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Dizionario di dottrina
sociale della Chiesa

LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Fascicolo 2021, 2 – Aprile-Giugno 2021

Prima pubblicazione online: Giugno 2021

ISSN 2784-8884

DOI 10.26350/dizdott_000042

Crisi pandemica e povertà The Pandemic Crisis and Poverty

di Sebastiano Nerozzi

Abstract:

ENGLISH

Questo articolo descrive l’impatto del Covid-19 sulla povertà a livello globale e nazionale. Disoccupazione di massa, forti riduzioni nei redditi da lavoro e crescita della diseguaglianza di reddito spiegano in gran parte l’ampia crescita della povertà, che ha avuto, comunque, un impatto differenziato in regioni, Paesi e gruppi sociali diversi. Mentre la risposta dei governi e della società civile ha consentito di alleviare l’impatto sociale della crisi, dopo la fine dell’emergenza, politiche di consolidamento fiscale mal congegnate potrebbero rinforzare ulteriormente il trend verso la crescita della povertà e della diseguaglianza.

Parole chiave: Povertà, Disuguaglianza, Covid-19, Lavoro, Politiche fiscali
ERC: SH1_3 Development economics, health economics, education economics SH3_2 Inequalities, discrimination, prejudice, aggression and violence, antisocial behaviour SH3_3 Social integration, exclusion, prosocial behaviour

ITALIANO

This article describes the impact of Covid-19 upon poverty at the Global and national level. Mass unemployment, steep reductions in labour incomes, and rising inequalities largely explain the vast growth of poverty, with a differential impact upon different regions, countries, and social groups. While the response of governments and civil society have alleviated the social impact of the Covid crisis, ill-designed fiscal consolidation strategies after the end of the emergency could reinforce the trend towards growing poverty and income inequality.

Keywords: Poverty, Income inequality, Covid-19, Labour, Fiscal policies
ERC: SH1_3 Development economics, health economics, education economics SH3_2 Inequalities, discrimination, prejudice, aggression and violence, antisocial behaviour SH3_3 Social integration, exclusion, prosocial behaviour

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Una crisi sanitaria, economica e sociale

La crisi provocata dalla diffusione del virus Sars-CoV-2 ha avuto effetti enormi non solo dal punto di vista sanitario, ma anche sociale ed economico. Ad aprile 2021 erano quasi 140 milioni i contagiati registrati a livello mondiale, mentre le stime dei “morti in eccesso”, direttamente o indirettamente dovuti alla Pandemia, oscillano fra i 7 e i 13 milioni (The Economist, 11 maggio 2021). La pandemia e le misure sanitarie attivate per contenerne la diffusione hanno generato effetti economici e sociali molto ampi. Il numero di persone in povertà estrema (con un reddito inferiore a 1,9$ al giorno) è aumentato, secondo le stime più prudenti, di circa 120 milioni nel corso del 2020 e ulteriori aumenti sono previsti nel 2021, soprattutto se la diffusione dei vaccini non consentirà una rapida ripresa delle attività economiche (stime della Banca Mondiale, 2021).

Figura 1 - Dati e proiezioni della Banca Mondiale sul numero di persone in povertà estrema (2015-2021)

(fonte: stime della Banca Mondiale, 2021)

L’impatto del Covid-19 sull’economia e sul lavoro

L’aumento della povertà è stato, in primo luogo, il risultato dello shock ai redditi e all’occupazione. Nel 2020 il PIL mondiale si è contratto di circa il 3,3% e il commercio del 5,3% (IMF, World Economic Outlook, 2021). Secondo l’ILO è andato perso l’8,8% delle ore lavorate, equivalenti a circa 255 milioni di posti di lavoro: un impatto quattro volte superiore a quello della crisi del 2009, con una perdita di oltre 3.700 miliardi di euro di redditi da lavoro a livello globale. L’aumento della disoccupazione determina poi una stagnazione dei salari che potrebbe avere conseguenze durature anche per i redditi dei più poveri (cfr. ILO, Global Wage Report 2020-21).

Se questo è l’impatto complessivo, occorre tener presente che la recessione ha avuto effetti molto asimmetrici fra Paesi e, soprattutto, all’interno dei singoli Paesi, fra diversi settori economici e gruppi sociali. Il prezzo più alto della crisi è stato pagato dai lavoratori e dalle lavoratrici impegnati in attività di cura a diretto contatto con le persone, oppure in attività informali, di piccolo commercio al dettaglio. Molti lavoratori a bassa qualifica, con scarse garanzie contrattuali o attivi nel settore informale, hanno perso ogni forma di reddito. Ma lo shock ha colpito anche categorie che spesso godevano, prima della pandemia, di un buon tenore di vita. Il settore del turismo e della ristorazione, il commercio al dettaglio, il tessile e l’abbigliamento hanno subito le perdite maggiori. Quasi totale, in molti Paesi, il blocco di teatri, cinema e concerti dal vivo, così come delle attività sportive e legate al tempo libero.

