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Dizionario di dottrina
sociale della Chiesa

LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Fascicolo 2024, 2 – Aprile-Giugno 2024

Prima pubblicazione online: Giugno 2024

ISSN 2784-8884

DOI 10.26350/dizdott_000154

Il Vaticano invita a una discussione globale sulla dignità umana Vatican calls for global discussion on human dignity

di David G. Kirchhoffer

Abstract:

ENGLISH

Dignitas Infinita - Sulla dignità umana è la prima sintesi dell'insegnamento morale cattolico in una "dichiarazione" dal 2008 e include i cambiamenti chiave introdotti da Papa Francesco. Ciò che la rende più "francescana", tuttavia, è che, nel presentare la sua comprensione "personalista" della dignità umana, invita necessariamente a un dialogo sia su ciò che conta quando pensiamo al valore degli esseri umani, sia sulle implicazioni morali di questo. Resiste alla riduzione della dignità a una singola caratteristica della nostra umanità.

Parole chiave: Dignitas infinita, Francesco, Dicastero per la dottrina della fede, Dignità umana, Dialogo
ERC:

ITALIANO

Dignitas Infinita – On Human Dignity is the first summary of Catholic moral teaching in a ‘declaration’ since 2008, and includes key changes introduced by Pope Francis. What makes it most ‘Franciscan’, however, is that, in presenting its ‘Personalist’ understanding of human dignity, it necessarily invites a dialogue both about what matters when we think about the worth of human beings, and the moral implications of this. It resists reductions of dignity to any single feature of our humanity.

Keywords: Dignitas infinita, Pope Francis, Dicastery for the Doctrine of the Faith, Human Dignity, Dialogue
ERC:

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L’8 aprile 2024, il Dicastero per la dottrina della fede ha pubblicato la dichiarazione Dignitas infinita circa la dignità umana. La dichiarazione presenta una esposizione e una sintesi dell’insegnamento della Chiesa sul concetto di dignità umana, in modo da correggere alcuni fraintendimenti che, secondo il Dicastero, sono emersi negli ultimi anni. Il documento si conclude con una serie di riflessioni su questioni che il Dicastero considera «gravi violazioni» della dignità umana.

La dichiarazione è significativa perché è probabilmente la prima sintesi dell’insegnamento morale cattolico pubblicata dal Dicastero (in precedenza Congregazione) per la dottrina della fede dopo l’istruzione Dignitas personae su alcune questioni bioetiche del 2008. Il Dicastero ha pubblicato diverse lettere e risposte a questioni specifiche, come la lettera Samaritanus bonus sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita (2020), la Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19 (2020), il Responsum ad un dubium circa la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso (2021) e, più recentemente, la dichiarazione Fiducia supplicans sul senso pastorale delle benedizioni (2023). Questo significa che si tratta del primo riassunto dell’insegnamento morale emanato dal Dicastero per la dottrina della fede durante il pontificato di Francesco.

La dichiarazione potrebbe quindi essere descritta come il tentativo di consolidare l’influenza di Papa Francesco nell’ambito dell’insegnamento morale della Chiesa. Ciò è evidente dal resoconto che viene fornito riguardo la stesura del documento. Quando gli fu presentata una bozza nel 2023, Papa Francesco chiese «di evidenziare nel testo tematiche strettamente connesse al tema della dignità, come ad esempio il dramma della povertà, la situazione dei migranti, la violenza contro le donne, la tratta delle persone, la guerra ed altre». Il documento fu notevolmente modificato riducendo la parte iniziale (che si concentra sul concetto di dignità umana) per «elaborare più dettagliatamente quanto indicato dal Santo Padre» (Dignitas infinita, presentazione).

Prima di diventare Prefetto del Dicastero, il cardinale Víctor Manuel Fernández aveva criticato il “Responsum” del 2021 sulla benedizione per unioni di persone dello stesso sesso, pubblicato durante il mandato del Cardinale Luis F. Ladaria, in quanto non aveva “odore di Francesco”: «Creo que sin contradecir lo que dice ese documento no estaría mal repensarlo a la luz de todo lo que nos ha enseñado Francisco. Muchos dicen que así como está escrito, con algunas expresiones que utiliza, no tiene olor a Francisco». Cosa dà a questa nuova dichiarazione, pubblicata durante il mandato del cardinale Fernández, un “odore di Francesco”?

Sebbene non ci siano vere sorprese per i vaticanisti, la dichiarazione contiene effettivamente cose nuove, ossia insegnamenti che sono stati modificati o sviluppati da Francesco durante il suo pontificato. Ad esempio, la dichiarazione ribadisce la fondamentale opposizione della Chiesa alla pena di morte (già formulata nel Catechismo nel 2018) e l’idea che la guerra sia sempre ingiustificabile (sostenuta con forza da Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti). Il documento include anche molte citazioni da precedenti dichiarazioni di Papa Francesco. Inoltre, in linea con l’approccio che caratterizza le encicliche di Francesco, contiene una serie di riferimenti a fonti più recenti, non solo di papi e concilii. L’aspetto più significativo è il fatto che venga citata la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite del 1948, come esempio del riconoscimento accordato alla dignità umana e ai diritti e le responsabilità che ne conseguono che il documento intende elaborare, allineandosi così alle argomentazioni laiche a sostegno della dignità.

