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Dizionario di dottrina
sociale della Chiesa

LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Fascicolo 2022, 3 – Luglio-Settembre 2022

Prima pubblicazione online: Settembre 2022

ISSN 2784-8884

DOI 10.26350/dizdott_000094

Energia: panorama mondiale e sfide del presente Energy: global landscape and present challenges

di Simone Tagliapietra

Abstract:

ENGLISH

L’energia muove il mondo, e contribuisce a definirne la geopolitica, l’economia, la società. Capire il modo in cui l’energia viene prodotta e consumata a livello globale è cruciale per comprendere alcune delle più importanti dinamiche della politica internazionale, cosi come alcuni dei temi più rilevanti per lo sviluppo economico e sociale delle nazioni. Capire l’energia significa, inoltre, comprendere le cause del cambiamento climatico ed apprezzarne le possibili soluzioni. In un mondo sempre più attento ai temi della sostenibilità maneggiare i grandi temi dell’energia diviene dunque fondamentale non solo per leggere il mondo di oggi, ma anche quello di domani.

Parole chiave: Energia, Transizione ecologica, Sviluppo sostenibile, Cambiamento climatico, Accesso all’energia
ERC: SH2_7 Environmental and climate change, societal impact and policy

ITALIANO

Energy moves the world, and defines its geopolitics, economy and society. Understanding how energy is produced and consumed globally is crucial to understanding some of the most important dynamics of international politics, as well as some of the most relevant issues for the economic and social development of nations. Understanding energy also means understanding the causes of climate change and appreciating its possible solutions. In a world that is increasingly attentive to sustainability issues, handling the major energy topics therefore becomes fundamental not only for reading the world of today, but also that of tomorrow.

Keywords: Energy, Climate change, Renewables, Fossil fuels, Decarbonisation
ERC: SH2_7 Environmental and climate change, societal impact and policy

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Introduzione

L’energia muove il mondo, e contribuisce a definirne la geopolitica, l’economia, la società. Capire il modo in cui l’energia viene prodotta e consumata a livello globale è cruciale per comprendere alcune delle più importanti dinamiche della politica internazionale, cosi come alcuni dei temi più rilevanti per lo sviluppo economico e sociale delle nazioni. Capire l’energia significa, inoltre, comprendere le cause del cambiamento climatico e apprezzarne le possibili soluzioni. In un mondo sempre più attento ai temi della sostenibilità maneggiare i grandi temi dell’energia diviene dunque fondamentale non solo per leggere il mondo di oggi, ma anche quello di domani.

La questione energetica in prospettiva storica

Le risorse energetiche sono alla base dello sviluppo degli ordini internazionali della storia moderna: il carbone ha fatto da sfondo all’Impero britannico nel XIX secolo, il petrolio è stato al centro del successivo “secolo americano”, e oggi molti prevedono che la Cina diventerà la superpotenza mondiale delle energie rinnovabili del XXI secolo. In sintesi, l’importanza strategica dell’energia è tale da definire le dinamiche economiche e geopolitiche globali (Yergin, 1992, 2011; Smil, 2018). Negli ultimi vent’anni il ruolo globale dell’energia è diventato ancora più centrale in seguito alla crescente consapevolezza, a livello internazionale, di due grandi temi: il cambiamento climatico e l’accesso all’energia nei Paesi in via di sviluppo.

L’approvvigionamento energetico globale è sempre stato, e continua a essere, in gran parte basato sui combustibili fossili. Nonostante il recente sviluppo delle energie rinnovabili, l’80 percento dell’approvvigionamento energetico nel mondo deriva ancora dal carbone, dal petrolio e dal gas naturale, la cui combustione produce il 75 percento circa delle emissioni globali di gas serra, rendendo l’energia la principale causa del cambiamento climatico. Una risposta strutturale a questa grave minaccia per l’umanità può quindi venire solo dal settore energetico, in particolare attraverso una rivoluzione globale dell’energia pulita.

Essendo l’energia una prerogativa fondamentale della vita moderna, garantirne l’accesso assume un’importanza socio-economica cruciale. Oggi, 860 milioni di persone in tutto il mondo – e in particolare nell’Africa sub-sahariana – non hanno ancora accesso all’elettricità, mentre 2,6 miliardi di persone non hanno ancora accesso a sistemi moderni e sicuri per cucinare, problematica, quest’ultima, drammatica sia sotto il profilo socio-sanitario (si pensi alle malattie respiratorie dovute ai fumi inalati in casa dalle stufe o dai focolari), sia sotto il profilo ambientale (si pensi al disboscamento risultante dall’uso di legna per queste finalità). Permettere a queste persone di usufruire di servizi moderni ed economicamente sostenibili rappresenta uno dei maggiori temi socio economici del nostro tempo, un passo necessario per sradicare la povertà e per ridurre le disuguaglianze (Hafner et al., 2018).

