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Fascicolo 2025, 3 ‒ Luglio-Settembre 2025
Prima pubblicazione online: Settembre 2025
ISSN 2784-8884
DOI 10.26350/dizdott_000191
Abstract:
ENGLISH
L’insicurezza alimentare in Africa è una crisi strutturale legata a disuguaglianze globali, cambiamenti climatici e conflitti. La Chiesa cattolica vi risponde non solo con aiuti, ma promuovendo il cibo come diritto collettivo. Il suo magistero, da Rerum novarum a Fratelli tutti, richiama giustizia, solidarietà e sviluppo sostenibile. Documenti come Terra e cibo integrano scienza ed etica, sollecitando un cambiamento sistemico e una responsabilità globale.
Questo articolo intende contribuire alla riflessione nell’ambito del Piano Africa, Università Cattolica del Sacro Cuore
Parole chiave: Insicurezza alimentare, Diritto al cibo, Sviluppo umano integrale, Africa, Disuguaglianza
ERC:
ITALIANO
Food insecurity in Africa is a structural crisis rooted in global inequalities, climate change, and conflict. The Catholic Church addresses this not only through aid but also by promoting food as a collective right. Its social teaching, from Rerum novarum to Fratelli tutti, calls for justice, solidarity, and sustainable development. Documents like Terra e cibo integrate scientific insights with ethical reflection, urging systemic change and global responsibility.
This article aims to contribute to the reflection within the Africa Plan, Università Cattolica del Sacro Cuore
Keywords: Food insecurity, Right to food, Integral human development, Africa, Inequality
ERC:
1. La tragedia della fame nel continente africano: dati e interpretazioni
L’insicurezza alimentare è oggi una delle più gravi violazioni dei diritti umani fondamentali. Il riferimento giuridico-politico imprescindibile è alla Resolution 7/14 del 2008, in cui lo Human Rights Council:
a. Ribadisce che la fame costituisce un oltraggio e una violazione della dignità umana e richiede pertanto l’adozione di misure urgenti a livello nazionale, regionale e internazionale per la sua eliminazione;
b. Ribadisce inoltre il diritto di ogni persona ad avere accesso a un’alimentazione sicura e nutriente, in linea con il diritto a un’alimentazione adeguata e con il diritto fondamentale di ogni individuo a essere libero dalla fame, al fine di poter sviluppare e mantenere pienamente le proprie capacità fisiche e mentali.
Il «genocidio silenzioso della fame», come è anche stato definito (Ziegler 2002), colpisce in maniera particolarmente pesante il continente africano. Secondo il report FAO-WFP 2024 (The State of Food Security and Nutrition in the World: Financing to end hunger, food insecurity and malnutrition in all its forms), «l’Africa è la regione con la percentuale più alta di popolazione che affronta la fame – il 20,4%, rispetto all’8,1% in Asia, al 6,2% in America Latina e nei Caraibi, e al 7,3% in Oceania. Tuttavia, è ancora l’Asia a contare il numero più elevato di persone colpite: 384,5 milioni, ovvero più della metà di tutte le persone che soffrono la fame nel mondo. In Africa, nel 2023, potrebbero aver affrontato la fame 298,4 milioni di persone, rispetto ai 41,0 milioni dell’America Latina e dei Caraibi e ai 3,3 milioni dell’Oceania».
Tabella 1 - Intervalli di prevalenza della denutrizione e numero di persone denutrite previsti per il 2022 e il 2023

Legenda:
“Prevalenza di denutrizione” indica la percentuale della popolazione che non assume abbastanza calorie per condurre una vita attiva e sana.
“Numero di persone” denutrite è il numero assoluto di persone che soffrono di denutrizione in una data area o periodo.
Fonte: Report FAO-WFP 2024 (The State of Food Security and Nutrition in the World: Financing to end hunger, food insecurity and malnutrition in all its forms)
Il Global Food Security Index 2022 (GFSI), pubblicato da Economist Impact, segnala che tra i 10 paesi con i peggiori punteggi in termini di sicurezza alimentare, 6 si trovano nel continente africano.
