×
Desideri ricevere notizie dal Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore?
Fascicolo 2021, 3 – Luglio-Settembre 2021
Prima pubblicazione online: Settembre 2021
ISSN 2784-8884
DOI 10.26350/dizdott_000058
Abstract:
ENGLISH
L’ambiente urbano è rappresentato sia dall’ambiente naturale, sia da quello costruito. Nei Paesi occidentali, con gli anni, ne è stata riconosciuta sempre più la rilevanza per la qualità della vita umana, e la letteratura recente sottolinea il suo peso anche in riferimento alla questione della giustizia sociale. Nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, tuttavia, tale consapevolezza non sembra ancora essersi affermata.
Parole chiave: Ambiente naturale, Ambiente costruito, Qualità della vita, Giustizia sociale, Suolo, Povertà, Gentrificazione, Diseguaglianza
ERC: SH3
ITALIANO
Urban environment consists of both natural environment and built environment. In Western countries, over the years, its relevance for the quality of human life has been recognized, and recent literature underlies its significance also in reference to the question of social justice; in most developing countries, however, this awareness has yet to be assumed.
Keywords: Natural environment, Built environment, Quality of life, Social justice, Soil, Poverty, Gentrification, Inequality
ERC: SH3
1. Definizione di ambiente urbano e sua funzione originaria
Nelle scienze sociali il termine “ambiente urbano” assume una duplice valenza. Infatti, nonostante il lemma ambiente possa immediatamente evocare l’idea del verde naturale, tuttavia esistono branche delle discipline umanistiche che non si occupano di natura, ma interpretano il termine ambiente in base alla sua etimologia latina di “ambiens”, ossia ciò che circonda, che sta attorno; la qual cosa non è detto che sia rappresentata dalla natura ma – magari – è invece costituita dall’ambiente costruito. Secondo questa accezione, i muri delle abitazioni, le infrastrutture di trasporto, ma anche le atmosfere che si vivono nelle città contribuiscono tutte a definire l’“ambiente urbano”.
Premesso ciò, data la rilevanza assunta negli ultimi anni dalla questione ambientale, nel presente contributo ci sembra possa avere senso soffermarci sull’interpretazione che propone l’ambiente urbano riferendosi alle sue matrici naturalistiche aria, acqua, suolo. In tal senso, l’ambiente urbano sarebbe quindi rappresentato dall’insieme degli elementi naturali presenti in città: parchi, aree verdi, fiumi, laghi, aria.
Nonostante i primi centri urbani nel mondo risalgano a 8000 anni fa, l’esplosione urbana si è registrata, quantomeno in Europa e nel Nord America, contestualmente alla rivoluzione industriale: le città rappresentavano infatti il contesto sociale all’interno del quale si situavano le fabbriche e gli stabilimenti. Già a partire da metà del XIX secolo, quindi, nel bel mezzo di un processo di sviluppo fortemente inquinante, la presenza di “isole” verdi nel territorio urbano rappresentava un mezzo per garantire ai cittadini luoghi più salubri (Barchetta, 2016); esse svolgevano una sorta di funzione curativa nell’ambito degli interventi di sanità pubblica (è di questo periodo, ad esempio, la famosa concezione della città giardino dell’urbanista inglese Ebenezer Howard, che poi ha così fortemente influenzato lo sviluppo successivo di molte aree urbane).
2. L’ambiente urbano cambia nel tempo
Nei decenni, poi, l’attenzione per l’ambiente urbano è cresciuta ulteriormente, perché se ne è compresa la rilevanza non solo in riferimento alla salute dei cittadini, ma più in generale in riferimento alla qualità della vita, riconoscendolo – quindi – fra gli elementi che contribuiscono al più ampio benessere psico-sociale della persona. Si tratta degli anni – a fine secolo scorso – in cui le città imparano a monitorare lo stato delle proprie componenti ambientali, affinando i metodi e gli strumenti per misurare – in particolare – la qualità dell’aria, dell’acqua, l’inquinamento acustico, quello luminoso, la produzione e la gestione dei rifiuti. Si riconosce anche la necessità di comunicare correttamente la qualità dell’ambiente in cui si vive: vengono istituiti i primi premi quali riconoscimenti agli impegni ambientali assunti dalle città (ad esempio lo European Green Capital Award e lo European Green Leaf Award), e si redigono i primi rapporti (o relazioni) sullo stato dell’ambiente.