L’enormità di queste sfide ci impone di avere una chiara conoscenza dei tratti fondamentali dell’energia globale, al fine di poter avere un dibattito informato sulle questioni vitali della crisi climatica e sulle sue possibili risposte.

Negli ultimi cinquant’anni la domanda mondiale di energia è più che raddoppiata, trascinata dall’aumento della popolazione e dalla crescita dell’economia globale. La domanda di energia nel mondo si è evoluta in modi diversi e in particolare si è spostata dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo – ovviamente trainati dalla Cina. Questo trend riflette il calo della quota di prodotto interno lordo (PIL) globale (dall’80 al 60 percento del PIL globale) dei Paesi sviluppati e, contemporaneamente, la quota crescente della Cina (dal 3 al 15 percento del PIL globale).

Va inoltre sottolineato che i Paesi sviluppati sono riusciti nel tempo a fare un uso migliore dell’energia, migliorando i livelli di efficienza energetica. Mentre l’intensità energetica (cioè l’indicatore che misura la quantità di energia consumata per produrre la stessa quantità di ricchezza, come per esempio un’unità di PIL) è diminuita in quasi tutte le regioni del mondo, le riduzioni più forti si sono verificate nei Paesi sviluppati, in particolare in Europa, Giappone e Stati Uniti. Questo è stato il risultato di due forze: una maggiore efficienza energetica da un lato e una transizione economica dalla produzione manifatturiera ad alta intensità energetica ai servizi dall’altro. Sulla base di questi trend, i Paesi sviluppati consumano oggi in media il 12 percento in meno di energia per dollaro di PIL rispetto ai Paesi in via di sviluppo.

L’energia nel mondo di oggi

Rappresentando il 22 percento della domanda globale di energia, la Cina è il primo consumatore al mondo ed è seguita dagli Stati Uniti, che rappresentano il 16 percento della domanda globale di energia. India, Russia e Giappone sono rispettivamente al terzo, quarto e quinto posto. Insieme, questi cinque Paesi rappresentano più della metà della domanda globale di energia.

I combustibili fossili sono stati storicamente il fulcro del sistema energetico mondiale e ancora oggi contribuiscono per l’80 percento dell’approvvigionamento energetico globale. Nonostante i forti sviluppi nel settore delle energie rinnovabili e le sempre più stringenti politiche climatiche e ambientali, i combustibili fossili continuano dunque a mantenere saldo il loro primato nel sistema energetico mondiale. Dati alla mano, la loro quota nel mix energetico mondiale è, infatti, rimasta quasi invariata nel corso degli ultimi 50 anni (Tagliapietra, 2020).

La composizione del mix energetico varia enormemente tra le diverse regioni del mondo e nei singoli Paesi, anche in funzione delle rispettive risorse energetiche. Le differenze sono particolarmente marcate nei combustibili utilizzati principalmente per la produzione di energia elettrica, come il carbone, il gas naturale, l’idroelettrico, il nucleare e altre fonti rinnovabili come l’eolico e il solare. Infatti, dato il suo ruolo predominante nei trasporti e la sua limitata sostituibilità con altri combustibili, il petrolio è ampiamente utilizzato in tutto il mondo.

Il carbone copre il 65 percento del fabbisogno energetico della Cina e oltre il 40 percento del fabbisogno dell’India. Entrambi i Paesi sono dotati di grandi riserve di carbone e contribuiscono rispettivamente al 46 e al 9 percento della produzione mondiale di questo combustibile. Il gas naturale copre circa il 70 percento del fabbisogno energetico dell’Iran e circa il 50 percento del fabbisogno energetico della Russia. Non a caso, questi due Paesi possiedono i più grandi giacimenti mondiali di gas naturale. L’idroelettrico è particolarmente importante nei mix energetici di Brasile e Canada, due Paesi caratterizzati da abbondanti risorse idriche. Il Brasile si distingue anche nel campo dei biocombustibili, grazie alle abbondanti risorse forestali e alle coltivazioni agricole dedicate ai biocarburanti, che contribuiscono a più del 30 percento del mix energetico del Paese. L’utilizzo del nucleare e di fonti di energia rinnovabile come l’energia eolica e solare differiscono tra i vari Paesi, ma più per le diverse scelte di politica energetica che per le diverse dotazioni naturali.

Ma quali sono i settori dell’economia che consumano più energia? L’industria tradizionalmente è stata – e continua a essere – il settore più energivoro del mondo (il 37 percento del consumo energetico finale totale), seguito dal settore dei trasporti (29 percento) e da quello residenziale (22 percento). Gli altri settori ad alto consumo sono il commercio e i servizi pubblici (8 percento) e il settore agricolo e forestale (2 percento).