Tabella 2 - Situazione generale della sicurezza alimentare: i Paesi al primo e all’ultimo posto nella classifica del 2022

Paesi come Sierra Leone, Madagascar, Burundi, Nigeria, Sudan e Congo sono gravati da crisi prolungate, che minano la resilienza dei sistemi agricoli locali e ostacolano la possibilità di garantire l’accesso al cibo anche nei contesti rurali.
Ma il dato più preoccupante riguarda la tendenza: rispetto ai dati del 2020, in molti di questi Paesi la situazione è peggiorata. In Sud Sudan, più del 65% della popolazione affronta forme gravi di insicurezza alimentare, inasprita da conflitti etnici, dislocamenti forzati e collasso delle infrastrutture. Secondo il Global Hunger Index (2024), la fame è oggi “alarming” in almeno sei Paesi, cinque dei quali sono africani: «Sei Paesi presentano livelli di fame considerati allarmanti, a indicare una diffusa miseria umana, denutrizione e malnutrizione. Somalia, Yemen, Ciad e Madagascar sono i Paesi con i punteggi più alti nell’Indice Globale della Fame (GHI) 2024; anche Burundi e Sud Sudan sono provvisoriamente classificati come allarmanti».
Grafico 1

2. L’atteggiamento della comunità scientifica
La comunità scientifica ha dedicato crescente attenzione alla questione dell’insicurezza alimentare negli ultimi anni. C’è sicuramente un tema di deficit di micronutrienti, che riguarda specialmente il caso dell’Africa (Barrett, Bevis 2015). Va inoltre considerato che la malnutrizione comprende sia la sottonutrizione cronica, che si manifesta con ritardi nella crescita a causa di una carenza prolungata di nutrienti, sia forme acute, come il deperimento (wasting), che derivano da una riduzione improvvisa dell’assunzione alimentare o da malattie. Mentre le forme croniche riflettono condizioni strutturali di povertà e insicurezza alimentare, quelle acute sono spesso legate a crisi, conflitti o disastri naturali. Un’analisi dettagliata è offerta da Black et al. (2013). Occorre poi considerare che, spesso, non ci troviamo di fronte a un problema di scarsità assoluta di cibo, ma piuttosto di accesso diseguale, causato da inefficienze nei sistemi di distribuzione e, soprattutto, di disuguaglianze socioeconomiche radicate, quando non addirittura di impatti negativi dovuti a marcata volatilità macroeconomica e gravi shock economici (Headey, Ruel 2020).
Un ulteriore elemento cruciale è rappresentato dalla vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Wheeler e von Braun (2013) mettono in relazione il riscaldamento globale con il declino della produttività agricola in molte regioni africane, come ad esempio nel Sahel e nella regione dei Grandi Laghi (si vedano anche i dati della Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana; utile anche il report 2024 di ACRA (Africa Climate Security Risk Assessment). Il caso del Lago Malawi, il terzo lago più grande dell’Africa, è emblematico, da questo punto di osservazione: come mostrato in Randell et al. (2025), temperature del lago superiori alla media sono associate negativamente a diversi indicatori di sicurezza alimentare. Nel 2021, il Madagascar è stato definito, dal World Food Program, il primo Paese a subire una carestia dovuta sostanzialmente, sebbene non esclusivamente, al cambiamento climatico.
Anche i conflitti armati giocano un ruolo centrale. Da un recente studio (d’Agostino, Dunne, Pieroni 2025), che ha combinato l’indagine Afrobarometer sull’insicurezza alimentare delle famiglie con i dati sugli eventi bellici del progetto Armed Conflict Location and Event Data (ACLED) per il periodo 2012-2022, riguardante 29 Paesi africani, è emerso che «un aumento del numero di eventi bellici in una regione comporta un corrispondente aumento dell’insicurezza alimentare».