Tuttavia, la caratteristica più evidente “di Francesco” nel documento potrebbe risiedere nel modo in cui esso si presenta. Il Dicastero per la dottrina della fede è il principale ufficio della Santa Sede incaricato di promuovere e proteggere l’insegnamento e la disciplina cristiana cattolica. Tradizionalmente, una dichiarazione del Dicastero è considerata di alto valore dottrinale, in quanto presenta l’insegnamento autorevole del Magistero (la funzione di insegnamento della Chiesa). L’aspetto interessante di questa dichiarazione è il modo in cui è stata introdotta dal cardinale Fernández, Prefetto del Dicastero. Alla fine della sua presentazione, pubblicata insieme al documento, egli afferma: «Questa Dichiarazione non ha la pretesa di esaurire un argomento così ricco e decisivo, ma intende fornire alcuni elementi di riflessione che aiuteranno a tenerlo presente nel complesso momento storico in cui viviamo, affinché in mezzo a tante preoccupazioni e ansie non perdiamo la strada e non ci esponiamo a più laceranti e profonde sofferenze» (Dignitas infinita, presentazione).

Descrivere quale obiettivo del documento quello di «fornire alcuni elementi di riflessione» in un «complesso momento storico» è molto in linea con il tono che Papa Francesco ha mantenuto durante il suo pontificato, specialmente nelle sue encicliche. Ma è anche in linea con lo spirito del Concilio Vaticano II quando, nell’introduzione alla Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, afferma che la Chiesa dimostra il suo rispetto per l’umanità «instaurando con questa un dialogo sui vari problemi» (Gaudium et spes, 3). Questa dichiarazione, quindi, invita ad un dialogo su ciò che conta.

La Chiesa deve invitare a questo dialogo – se vuole essere coerente con le proprie affermazioni sulla dignità umana – perché il dialogo rispetta nel modo migliore gli esseri umani in quanto esseri relazionali (Dignitas infinita, 26-28), che «nascono liberi ed eguali in dignità e diritti ... dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza» (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, art. 1). Ciò è fortemente in linea con lo sviluppo dell’idea di dignità umana nel Concilio Vaticano II, in particolare nella Gaudium et spes e nella dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae del 1965, esplicitamente citata: «Nell’età contemporanea gli esseri umani divengono sempre più consapevoli della propria dignità di persone e cresce il numero di coloro che esigono di agire di loro iniziativa, esercitando la propria responsabile libertà, mossi dalla coscienza del dovere e non pressati da misure coercitive» (Dignitatis humanae, 1).

Si potrebbe anche dire che il dialogo non solo rispetta la dignità dell’essere umano, ma è anche il modo migliore per far valere la propria argomentazione, precisamente per il tipo di essere che l’essere umano è. La Chiesa, naturalmente, ritiene di trasmettere una conoscenza vera sulla dignità e sulla moralità, basandosi su argomenti che derivano sia dalla Rivelazione sia dalla ragione umana. Se questo è vero, allora, le sue proposte dovrebbero essere convincenti, o almeno comprensibili, per qualsiasi essere umano ragionevole. Nella dichiarazione si afferma che è «una convinzione [quella sulla dignità umana] alla quale la ragione umana può arrivare attraverso la riflessione e il dialogo» (Dignitas infinita, 6). Poi, nella nota numero 25, si legge: «Alcuni grandi pensatori cristiani del XIX e XX secolo, come san J.H. Newman, il beato A. Rosmini, J. Maritain, E. Mounier, K. Rahner, H.U. von Balthasar, ed altri, sono riusciti a proporre una visione dell’uomo che può validamente dialogare con le correnti di pensiero del nostro inizio del XXI secolo, qualunque sia la loro ispirazione, anche post-moderna». In altre parole, questa nuova dichiarazione non si limita ad affermare in che cosa consistano, secondo la Chiesa, la dignità e la moralità; piuttosto, sta delineando, con l’obiettivo di «validamente dialogare con le correnti di pensiero», quali sono le ragioni per cui essa sostiene questo particolare comprensione dell’essere umano, della sua dignità o del suo valore morale (in tutta la sua complessità), e le norme morali che derivano da una tale concezione.

Ci sono diversi destinatari nel mondo e nella Chiesa (in tutta la sua complessità) che potrebbero non gradire ciò che Dignitas infinita sostiene su quelle che definisce «gravi violazioni della dignità umana». Ad alcuni potrebbe non piacere la sua forte opposizione alla pena di morte, all’estrema disuguaglianza nella ricchezza, alla guerra o alla persecuzione delle persone sulla base del loro orientamento sessuale; oppure potrebbero non gradire il suo sostegno a favore della «effettiva uguaglianza» delle donne (Dignitas infinita, 45), dell’accoglienza dei migranti e dell’inclusione delle persone con disabilità. Altri potrebbero non gradire le sue critiche all’aborto procurato, alla maternità surrogata, al suicidio assistito e all’eutanasia, alla teoria del gender e al cambio di sesso. L’aspetto interessante è che molti di coloro che non apprezzano il primo tipo di argomenti (ad esempio, la condanna della pena di morte), probabilmente apprezzano il secondo (ad esempio, la condanna dell’aborto), e viceversa. Ciò che accomuna tutte queste critiche, secondo Dignitas infinita, è la riduzione del concetto di dignità umana a una dimensione meno integrale rispetto a quella promossa dal documento.