Oggi, all’ambiente urbano viene attribuita ancora più rilevanza, perché maggiori sono i benefici che gli si riconoscono per la collettività. In particolare, si sono affinati gli studi scientifici sulle matrici ambientali per cui, da una parte, si è preso atto di problematiche ambientali prima non note (ad esempio i cambiamenti climatici), dall’altro si è presa coscienza del grande valore di componenti in precedenza poco studiate, in primis il suolo e la biodiversità (terrestre e acquatica). Ci si è resi conto di come il crescente consumo di suolo stia contribuendo alla perdita della biodiversità e degli importanti servizi ecosistemici da questa forniti. Secondo i dati forniti dalla Commissione Europea (COM (2020) 380 definitivo), negli ultimi 40 anni la fauna selvatica del pianeta si è ridotta del 60 % a causa delle attività umane e quasi tre quarti della superficie terrestre abbia subito alterazioni che hanno relegato la natura in un angolo sempre più ristretto. Il problema è considerato talmente grave che la road map per un’Europa efficiente nel consumo di risorse punta al consumo di suolo zero entro il 2050 (COM (2011) 571 definitivo), mentre nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo la traiettoria della crescente cementificazione è ancora ben lontana dall’essere invertita.
3. L’ambiente urbano cambia nei luoghi
In effetti, se il processo brevemente descritto finora può essere considerato rappresentativo di quanto accaduto in buona parte del mondo occidentale, lo stesso non può essere detto per i cosiddetti Paesi in via di sviluppo dove, sebbene con forti differenze territoriali, la crescita della popolazione urbana è accelerata soprattutto nella seconda metà del secolo scorso. Qui, tuttavia, dove molto probabilmente la cementificazione estrema è ancora perlopiù considerata sinonimo di progresso e potere, si può notare come le aree più ricche e prestigiose risultino spesso totalmente costruite, mentre le aree verdi si fanno più presenti mano a mano che ci si sposta dagli opulenti centri residenziali alle povere periferie.
Il punto di riferimento di tali Paesi riguardo al tema dell’ambiente urbano è sicuramente rappresentato dalle Nazioni Unite che, fin dal 1976, hanno istituito un programma denominato UN- HABITAT, il cui compito è proprio quello di favorire un’urbanizzazione socialmente e ambientalmente sostenibile. Sempre alle Nazioni Unite si deve l’adozione del Programma di Azione Agenda 21 da parte dei governi, che ha visto – oramai soprattutto in passato – anche una declinazione locale attraverso i processi di Agenda 21 locale.
Riprendendo la distinzione proposta più sopra di “ambiente urbano” inteso come aree verdi o come ambiente che ci circonda, la concezione adottata in tali programmi internazionali è senz’altro più estensiva di quella affermatasi nel mondo occidentale; e questa stessa concezione sembra essere proposta da Papa Francesco nella sua Laudato si’ (2015). Egli, nel cap. III dedicato all’ecologia della vita quotidiana, afferma chiaramente che la qualità della vita umana è strettamente connessa allo spazio in cui questa si svolge. Nella sua analisi non si limita alla più comune rilevazione del nesso tra lo stato dell’ambiente e le condizioni di salute umana, ma si spinge a ragionare sull’influenza che la qualità dello spazio circostante può esercitare sulle nostre percezioni, visioni, sentimenti e azioni (ivi, 150).
4. La dottrina sociale
Tradizionalmente, la dottrina sociale ha sempre guardato alle città in modo ambivalente, riconoscendole come il luogo della necessaria industrializzazione, ma anche della perdizione: “Invece di favorire l’incontro fraterno e l’aiuto vicendevole, la città sviluppa le discriminazioni e anche l’indifferenza; fomenta nuove forme di sfruttamento e di dominio, dove certuni, speculando sulle necessità degli altri, traggono profitti inammissibili” (Octogesima adveniens, 1971, 10).