Vi è poi da considerare una dimensione politica e istituzionale. Sono così tanti i fattori interconnessi, con impatti plurimi sull’insicurezza alimentare, che diviene sempre più cruciale affrontare l’intersezione tra cambiamento climatico, nutrizione e salute all’interno delle politiche e dei programmi relativi ai sistemi alimentari. Ma le cose non sono così semplici: «nonostante il riconoscimento di queste problematiche interconnesse, persiste un divario significativo nell’integrazione di strategie che affrontino in modo complessivo tali questioni complesse. Di conseguenza, è urgente sviluppare approcci olistici che armonizzino resilienza climatica, misure di sicurezza alimentare, adeguatezza nutrizionale e iniziative di promozione della salute, al fine di tutelare il benessere delle popolazioni in tutta l’Africa» (Assoua et al. 2024). La sfida politica è ulteriormente complicata dal fatto che «i Paesi africani sono tra le numerose nazioni che affrontano sfide significative come la corruzione, strutture istituzionali fragili, uno stato di diritto limitato e instabilità politica, che incidono negativamente sul progresso dello sviluppo» (Oppong 2025).
Ulteriore elemento di riflessione si focalizza sulle politiche internazionali e sul sistema economico globale, per analizzare come questi elementi giochino un ruolo cruciale nel generare e aggravare l’insicurezza alimentare, soprattutto nei Paesi del Sud globale. Le regole del commercio agricolo internazionale spesso favoriscono le grandi potenze economiche, penalizzando i piccoli produttori locali e rendendo i Paesi più vulnerabili dipendenti dalle importazioni. Il debito estero costringe molti governi a tagliare la spesa pubblica, inclusi i sussidi agricoli e i programmi di sicurezza alimentare. Inoltre, il fenomeno dell’accaparramento di terre (land grabbing) da parte di Stati o multinazionali straniere priva le comunità locali dell’accesso alle risorse fondamentali per la produzione di cibo, spesso giustificato da retoriche di “sicurezza alimentare globale”, che mascherano interessi geopolitici ed economici. Come evidenzia David Nally nel suo studio pubblicato su «The Geographical Journal», queste pratiche costituiscono una nuova forma di governance neoliberale, che ristruttura i rapporti di potere nel sistema alimentare globale.
Infine, ultimo aspetto da tenere presente, è la forte disparità di genere. Come dimostrato dai dati del World Bank’s Africa Gender Innovation Lab, in Africa, l’agricoltura è fondamentale per l’occupazione e la sicurezza alimentare. Sebbene rappresentino il 40% della forza lavoro agricola, le donne si trovano ad affrontare ostacoli che generano notevoli disparità in termini di produttività. Colmare queste disparità potrebbe generare significativi benefici economici, con un potenziale incremento, ad esempio, del PIL della Nigeria fino a 8,1 miliardi di dollari. I fattori che ostacolano le donne agricoltrici includono le responsabilità di cura, l’accesso limitato alle risorse finanziarie e le norme sociali.
3. La posizione della Chiesa: tra denuncia, solidarietà e proposta politica
La riflessione della Chiesa cattolica sulla fame è sempre stata legata strettamente a un impegno operativo: «purtroppo – come ha recentemente affermato Mons. Chico Arellano – siamo molto ricchi di retorica, ma scarsi in opere e gesti. Servono iniziative concrete da parte del mondo politico». Naturalmente la Chiesa, nel sollecitare le istituzioni e la cooperazione internazionale, non resta con le mani in mano. A titolo di esempio, due importanti programmi sostenuti dalla Chiesa per contrastare la fame in Africa sono:
• il programma SAFBIN (Smallholder Adaptive Farming and Biodiversity Network) attivo in Africa orientale e promosso in coordinamento con Caritas Austria. Promuove l’agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare tra i piccoli agricoltori in Africa, aiutandoli ad adattarsi ai cambiamenti climatici e a migliorare la produttività attraverso pratiche ecologiche e partecipative, con il sostegno della rete Caritas Africa;
• la campagna Africa Fame di Giustizia, promossa da Caritas Italiana, che mette in campo molteplici azioni che mirano non solo a fornire un aiuto immediato, ma anche a costruire percorsi di autosufficienza e sviluppo sostenibile.
