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Fascicolo 2021, 1 – Gennaio-Marzo 2021
Prima pubblicazione online: Marzo 2021
ISSN 2784-8884
DOI 10.26350/dizdott_000001
Abstract:
ENGLISH
L'economia circolare comporta nuovi modelli di produzione, di consumo e, talvolta, di organizzazione sociale. Le recenti concettualizzazioni sono numerose e in qualche modo divergenti; l'insegnamento sociale della Chiesa cattolica, e in particolare l'enciclica Laudato si', forniscono utili schemi interpretativi per la corretta comprensione del fenomeno.
Parole chiave: Modelli di business, Gestione dei rifiuti, Prevenzione dei rifiuti, Efficienza delle risorse, Comportamento dei consumatori, Industria, Riutilizzo, Recupero, Economia lineare, Economia verde, Economia della condivisione
ERC: SH
ITALIANO
Circular economy involves new models of production, consumption and, sometimes, social organization. Recent conceptualizations are numerous and in some ways divergent; Catholic social teaching and in particular the encyclical Laudato si' provide useful interpretative schemes for the correct understanding of the phenomenon.
Keywords: Business models, Waste management, Waste prevention, Resource efficiency, Consumer behaviour, Industry, Reuse, Recovery, Linear economy, Green economy, Sharing economy
ERC: SH
1. Introduzione
Sono molte, e talvolta anche divergenti, le concettualizzazioni dell’economia circolare formulate negli ultimi decenni. Seppur sul terreno comune della circolarità materiale nel sistema economico, queste forniscono visioni differenti, proponendo a volte nuovi paradigmi di produzione / consumo e, talora, anche di organizzazione sociale. La mancanza di univocità nelle definizioni e l’oggettiva difficoltà di misurazione di un fenomeno tanto complesso rappresentano i motivi principali per cui, al momento, risulta impossibile fornirne una quantificazione affidabile. Per ora, i dati maggiormente consolidati risultano essere quelli relativi alla sola gestione dei rifiuti, per cui nell’UE27: tra il 1995 e il 2017, le discariche si sono ridotte del 61% e il riciclo è triplicato; nel periodo 2000-2017, il compostaggio è raddoppiato; infine, tra il 2008 e il 2017, il recupero energetico è cresciuto del 71% (Zoboli et al., 2019).
Nel presente contributo, partendo da una breve illustrazione dei concetti oggi ritenuti più rilevanti dal punto di vista scientifico, vengono poi identificati i principali spunti di riflessione offerti sul tema da parte della dottrina sociale della Chiesa, in particolare dall’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, per segnalare infine i principali ostacoli attualmente esistenti a un ulteriore sviluppo dell’economia circolare.
2. La concettualizzazione della Ellen McArthur Foundation
La concettualizzazione di economia circolare oggi sicuramente più nota è quella proposta dalla Ellen McArthur Foundation (2012), pioniera nel formulare una visione che ha poi in gran parte influenzato il dibattito nel mondo delle istituzioni, della ricerca e della consulenza a diversi livelli. La Fondazione Ellen McArthur definisce l’economia circolare come un sistema industriale che nasce con lo scopo di riparare e rigenerare. Tale economia sostituisce il concetto di “fine vita” col concetto di riutilizzo e recupero, evolve verso l’utilizzo di energia rinnovabile, la riduzione dell’uso di sostanze pericolose, mira all’eliminazione degli sprechi tramite la progettazione mirata di materiali, e alla conservazione e/o rigenerazione dei sistemi naturali. Sono due gli aspetti centrali di questa formulazione: (1) il ruolo fondamentale del ‘circular business model’ (modello di business circolare) a livello di imprese e di sotto-settore di cui esse fanno parte, la qual cosa implica inevitabilmente che tra i diversi settori ci sia una grande differenza nella capacità di creare valore passando all’economia circolare. Ad esempio, alcuni settori come l’industria chimica e la bio-industria sono ben posizionati in quanto possono creare prodotti ad alto valore aggiunto da materiali di scarto molto poveri e da residui industriali che attualmente vengono destinati in discarica o inceneriti; (2) il beneficio netto derivante dall’economia circolare a livello macro-economico (in termini di valore aggiunto totale e occupazione). Tale assunzione, tuttavia, non è suffragata da una solida evidenza empirica e, nel sistema economico complessivo, non sono (ancora) provati gli effetti netti positivi della sostituzione dell’economia lineare con quella circolare.