Francesco, se da una parte si pone in una linea di continuità col passato, dall’altra, forse per la prima volta, sottolinea l’aspetto specifico della bellezza e della capacità di accoglienza dei luoghi, affermando che, se ci abituiamo e adattiamo alle brutture della vita, finiremo per dimenticarci delle condizioni che rendono possibili la dignità umana: “È provato inoltre che l’estrema penuria che si vive in alcuni ambienti privi di armonia, ampiezza e possibilità d’integrazione, facilita il sorgere di comportamenti disumani e la manipolazione delle persone da parte di organizzazioni criminali’ (Laudato si’, 149). Di fronte alle difficoltà della vita che spesso nelle periferie urbane non hanno limiti, il Pontefice, però, si commuove di fronte alle strategie attuate spontaneamente dai più deboli per riuscire a mantenere una parvenza di dignità; e tali strategie, sorprendentemente, passano dal decoro urbano. Da questo punto di vista, il passo n. 148 della Laudato si’ è davvero significativo: “È ammirevole la creatività e la generosità di persone e gruppi che sono capaci di ribaltare i limiti dell’ambiente, modificando gli effetti avversi dei condizionamenti, e imparando ad orientare la loro esistenza in mezzo al disordine e alla precarietà. Per esempio, in alcuni luoghi, dove le facciate degli edifici sono molto deteriorate, vi sono persone che curano con molta dignità l’interno delle loro abitazioni, o si sentono a loro agio per la cordialità e l’amicizia della gente”.
Da qui l’accorato appello del Pontefice a pianificare città che siano accoglienti e inclusive: “È necessario curare gli spazi pubblici, i quadri prospettici e i punti di riferimento urbani che accrescono il nostro senso di appartenenza, la nostra sensazione di radicamento, il nostro ‘sentirci a casa’ all’interno della città che ci contiene e ci unisce” (Laudato si’, 151). E aggiunge, citando l’Evangelii gaudium (2013): “Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro!» (Laudato si’, 152).
5. Il dibattito attuale
In un contesto internazionale ed europeo in cui il ruolo delle municipalità e delle istituzioni locali si fa sempre più pregnante anche nella lotta alle povertà e alle diseguaglianze, il pensiero di Papa Francesco si rivela – come spesso accade – molto attuale e in linea con alcune delle direttrici di ricerca sociale più originali e innovative. Nell’ambito delle discipline che maggiormente si occupano delle dinamiche urbane, ad esempio, sta ricevendo attenzione crescente il fenomeno dell’eco-gentrification, che descrive come spesso le politiche di riqualificazione verde urbana comportino un innalzamento dei costi e del tenore di vita che ha, per conseguenza, l’allontanamento (qualcuno parla di espulsione, cfr. Sassen, 2014) delle fasce più deboli della popolazione, dalle più povere a quelle rappresentate dalle minoranze indigene (Sinodo per l’Amazzonia, documento finale, 2019). A tale riguardo, scrive Papa Francesco in maniera incredibilmente attuale: “Se in un determinato luogo si sono già sviluppati agglomerati caotici di case precarie, si tratta anzitutto di urbanizzare tali quartieri, non di sradicarne ed espellerne gli abitanti” (Laudato si’, 152). Inoltre, soprattutto nelle città particolarmente esposte ai cambiamenti climatici (es. San Paolo, New Orleans, Manila, Jakarta, Dhaka) il tema della gentrification si sta intrecciando con quello – attualissimo – della giustizia climatica, per cui la letteratura di riferimento mette in evidenza come la riqualificazione dei quartieri e il conseguente innalzamento del costo degli immobili siano legati all’introduzione di misure e infrastrutture di adattamento climatico (Beretta, 2019). Si tratta di fatto del tema delle diseguaglianze, così caro a Papa Francesco, che si propone a scala intra-urbana, ma anche tra città situate in ogni parte del Mondo, diversamente in grado di essere resilienti di fronte ai rischi ambientali. Ed è proprio da quest’ultima diseguaglianza che deriva la tragedia delle migrazioni climatiche di fronte alle quali Papa Francesco non si stanca di chiederci di essere aperti e accoglienti, mostrando di avere un cuore aperto al mondo intero (cfr. Fratelli tutti, 2020).
Bibliografia
• Barchetta L. (2016), Renaturing cities: green space for all or elitist landscape? A review of the literature, International Doctoral Programme in Urban Studies, Gran Sasso Science Institute.
• Beretta I. (2019), Environmental policies and social impacts. Suggestions from European cities, Pensa Multimedia.
• Sassen S. (2014), Expulsions: Brutality and Complexity in the Global Economy, Harvard University Press.
Autore
Ilaria Beretta, Università Cattolica del Sacro Cuore (ilaria.beretta@unicatt.it)