La riduzione dei consumi non necessari e degli investimenti, dovuti allo stato diffuso di incertezza ha, poi, provocato effetti reddituali e occupazionali anche in altri settori del manifatturiero (l’automobilistico, ad esempio). Al contrario, gli operatori dei servizi avanzati hanno potuto continuare a lavorare a distanza, senza alcuna riduzione di salario e con rischi molto ridotti di contrarre il virus o di perdere il lavoro. Alcuni settori, come il farmaceutico e l’agroalimentare, hanno sostanzialmente mantenuto i loro livelli di attività, mentre i servizi informatici per imprese e consumatori, le attività legate all’e-commerce, ai servizi di intrattenimento online e a distanza, hanno avuto una vera e propria esplosione, con ingenti crescite di fatturato e di valori azionari delle società coinvolte, che hanno gonfiato le rendite e i patrimoni delle élite più ricche a livello mondiale.

La crescita delle diseguaglianze

Le diseguaglianze esistenti prima della pandemia sono esplose nel corso dell’ultimo anno. La stessa diffusione del virus ha mostrato come i più esposti al contagio siano proprio i gruppi sociali che già soffrivano condizioni abitative, di lavoro, di salute, nutrizionali segnate da incertezza e precarietà. Negli Stati Uniti, ad esempio, il rischio di contrarre il virus, è stato molto più elevato per le persone di discendenza africana o latina, per le donne, per gli abitanti delle periferie urbane (Root et al., 2021). L’interruzione delle attività scolastiche e le difficoltà di accesso alla didattica a distanza hanno avuto un impatto più forte sulle famiglie a basso reddito, con effetti immediati in termini di abbandono scolastico e di allargamento dei divari di competenze e capacità. Dato lo stretto legame fra istruzione, capitale umano e reddito è difficile sottostimare l’impatto che questo shock avrà, anche in futuro, sulla diseguaglianza e sulla povertà (The Guardian, 3 febbraio 2021).

Mentre nei Paesi avanzati i governi hanno attuato misure di emergenza fornendo sostegno diretto e indiretto ai lavoratori dipendenti e alle imprese più colpite dalla crisi (anche qui in modo assai difforme fra Paesi e categorie), nei Paesi emergenti e in quelli più poveri, il sostegno alle famiglie è stato molto più limitato. Mentre infatti i primi hanno potuto ricorrere a forme di indebitamento a lungo termine e a politiche monetarie espansive, i Paesi più poveri, spesso già gravati da pesanti debiti esteri e con deboli reti di sicurezza sociale, non hanno potuto fare altrettanto (Laborde et al. 2020).

I migranti sono stati tra i gruppi sociali più colpiti dall’attuale pandemia. Il blocco delle migrazioni stagionali e la drastica riduzione delle rimesse, ha avuto poi effetti a cascata sui Paesi di origine: le rimesse rappresentano, infatti, un sostegno fondamentale per i consumi delle famiglie e l’istruzione dei bambini, ma anche una fonte di preziosa valuta estera. L’interruzione dei flussi di investimenti diretti esteri ha ulteriormente peggiorato la situazione (Laborde et al. 2020).

La povertà nel mondo

Figura 2 - Stime della Banca Mondiale sulla crescita della povertà nel 2020 (milioni di persone)

(elaborazioni dell’Autore su stime della Banca Mondiale, 2021)