Figura 1 - Schema di un sistema a economia circolare

(Fonte: https://www.ellenmacarthurfoundation.org/explore/the-circular-economy-in-detail)
3. La prospettiva dell’Agenzia Europea per l’Ambiente
Interessante è anche la prospettiva proposta dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, che guarda all’economia circolare quale componente del più ampio quadro costituito dalla green economy. Secondo tale concezione, l’economia circolare, che racchiude le attività di gestione dei rifiuti, della prevenzione nella produzione dei rifiuti e l’uso efficiente delle risorse naturali, è ricompresa nella sfera più ampia del “benessere delle persone”, che a sua volta è inglobata nella sfera più ampia della “resilienza dell’ecosistema”: tutte queste sfere – insieme – rappresentano il dominio della green economy. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA, 2015), la prospettiva della green economy fornisce un quadro per integrare l’ambiente nelle politiche di settori economici chiave. Ad esempio, mentre l’economia circolare si focalizza sull’ottimizzazione dei flussi di materiali attraverso la minimizzazione dei rifiuti, la green economy estende l’obiettivo alle modalità con cui acqua, energia, suolo e biodiversità dovrebbero essere gestiti per assicurare la resilienza dell’ecosistema e il benessere degli esseri umani.
Figura 2 - L’economia verde come quadro di integrazione delle politiche sull’uso dei materiali

(Fonte: https://www.eea.europa.eu/soer/2015/europe/green-economy/the-green-economy-as-an/view)
4. La proposta dell’OECD
Lo schema concettuale oggi forse maggiormente ampio e generale risulta quello proposto dall’OECD (2017), nel quale vengono individuati 3 “livelli” di economia circolare che comportano diversità di attività, di strategie di produzione e/o consumo, e di conseguenti implicazioni economiche. Secondo questo schema, se si abbraccia una definizione riduttiva di economia circolare, questa consiste sostanzialmente nella (crescente) “chiusura” del ciclo dei materiali attraverso il loro riciclo, il recupero energetico dei rifiuti e il ri-utilizzo delle materie e dei prodotti, anche dopo la ri-lavorazione (re-manufacturing) dei prodotti compositi o delle loro parti (ad esempio nel settore automobilistico). Tale livello presenta quindi come aspetto focale il lato “preventivo” della circolarità, ossia il momento della fabbricazione dei prodotti nell’ottica del loro riciclo/recupero/riutilizzo.
Una definizione leggermente più ampia di economia circolare comprende anche la vita utile dei prodotti. Questa, negli ultimi decenni, è stata ridotta a seguito di strategie volte a una rapida innovazione di prodotto, che a sua volta porta a una “obsolescenza” sociale accelerata dei dispositivi quando tecnicamente sono ancora funzionanti (si pensi, in particolare, ai prodotti elettrici ed elettronici). L’estensione della vita utile dei beni permetterebbe il risparmio di risorse, ma implica innovazioni organizzative e sociali, quali la sharing economy (economia collaborativa) e la renting economy (economia del noleggio), che appunto permettano di intensificare l’utilizzo dei beni.
La terza e più ampia definizione di economia circolare comprende infine ogni forma di maggiore efficienza nell’uso delle risorse basata sia sull’innovazione, sia sul cambiamento dei comportamenti, la qual cosa può comportare nuovamente un uso più intensivo di beni e capitali, ma anche – da parte dei consumatori – una scelta meno dissipativa riguardo ai materiali, l’energia e l’uso dei beni finali. Tale livello di economia circolare viene quindi alimentato, da una parte, dall’innovazione nell’industria, e, dall’altra parte, da innovazioni organizzative a livello sociale.
Figura 3 - I tre livelli dell'economia circolare

(Fonte: https://www.oecd.org/officialdocuments/...)
5. Le indicazioni del magistero
Proprio questa più ampia concettualizzazione di economia circolare, che si estende dal sistema industriale a quello sociale, si ritrova – più o meno esplicitata – negli insegnamenti del magistero della Chiesa. Senza dubbio, chi ha affrontato il tema in profondità è Papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’ (2015), ma temi affini – come il rapporto etica-economia e il più ampio concetto di sviluppo sostenibile – si trovano in tutte le encicliche. Più nello specifico, Papa Francesco indica la necessità di adottare un “modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare” (Laudato si’, 22). Egli concepisce questo modello circolare di economia quale strumento per combattere la “cultura dello scarto” e proporre un nuovo stile di vita, definendo tali propositi uno degli assi portanti dell’enciclica (16). Il perché è ben spiegato nel capitolo III dedicato alla crisi e alle conseguenze dell’antropocentrismo moderno: “quando l’essere umano pone sé stesso al centro, finisce per dare priorità assoluta ai suoi interessi contingenti, e tutto il resto diventa relativo” (122). Ma per Francesco “tutto è connesso” (117), di conseguenza, quando “non si riconosce nella realtà stessa l’importanza di un povero, di un embrione umano, di una persona con disabilità – per fare solo alcuni esempi –, difficilmente si sapranno ascoltare le grida della natura” (ibid.). In altre parole, si è affermata una medesima logica dell’usa e getta che, da una parte, produce rifiuti, e dall’altra non pone limiti – ad esempio – alla tratta degli esseri umani o al traffico di organi. Dobbiamo quindi convincerci che “rallentare un determinato ritmo di produzione e di consumo può dare luogo a un’altra modalità di progresso e di sviluppo […]. Si tratta di aprire la strada a opportunità differenti, che non implicano di fermare la creatività umana e il suo sogno di progresso, ma piuttosto di incanalare tale energia in modo nuovo” (191).