È evidente, in questi esempi di declinazioni operative, come il Magistero sociale della Chiesa interpreti il diritto al cibo anche come un diritto collettivo, tale da coinvolgere le comunità. Su questo nesso infrangibile, si può vedere Terra e cibo, documento del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace del 2015. Il testo è di grande rilevanza anche per un altro aspetto fondamentale: dimostra con quanta attenzione il Magistero sociale della Chiesa recepisca le acquisizioni del dibattito scientifico e accademico in materia di sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile e diritto alla terra, e allo stesso tempo si premura di stimolare una riflessione interdisciplinare e valoriale. Pur non affrontando questioni di stretta pertinenza tecnico-politica, il documento offre principi di riflessione, criteri di giudizio e orientamenti pratici che si pongono in dialogo con la ricerca scientifica, in particolare su temi come la sovranità alimentare, l’accaparramento delle terre, il modello agroindustriale globale e le disuguaglianze strutturali. In questo modo, Terra e Cibo non solo accoglie le analisi accademiche, ma le rilancia in una prospettiva etica e spirituale, contribuendo a una visione integrale dello sviluppo umano.
4. Dalla Rerum novarum fino al Pontificio Consiglio Cor Unum
C’è stata, negli anni, sicuramente una evoluzione graduale, da una prospettiva centrata sulla carità individuale a una visione sistemica che riconosce nella fame una violazione dei diritti umani e una questione politica cruciale. Già nella Rerum novarum (1891), Leone XIII poneva l’accento sulla giustizia sociale come fondamento dell’ordine economico, con un duro attacco alle dinamiche di sfruttamento che speculano sulla vita delle persone più deboli: «si ricordino i capitalisti e i padroni che le umane leggi non permettono di opprimere per utile proprio i bisognosi e gli infelici, e di trafficare sulla miseria del prossimo» (Rerum novarum, 17). Tuttavia, è con l’enciclica Populorum progressio di Paolo VI (1967) che la fame entra esplicitamente nel discorso magisteriale: «i popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza. La chiesa trasale davanti a questo grido d’angoscia e chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello» (Populorum progressio, 3).
Con la Redemptor hominis di Giovanni Paolo II (1987), il nesso tra fame e responsabilità umane, soprattutto politiche ed economiche, emerge in maniera sempre più netta e inequivocabile (16). Di qui l’impulso direttamente dato da Papa Woytila al Pontificio Consiglio Cor Unum, nel formulare il celebre documento La fame nel mondo. Una sfida per tutti: lo sviluppo solidale del 1996. Dopo una lunga e attenta disamina delle cause del fenomeno globale della denutrizione e della malnutrizione, il documento passa sul piano etico, mostrando la vera posta in gioco del magistero sociale della Chiesa: «ben oltre, la sfida si colloca principalmente sul piano della libertà di ogni uomo di cooperare, nella sua azione di ogni giorno, alla promozione di ogni uomo e di tutti gli uomini, ovvero di collaborare allo sviluppo del bene comune. Tale sviluppo implica la giustizia sociale e la destinazione universale dei beni della terra, la pratica della solidarietà e della sussidiarietà, la pace ed il rispetto dell’ambiente naturale. Questa è la direzione da prendere per ridare la speranza e per costruire un mondo più accogliente per le prossime generazioni» (La fame nel mondo, 22) Di grande rilevanza, in questo stesso documento, il passaggio in cui viene affermata con forza la necessità del protagonismo femminile, in questa posta in gioco del contrasto all’insicurezza alimentare; tra l’altro, ulteriore aspetto di rilevanza, tale appello al protagonismo femminile viene rivolto con speciale riguardo ai paesi del continente africano che più sono feriti dalla piaga della fame (cfr. n. 36).
5. Gli sviluppi più recenti del Magistero sociale
È a Benedetto XVI che si deve, con Caritas in veritate (2009), la consapevolezza ormai acquisita della natura istituzionale del problema della fame: «la fame – si legge infatti al n. 27 – non dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali è di natura istituzionale. Manca, cioè, un assetto di istituzioni economiche in grado sia di garantire un accesso al cibo e all’acqua regolare e adeguato dal punto di vista nutrizionale, sia di fronteggiare le necessità connesse con i bisogni primari e con le emergenze di vere e proprie crisi alimentari, provocate da cause naturali o dall’irresponsabilità politica nazionale e internazionale». E proprio nel 2009, in occasione del viaggio apostolico in Camerun e Angola, nel discorso durante la cerimonia di benvenuto all’Aeroporto internazionale Nsimalen di Yaoundé, Papa Ratzinger non manca di sottolineare come in Africa «un numero crescente di suoi abitanti finisce preda della fame, della povertà, della malattia. Essi implorano a gran voce riconciliazione, giustizia e pace, e questo è proprio ciò che la Chiesa offre loro».