La questione energetica nella dottrina sociale della Chiesa

La dottrina sociale della Chiesa affronta la questione energetica in modo equilibrato e volto al raggiungimento di praticabili soluzioni volte alla preservazione del Pianeta congiuntamente allo sviluppo delle Nazioni. Essa invita a superare un approccio di tipo puramente tecnico e ad avere fiducia nelle capacità dell’uomo, al quale «è lecito esercitare un governo responsabile sulla natura per custodirla, metterla a profitto e coltivarla anche in forme nuove e con tecnologie avanzate in modo che essa possa degnamente accogliere e nutrire la popolazione che la abita» (Caritas in veritate, 2009, 50). E ancora: «questa responsabilità è globale, perché non concerne solo l’energia, ma tutto il creato, che non dobbiamo lasciare alle nuove generazioni depauperato delle sue risorse. […] la protezione dell’ambiente, delle risorse e del clima richiede che tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta» (ibid.).

Al tempo stesso, essa sottolinea l’urgenza dell’azione climatica, e dunque del processo di transizione da un sistema basato sui combustibili fossili a uno nuovo basato su energie rinnovabili ed efficienza energetica. «Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di biossido di carbonio e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile. Nel mondo c’è un livello esiguo di accesso alle energie pulite e rinnovabili. C’è ancora bisogno di sviluppare tecnologie adeguate di accumulazione. Tuttavia, in alcuni Paesi ci sono stati progressi che cominciano ad essere significativi, benché siano lontani dal raggiungere una proporzione importante. Ci sono stati anche alcuni investimenti in modalità di produzione e di trasporto che consumano meno energia e richiedono minore quantità di materie prime, come pure in modalità di costruzione o ristrutturazione di edifici che ne migliorino l’efficienza energetica. Ma queste buone pratiche sono lontane dal diventare generali» (Laudato si’, 26).

Tale attenzione riservata dalla dottrina sociale della Chiesa alla questione energetica ben riflette il fatto che l’energia gioca un ruolo fondamentale nelle nostre società e nella nostra vita quotidiana. I nostri sistemi di illuminazione, le macchine negli uffici, gli elettrodomestici e i dispositivi elettronici funzionano grazie all’energia elettrica. Il trasporto, e quindi il commercio, sono resi possibili dai prodotti derivati dal petrolio. L’industria dipende, per le sue attività, dall’approvvigionamento energetico, così come l’agricoltura. In breve, senza energia non saremmo in grado di svolgere le attività più semplici: fare una doccia calda al mattino, preparare la colazione, portare i bambini a scuola in automobile e poi lavorare al computer, possibilmente in un ufficio adeguatamente climatizzato. In conclusione, l’energia è una premessa indispensabile per la vita di oggi.

Il triangolo della politica energetica: sicurezza, competitività e sostenibilità

Questi numeri evidenziano un fatto importante: le risorse naturali hanno un ruolo chiave nel definire il profilo energetico di un Paese. Se un Paese è ricco di una determinata risorsa energetica, cercherà sicuramente di sfruttarla il più possibile per avere una fonte di energia sicura ed economica per i propri abitanti. Come per il petrolio o il gas naturale, cercherà di esportarla sui mercati globali per ottenere una rendita.

Ma ci sono anche altri elementi che modellano il profilo energetico di una nazione. Le considerazioni ambientali, per esempio, possono spingere un Paese ricco di carbone a interromperne l’uso per ridurre l’inquinamento dell’aria. Tanto per fare un altro esempio, le preoccupazioni per la sicurezza possono indurre un Paese a chiudere le sue centrali nucleari. Si pensi, ad esempio, alla scelta italiana di abbandonare il nucleare all’indomani del disastro nucleare di Cernobyl, nonostante le notevoli competenze tecniche e scientifiche sulla tecnologia.

Tutto questo dimostra che il profilo energetico di una nazione è determinato dall’interazione tra le sue risorse naturali e un altro importante elemento: le sue politiche per l’energia, cioè il modo in cui un governo decide di affrontare le questioni di sviluppo energetico, come la produzione, la distribuzione e il consumo di energia. La politica energetica può essere vista come un triangolo, i cui tre vertici costituiscono gli obiettivi principali della policy: competitività dei costi, sostenibilità ambientale e sicurezza energetica.

La competitività dei costi energetici è legata all’accessibilità economica dell’energia per la popolazione di un Paese. Significa garantire un prezzo competitivo a livello internazionale e accessibile ai consumatori finali. La mancanza di competitività dei costi energetici può minare la competitività economica complessiva di un Paese e può ridurre in povertà energetica una parte della popolazione.