6. Prospettive e barriere politiche, economiche e finanziarie
Perché sia possibile adottare un nuovo paradigma economico di riferimento, tuttavia, diverse barriere – politiche, economiche, finanziarie, legali, sociali – devono essere superate. Innanzi tutto, si rende necessario andare oltre la frammentarietà e la settorialità delle politiche che guidano l’economia circolare e altre strategie, quali la decarbonizzazione e la bioeconomia, che con questa si intersecano profondamente. Sarebbe invece utile e opportuna una maggiore integrazione, a partire dall’individuazione, dall’analisi e dalla misurazione delle connessioni esistenti tra i materiali e i flussi di energia, le risorse naturali, i settori industriali, i processi sociali e politici implicati. Dal punto di vista economico, un limite fondamentale all’espansione dell’economia circolare è rappresentato dal basso prezzo delle risorse materiali, in quanto i mercati – da soli – non forniscono segnali di scarsità che supportino il closing-the-loop (la chiusura del cerchio) delle materie e diano impulso all’efficienza delle risorse quale risposta alla loro scarsità. Inoltre, benché sia molto difficile stimare i bisogni finanziari della transizione, l’economia circolare richiede significativi investimenti in sviluppo industriale (R&D, innovazione, ecc.) sia da parte del settore pubblico, sia da parte del settore privato. Da questo punto di vista, risultano importanti i sistemi di finanziamento che si stanno mettendo in campo a livello di Unione Europea per supportare maggiormente i progetti connessi all’economia circolare rispetto a quelli connessi all’economia lineare.
7. Prospettive e barriere legali e sociali
Un’altra questione da trattare con particolare attenzione è rappresentata dalla necessità di una parziale revisione dell’apparato normativo, soprattutto laddove preclude numerose attività di recupero dei materiali quando questi hanno acquisito lo status di rifiuto. Questioni legali saranno anche da affrontare rispetto al tema della protezione del consumatore; in particolare, nel momento in cui si pensi ad “allungare” la vita dei prodotti e a nuovi modelli di business (come l'affitto dei materiali, la sharing economy, l'economia della riparazione), si presenteranno (e già si stanno affacciando) nuovi problemi legati – ad esempio – alla definizione dei diritti di proprietà, dei contratti, delle garanzie (Zoboli et al., 2020). Infine, aldilà degli aspetti legali, affinché sia possibile la pervasione dell’economia circolare a livello di società civile, risulta fondamentale l’impegno dei cittadini e dei consumatori. A tale riguardo gli studi (European Commission, 2018) mostrano come gli Europei siano disposti a impegnarsi nell’economia circolare, ma il loro impegno effettivo è relativamente limitato; per questo è necessario rimuovere tutta una serie di barriere. In particolare, i fattori chiave che influenzano le decisioni di acquisto e sostituzione dei consumatori sono risultati essere il prezzo, la qualità e la convenienza. Ridurre lo sforzo richiesto per riparare i prodotti, abbassare i prezzi e aumentare la qualità dei prodotti durevoli potrebbe quindi portare a decisioni individuali e famigliari più favorevoli all’economia circolare.
Bibliografia
Ellen MacArthur Foundation EMF (2012), Towards the Circular Economy Vol. 1: an economic and business rationale for an accelerated transition.
European Commission, Directorate-General for Justice and Consumers (2018), Behavioural Study on Consumers’ Engagement in the Circular Economy - Final report.
European Environment Agency EEA (2015), Green economy.
OECD (2017), The macroeconomics of the circular economy transition: A critical review of modeling approaches.
Zoboli R., Barbieri N., Ghisetti C., Marin G., Paleari S. (2019), Towards an Innovation-intensive Circular Economy. Integrating research, industry, and policy, FEEM Report, edited by S. Pareglio, June 2019.
Autore
Ilaria Beretta, Università Cattolica del Sacro Cuore (ilaria.beretta@unicatt.it)