Nel corso del 2020, le proiezioni sulla crescita della povertà sono lievitate via via che la Pandemia si diffondeva. La Banca Mondiale ha più volte rivisto al rialzo le sue previsioni. Le ultime, pubblicate nel gennaio 2021, attestano un aumento delle persone al di sotto della soglia di povertà estrema compreso fra 119 e 124 milioni, la maggior parte delle quali sono nel Sud-Est Asiatico (74 milioni) e nell’Africa Sub-sahariana (34 milioni), concentrate soprattutto nelle aree urbane (stime della Banca Mondiale, 2021). Si tratta di una stima prudenziale e basata sull’ipotesi di una riduzione uniforme del reddito all’interno di un paese: considerando l’impatto differenziato fra diversi gruppi sociali e tenendo conto degli effetti sui prezzi alimentari, dovuti soprattutto alle difficoltà di distribuzione e di accesso al cibo, la povertà estrema potrebbe aver raggiunto 150 milioni di persone nel 2020, con un aumento, dunque del 20%, rispetto al 2019 (Laborde et al. 2020). In ogni caso si è prodotto uno shock enorme che annulla in buona parte i risultati ottenuti nell’ultimo quindicennio nella lotta alla povertà. Il quadro peggiora ulteriormente se prendiamo in considerazione la seconda soglia di povertà (fissata in 3,2$ di reddito al giorno), che ha visto i poveri aumentare di oltre 238 milioni, e la terza soglia di 5,5$ al giorno, che ha avuto un aumento di 210 milioni (stime della Banca Mondiale, 2021). Complessivamente quasi 600 milioni di persone (pari a circa l‘8% della popolazione mondiale) hanno visto un drammatico peggioramento delle loro condizioni di vita. Le previsioni per il 2021 vedono un aumento compreso fra i 143 e i 163 milioni, solo per quanto riguarda la soglia di povertà estrema. Uno studio di Brooking Institution (Karas 2020) stima che, in assenza di misure specifiche, circa la metà della povertà creata durante la crisi durerà oltre il 2030. Anche la Banca Mondiale ha avvertito che, senza una significativa riduzione delle diseguaglianze, l’assorbimento dello shock per i più poveri potrebbe richiedere oltre un decennio.

La povertà in Italia

Per quanto riguarda il nostro Paese l’impatto della pandemia ha comportato un marcato aumento della povertà assoluta che ha invertito la riduzione in atto da circa un quinquennio: l’indice di povertà misurato sui consumi è passata dal 6,9% al 7,7% per le famiglie e dal 7,7% al 9,4% per gli individui (ISTAT, Marzo 2021). Oggi, dunque, circa 2 milioni di famiglie e 5,6 milioni di persone vivono in condizione di povertà assoluta, dei quali 2,6 milioni al Nord, 770.000 al Centro e 2,25 milioni al Sud. La crisi, dunque, ha fatto aumentare molto l’incidenza (dal 5,8 al 7,6%) della povertà proprio nelle regioni del Nord, mentre al Sud dove essa era già molto elevata, il peggioramento è stato più contenuto (dal 8,6 al 9,3%). Nettamente più elevata è poi la quota dei poveri assoluti tra gli stranieri (circa il 27% delle famiglie nel 2019). Particolarmente colpiti sono stati i minori: oltre 1.137.000 vivono in condizioni di povertà, con un aumento dall’11,4 al 13,6%, una quota fra le peggiori in Europa.

Situazioni di fragilità economica e finanziaria vanno ben oltre le stime della povertà conclamata. Nella primavera 2020, circa un terzo dei lavoratori autonomi ha perso oltre il 50% del fatturato. Nell’arco di un anno la riduzione degli occupati è stata di quasi 950 mila unità (ISTAT, Aprile 2021), frenata soltanto dalla cassa integrazione e dal blocco dei licenziamenti, che i sindacati chiedono adesso di prorogare. Durante la pandemia le famiglie in difficoltà hanno reagito riducendo i loro risparmi e tagliando i consumi non essenziali. Ma il 55% degli adulti italiani, secondo la Banca d’Italia, non aveva le risorse per poter far fronte a 3 mesi di fabbisogno delle proprie spese senza scendere al di sotto della soglia di povertà.

Le risposte della politica, della società civile e del mondo ecclesiale

L’impatto immediato della crisi sulla società italiana è stato mitigato dall’erogazione dei trasferimenti disposti dal governo (che hanno raggiunto circa un terzo delle famiglie italiane) e dalla parziale ripresa delle attività economiche nel secondo semestre dell’anno: alla fine solo il 30% delle famiglie ha avuto una riduzione del reddito e solo il 6% oltre il 50%. I trasferimenti alle famiglie e il blocco dei licenziamenti hanno consentito di ridurre l’impatto sui redditi, che sono scesi dell’11,8%, contro il 21,8% delle retribuzioni annue lorde, con una riduzione maggiore per i lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti (Gallo e Raitano 2021; vedi anche il Rapporto “Disuguitalia 2021” di Oxfam).

Quest’opera straordinaria di supporto alle famiglie e alle persone in difficoltà è stata possibile grazie alla sospensione dei parametri fiscali a livello europeo: il rapporto deficit/PIL è stato del 9,5% nel 2020 ed è previsto al 11,5% nel 2021, con un debito pubblico vicino al 160%. Gli effetti a lungo termine sulla povertà e la distribuzione del reddito dipenderanno, dunque, in larga misura dalle modalità con cui sarà gestita la fase di rientro nei parametri, la quale richiederà certamente un notevole sforzo di consolidamento dei conti pubblici: il modo in cui le maggiori imposte e le minori spese toccheranno i redditi reali delle famiglie italiane avrà effetti importanti sulla povertà e la diseguaglianza nel nostro Paese.