Nel caso del primo gruppo, sostenere una qualsiasi di queste posizioni significa affermare, contro Dignitas infinita, che alcune persone non possiedono una dignità che meriti il medesimo basilare rispetto riservato alle altre. Al contrario, la pena di morte, la povertà, la guerra e la persecuzione delle persone sulla base del loro orientamento sessuale, del sesso, del loro status di migranti o delle disabilità sono sbagliate, secondo la Chiesa, perché violano quella dignità intrinseca che è comune a tutti gli esseri umani e che è alla base del loro diritto alla vita e alla libertà di coscienza. Nessuno può realizzare la sua dignità se la sua vita e la sua libertà le vengono minacciate con la violenza e la coercizione.

Nel caso del secondo gruppo, sostenere una qualsiasi di queste posizioni significa affermare, secondo Dignitas infinita, che ciò che conta è il rispetto della propria libertà di scelta. Tuttavia, per Dignitas infinita, l’aborto (che è sbagliato anche per le ragioni addotte nei confronti del primo gruppo), la maternità surrogata, il suicidio assistito e l’eutanasia, la teoria del gender e il cambio di sesso sono sbagliati perché separano lo status morale di una persona (la sua dignità) dalla sua stessa corporeità (che è costitutiva dell’essere umano) e dai legami e dalle responsabilità che lo connettono agli altri. Il rispetto della dignità umana non può essere ridotto alla pretesa che i miei desideri siano un’istanza assoluta e da soddisfare a tutti i costi. Piuttosto, in quanto essere incarnato sempre in relazione con gli altri, ho delle responsabilità, tanto nei confronti della mia natura, quanto nei confronti degli altri.

Torniamo all’“odore di Francesco”. Per molti di coloro che non gradiscono ciò che viene affermato in merito alla prima serie di questioni morali, è probabile che la dichiarazione profumi troppo di Francesco. Secondo la loro opinione, forse, Francesco sta cambiando l’insegnamento tradizionale sulla pena di morte, la guerra, la struttura della famiglia. Quanto al secondo gruppo di argomenti, molti potrebbero pensare che la dichiarazione manchi dell’impronta di Francesco in quanto sembra assumere un tono di condanna verso quelle che alcuni potrebbero considerare posizioni “progressiste” sul genere e sulla maternità surrogata. Francesco ha certamente fatto dichiarazioni pubbliche e azioni che sembrano sostenere, ad esempio, le persone transgender, più di quanto questa dichiarazione sembri suggerire. Tuttavia, ha anche pronunciato parole assai decise sull’ideologia di genere, l’aborto, la maternità surrogata e molto altro.

Come possiamo riconciliare questi due aspetti, azioni e dichiarazioni di apparente apertura da un lato, e dichiarazioni apparentemente critiche dall’altro? La risposta potrebbe risiedere proprio nella concezione di dignità umana che il documento presenta e nell’invito al dialogo tipico di Francesco. Se tutti gli esseri umani hanno sempre una dignità che esige rispetto, la porta per il dialogo deve rimanere sempre aperta, anzi la Chiesa dovrebbe propiziare il dialogo, evitando, al contempo, la coercizione. Ciò significa che tutti sono chiamati a questo dialogo nella Chiesa e con la Chiesa. Non a caso, le azioni di Francesco consistono tipicamente nell’accogliere persone e nell’uscire ad incontrarle. Ma accogliere e uscire, coerentemente con il rispetto per la dignità intrinseca di tutte le persone, non significa che non si possa avviare un dialogo critico sulla correttezza o meno di particolari idee o scelte. Piuttosto, la scelta di esporsi a tale dialogo è in sé un modo per rispettare la dignità dell’altro, poiché la razionalità e la libertà sono parte integrante della dignità universale. Certo, questo dialogo deve sempre essere intrapreso in modo tale da evitare qualsiasi discriminazione ingiusta che violerebbe la dignità intrinseca di ogni essere umano.

La dichiarazione non è perfetta, ma non pretende di esserlo. È molto probabile che le persone troveranno in essa diversi elementi critici. Alcuni di questi sono probabilmente il risultato del complicato processo di stesura e approvazione, ma altri potrebbero diventare validi punti di discussione sulla bontà della comprensione della dignità umana da parte della Chiesa, sul suo modo di esprimerla o sulle norme morali che ne derivano. Se questa dichiarazione vuole davvero essere un riassunto dell’insegnamento morale della Chiesa durante il pontificato di Francesco, è anche perché rimane tuttora valido l’invito della Gaudium et spes al dialogo su ciò che conta di più nella vita.


Bibliografia


Autore
David G. Kirchhoffer, Australian Catholic University (David.Kirchhoffer@acu.edu.au)