsabilità del nucleo famigliare, dichiaratamente più affidabili e responsabili nella gestione delle risorse finanziarie delle famiglie con minori. Infatti il 65% dei prestiti viene concesso alle donne.
L’età anagrafica del richiedente il prestito è concentrata sulla fascia da 40 a 60 anni. Ma non mancano situazioni di disagio da parte di persone tra i 60 e gli 80 anni.
Interessante è inoltre gettare lo sguardo sullo stato civile dei mutuatari dove spiccano le percentuali consistenti di donne nubili (38%) e di uomini divorziati (52%).
Le professioni dichiarate risultano essere: 58% dipendenti, 23% lavoratori autonomi, 8% altre attività, e debbono essere riferite, nella maggioranza dei casi, a occupazioni lavorative precarie o a tempo determinato. Non mancano casi di persone pensionate (12%) che comunque fanno fatica finanziariamente.
È interessante notare la nazionalità dei richiedenti: l’83% si riferisce a cittadini italiani; tale percentuale alcuni anni prima era ben più bassa. Ciò sta a significare come la crisi stia colpendo sempre di più gli italiani. Il rimanente si riferisce a persone provenienti dai Paesi dell’Europa orientale (7%), dall’America Latina (6%) e dall’Africa (4%). Curioso osservare l’assenza di richieste di aiuto da parte di immigrati del sud-est asiatico.
Quali sono stati i risultati in termini di capacità di rimborso? Il 60% delle pratiche sono sempre risultate regolari, il 19% va a buon fine seppur con qualche ritardo o difficoltà. Solo il 21% delle pratiche non può avere lo stesso felice esito e questo lo si può ben comprendere. La banca ne è consapevole e mette comunque a disposizione riserve per coprire queste inadempienze di forza maggiore.
Dietro le cause per cui queste famiglie sono sovra indebitate ci sono spesso storie di sofferenza e di dolore: la perdita del lavoro, separazioni coniugali, malattie gravi, ludopatia, alcolismo, tossicodipendenza, lutti familiari. Ma dietro questi casi c’è anche tanta voglia di riscatto e di rinascita.
Non mancano richieste anche per finanziare piccole start-up e micro attività promosse da Caritas. Riteniamo che sia importante incoraggiare, per il futuro, tutte le iniziative che possano creare nuovi posti di lavoro.
Le cause di intervento vanno a coprire situazioni di sovraindebitamento maturate in buona parte con società finanziarie di credito al consumo (57%) e di cessione del quinto (10%), diverse appartenenti a gruppi bancari. Il 14% delle richieste sono dovute a spese famigliari improvvise; l’8% ad attività di sostegno al lavoro; il 6% servono per pagare spese di casa e utenze. Infine il 5% sono richieste per la sistemazione del contenzioso con l’erario.
In questi specifici casi il contributo dei volontari, spesso ex bancari in pensione, è fondamentale. Con la loro esperienza e competenza sono in grado di intervenire efficacemente per chiudere a saldo e stralcio le numerose posizioni di debito pregresso avvalendosi della nuova finanza messa a disposizione da Banca Mediolanum, abbattendo in tal modo il fardello del debito accumulato in eccesso.
Quello che emerge dall’osservatorio delle fondazioni antiusura è che, in diversi casi, il sovraindebitamento deriva da un’incapacità di sapersi gestire finanziariamente non comprendendo a fondo i tecnicismi delle numerose e a volte ingannevoli offerte commerciali.
Il futuro che ci attende: l’inclusione finanziaria
I temi dell’inclusione finanziaria e dell’attenzione alle persone in difficoltà economica non sono mai stati così centrali come lo sono in questi tempi. Non è una questione legata all’essere dei buoni cristiani o meno, ma è argomento riconducibile direttamente all’attività bancaria e al modo di far bene il proprio mestiere.
Anche Papa Francesco ha chiesto alle banche di farsi portavoce e propulsori di cambiamento per uscire migliori dalla crisi, impegnandosi a fianco delle associazioni civili ed ecclesiastiche, che concretamente si stanno adoperando per aiutare i “fratelli” colpiti dalla pandemia. È un tragitto ormai segnato che ci porterà nel tempo a una nuova rinascita dell’economia italiana.
Da quel 21 febbraio 2020, scoppio della pandemia, lo scenario è cambiato. Sono molti coloro che si sono impegnati e si impegnano per cercare di contenere i drammatici effetti sociali di questa pandemia.
Per quanto riguarda l’impegno sociale delle banche a fianco delle persone con difficoltà ad accedere al credito, dobbiamo ricordare un utile strumento, che già era presente prima della pandemia, rappresentato dal “Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura”, istituito presso il Ministero della Economia e delle Finanze di cui all’art.15 della Legge 108/1996, di cui è opportuno aumentare la conoscenza. Grazie a questo strumento che amplifica le loro disponibilità, le fondazioni antiusura, in collaborazione con le banche al loro fianco, offrono un supporto consulenziale e operativo per assistere e aiutare un sempre maggior numero di cittadini in difficoltà finanziarie che in questo periodo allungano la fila davanti a questi enti benemeriti che talvolta non dispongono di risorse professionali sufficienti per accogliere e vagliare le richieste di aiuto.
I risultati in tal senso sono significativi e positivi ed è quindi auspicabile che si allarghi il numero delle banche che intendano aderire alle iniziative in corso, collaborando attivamente anche nello spirito dei 17 Sustainable Development Goals definiti dalle Nazioni Unite per l’Agenda 2030.
Infine, analogamente a quanto ottenuto con il PMI supporting factor, sarebbe auspicabile che anche gli interventi di natura creditizia che le banche effettuano a favore di Enti del Terzo Settore impegnati in opere assistenziali, caritatevoli ed educative possano beneficiare di un trattamento più favorevole in termini di assorbimento di patrimonio (Social financial supporting factor). Le banche sono chiamate a dare priorità alle loro responsabilità nei confronti anche degli emarginati nella nostra società, superando la logica della assistenza o della mera filantropia per assumere quella della promozione e della ripartenza delle persone e delle comunità in cui sono inserite. E di questo debbono tener conto i policy maker sia nazionali sia europei.
Mai come adesso, di fronte alla gravità del momento, un rafforzato e diffuso impegno in queste direzioni avrebbe il merito di coniugare l’attenzione a chi meno ha con la tutela del bene comune, nel giusto riconoscimento del ruolo centrale svolto dalle stesse banche che fanno dell’esercizio della responsabilità sociale l’asse portante della loro azione.
«Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: “Siamo perduti” (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme». (Francesco, Meditazione durante il momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020).
Bibliografia
• Pirovano G. (2021), Il prestito di soccorso: il ruolo sociale delle banche nell'era della pandemia, in Credito e responsabilità sociale, a cura di Elena Beccalli, Vita e pensiero.
Autore
Giovanni Pirovano (giovanni.pirovano@mediolanum.it)