La sostenibilità ambientale è legata alla riduzione – o, idealmente, alla completa mitigazione – degli effetti nocivi delle attività di esplorazione e di produzione, e del consumo energetico sull’ambiente e sul clima. L’energia è, infatti, il principale determinante del cambiamento climatico e dell’inquinamento atmosferico locale, e contribuisce inoltre ad altri problemi ambientali, dalle piogge acide all’inquinamento dell’acqua e del suolo.

La sicurezza energetica può essere definita come la disponibilità stabile di energia a un prezzo accessibile. Essa dipende, oltre che da aspetti economici e sociali, anche e soprattutto da aspetti (geo)politici e, in particolare, dall’affidabilità dei fornitori di prodotti energetici. La sicurezza energetica è poi multidimensionale: quella a lungo termine riguarda principalmente la puntuale disponibilità di investimenti che garantiscano una quantità di energia sufficiente per soddisfare i requisiti dello sviluppo economico e della sostenibilità ambientale. La sicurezza energetica a breve termine riguarda la capacità del sistema energetico di rispondere prontamente ai bruschi cambiamenti nell’equilibro tra domanda e offerta. La mancanza di sicurezza energetica provoca impatti economici e sociali negativi legati alla mancata disponibilità dell’energia o ai prezzi non competitivi o esageratamente volatili dei combustibili.

Il ruolo chiave della geopolitica nella definizione degli equilibri energetici: il caso della guerra in Ucraina

Questo tema della sicurezza energetica è oggi ritornato – in particolare in Europa – ad essere drammaticamente attuale in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Il sistema energetico europeo si è, infatti, sviluppato nel corso del secondo dopoguerra anche e soprattutto sulla base di una profonda interdipendenza con la Russia. Un fatto, questo, basato su una semplice equazione: la presenza di una grande economia – ma povera di risorse energetiche – da una parte, e di un Paese invece ricco di risorse energetiche a basso costo di estrazione dall’altra. Questo legame, sviluppatosi nei decenni anche attraverso la costruzione di grandi opere infrastrutturali quali i gasdotti e gli oleodotti che connettono i grandi giacimenti russi con i mercati europei, ha visto la Russia divenire il principale fornitore di idrocarburi per l’Europa, coprendo il 40% della domanda europea di gas naturale e il 25% della domanda europea di petrolio. Allo stesso tempo, questo legame ha visto l’Europa divenire il principale mercato per le esportazioni di idrocarburi russi: metà delle esportazioni di petrolio e tre quarti delle esportazioni di gas russo sono, infatti, tradizionalmente state destinate all’Europa.

L’invasione russa dell’Ucraina ha comportato la rottura di questo legame storico. Una rottura strutturale, che sta portando in questi mesi a ridisegnare la mappa energetica europea senza precedenti. Questo contesto ci riporta non solo all’importanza della geopolitica nella definizione degli equilibri energetici internazionali, ma anche all’importanza di guardare alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica come soluzioni benefiche non solo da una prospettiva ambientale – e, potenzialmente, industriale – ma anche da una prospettiva geopolitica e di sicurezza energetica.

Conclusioni

In un mondo ideale, le tre componenti del triangolo della politica energetica sarebbero perfettamente bilanciate e i Paesi sarebbero in grado di offrire ai loro cittadini un’energia sicura, competitiva in termini di costi e sostenibile dal punto di vista ambientale. In realtà, l’equilibrio tra queste tre componenti genera un complesso meccanismo di trade-off (ovvero di relazione funzionale tra due variabili tale per cui la crescita di una risulta incompatibile con la crescita dell’altra e ne comporta anzi una contrazione), che spinge i governi a prendere decisioni politiche che favoriranno inevitabilmente uno o due elementi rispetto all’altro. Per fare un esempio, un governo che decidesse di continuare a bruciare il proprio carbone a basso costo per garantire la sicurezza energetica e la competitività dei costi comprometterebbe implicitamente la sostenibilità ambientale.

La realizzazione di politiche energetiche che tengano contemporaneamente conto della sicurezza energetica, della competitività dei costi e della sostenibilità ambientale è indubbiamente una delle più formidabili sfide che i governi devono affrontare nel XXI secolo, in particolare in relazione alla minaccia del cambiamento climatico.


Bibliografia
• Hafner M., Tagliapietra S., de Strasser L. (2018), Energy in Africa: Challenges and Opportunities, Springer.
• Smil V. (2018), Energy and Civilization: A History, The MIT Press.
• Tagliapietra S. (2020), Global Energy Fundamentals, Cambridge University Press.
• Yergin D. (1992), The Prize: The Epic Quest for Oil, Money & Power, Free Press.
• Yergin D. (2011), The Quest: Energy, Security, and the Remaking of the Modern World, Penguin Press.


Autore
Simone Tagliapietra, Università Cattolica del Sacro Cuore (Simone.Tagliapietra@unicatt.it)