Fin dalla Laudato si’ (2015), anche Papa Francesco non ha mai cessato di insistere sulla necessità di sradicare la fame, come una questione di giustizia, e non appena di generosità caritatevole. Rilevante, in particolare, la volontà precisa di contrastare l’ideologia perfettista secondo cui «i problemi della fame e della miseria nel mondo si risolveranno semplicemente con la crescita del mercato» (Laudato si’, 109). Per Papa Bergoglio, «il mercato da solo non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale». Ciò che va superata è la terribile cultura dello scarto, che tende a normalizzare l’intollerabile iniquità di chi getta il cibo, «quando c’è gente che soffre la fame» (Evangelii gaudium, 2013, 53). È un punto, questo, che ritorna nei vari interventi all’assemblea generale della FAO a Roma, appuntamenti istituzionali in cui ribadisce sempre con voce indefettibile l’urgenza di sconfiggere «le complesse, gravi e inaccettabili piaghe della fame e dell’insicurezza alimentare» (Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti della 41a sessione della Conferenza della FAO, 27 giugno 2019). Con la Fratelli tutti (2020), l’impegno a evitare la retorica dell’astrazione di certe ritualità ideologiche prende una duplice forma: innanzitutto quella di una provocatoria proposta politica: «con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi più poveri, così che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita più dignitosa» (Fratelli tutti, 262). E la forma della preghiera finale al Creatore, affinché diveniamo, con il suo sostegno, operatrici e operatori capaci di «creare società più sane e un mondo più degno, senza fame, senza povertà, senza violenza, senza guerre» (Fratelli tutti, 287).
È la logica evangelica della testimonianza, ma non solo di quella ci chi è nella posizione privilegiata di poter aiutare chi soffre, ma anche di chi vive nell’oppressione della miseria. Lo ha detto in modo semplice e sorprendente Leone XIV, al termine della messa presieduta dal card. Arinze, in occasione del pellegrinaggio giubilare per la pace in Africa, il 26 maggio 2025, ricordando come dovremmo essere tutti «ricolmi della grande testimonianza […] che il continente africano dà al mondo intero». Una testimonianza di fede resistente, barriera incrollabile contro la disperazione, da parte di persone «protagoniste del proprio riscatto», come amava dire Francesco (Fratelli tutti, 39); ma una testimonianza che diviene anche una denuncia, in cui certo riecheggia l’indignazione con cui Papa Bergoglio si scagliava, a Kinshasa, contro il “colonialismo economico”, che ha una diretta responsabilità nelle cause dell’insicurezza alimentare: «Giù le mani dall’Africa! […] L’Africa sia protagonista del suo destino!» (Viaggio nella Repubblica Democratica del Congo, 2023).
Bibliografia
• Assoua J.E., Bomdzele E. Jr., Omosehin O., Binuomote S.O., Osabuohien E., Enwa S., Okunade S.O. (2024), Integrating climate change, food safety, nutrition, and health outcomes in food systems policies and programs in Africa, «World Food Policy», 10(1).
• D’Agostino G., Dunne J.P., Pieroni L. (2025), Food and peace? Exploring the link between conflict and food insecurity in Africa, «Defence and Peace Economics».
• Headey D., Ruel M., (2020), Economic Shocks and Child Wasting, IFPRI Discussion Paper 1941.
• Oppong C. (2025), Leveraging governance and accountability for advancing sustainable development goals in Africa, «Business Strategy & Development», 8, 2.
• Randell H., Gray C., Grant M. et al. (2025), Environmental change, aquatic conditions, and household food security: evidence from Lake Malawi, «Population and Environment», 47, 9.
Autore
Paolo Gomarasca, Università Cattolica del Sacro Cuore (paolo.gomarasca@unicatt.it)