Anche il terzo settore e il volontariato hanno dato e stanno dando un contributo fondamentale alla tenuta del tessuto sociale e all’aiuto dei più deboli e dei più fragili, a partire dei senza fissa dimora e dei venditori ambulanti che più di ogni altra categoria hanno sofferto le conseguenze del lock-down e del distanziamento sociale. Le strutture di assistenza e le reti di solidarietà laiche e religiose hanno fatto uno sforzo enorme, raddoppiando e anche triplicando le donazioni di cibo, acqua, vestiti, medicinali, pagamento di utenze, visite mediche (vedi il Rapporto 2020 di Caritas Italiana su povertà ed esclusione sociale in Italia), ma anche attivando nuove iniziative come il Fondo Diamo Lavoro della diocesi di Milano e altri fondi di solidarietà a sostegno dei lavoratori colpiti dalla crisi occupazionale. Il terzo settore ha realizzato molteplici iniziative offrendo supporto alle persone e alle famiglie più fragili sul piano economico, educativo, assistenziale, medico, psicologico (cfr. una mappa degli interventi di enti e associazioni durante le diverse fasi di emergenza coronavirus sul territorio della Città Metropolitana di Milano).

La crisi pandemica nel Magistero della Chiesa.

In questi mesi segnati dalla pandemia, Papa Francesco ha sviluppato un’intensa riflessione sul senso di questo drammatico evento e sulle risposte che la comunità civile ed ecclesiale è chiamata a dare. Fin dai suoi primi interventi nel marzo 2020, il Santo Padre ha richiamato l’importanza di riscoprire e rafforzare il senso di solidarietà, come prima immediata risposta ai bisogni dei più poveri, ricordando che nessuno, ricco o povero che sia, si salva da solo. Soprattutto ha invitato a cogliere l’occasione della Pandemia per svolgere un approfondito esame di coscienza individuale e collettivo sulle radici del male che ci sta colpendo e cogliere l’urgenza di una conversione del nostro modello di sviluppo e dei nostri stili di vita. A tale scopo ha istituito, nell’ambito del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, una apposita Commissione Vaticana Covid-19, alla quale ha affidato “l’analisi e la riflessione sulle sfide socio-economiche e culturali del futuro e la proposta di linee guida per affrontarle”.

La crisi innescata dall’ultima pandemia mette, infatti, a nudo le iniquità, le fragilità e le ingiustizie che la dottrina sociale della Chiesa ha indicato come “strutture di peccato” che caratterizzano il sistema economico in cui viviamo (Sollicitudo rei socialis, 1987, 36-37; Centesimus annus, 1991, 38; Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 2004, 400). Esse richiedono uno sforzo consapevole di conversione e di ricerca di nuove strade per la costruzione e la custodia della casa comune, attenuando diseguaglianza e povertà e ponendo le basi per un modello economico realmente sostenibile sul piano sociale e ambientale.

In questo quadro il Papa ha indicato con chiarezza la necessità di cambiare le priorità della politica e le regole dell’economia: “la fragilità dei sistemi mondiali di fronte alla pandemia ha evidenziato che non tutto si risolve con la libertà di mercato e che, oltre a riabilitare una politica sana non sottomessa al dettato della finanza, ‘dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno’” (Fratelli tutti, 2020, 168).


Bibliografia
• Root B., Simet L. (2021), United States: Pandemic Impact on People in Poverty, Current System Leaves Needs Unmet; Lasting Reforms Needed, «Human Rights Watch», 2 Marzo.
Decades of progress on extreme poverty now in reverse due to Covid, «The Guardian», 3 Febbraio 2021.
• Laborde D., Martin W., Vos R. (2021) Impacts of COVID-19 on global poverty, food security, and diets: Insights from global model scenario analysis, «Agricultural Economics», 52, 3, pp. 375-390.
• Gallo G., Raitano M. (2021), Gli effetti della pandemia sulla distribuzione dei redditi in Italia, «Menabò di Etica ed Economia», 26 Marzo.
• Kharas H. (2020), The impact of COVID-19 on global extreme poverty, «Brookings Institution», 21 Ottobre.


Autore
Sebastiano Nerozzi, Università Cattolica del Sacro Cuore (sebastiano.nerozzi@unicatt.it)